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Giornalismo prossimo venturo

A Lille, in Francia, si sono svolte le Assises du journalisme. Sono stati giorni di dibattito intenso sul futuro della professione. Titolo provocatorio: “a cosa serve il giornalista”? Interrogativo con molteplici risposte. Confronto serrato su cosa sta accadendo e cosa accadrà nei prossimi anni ai “giornalisti di mestiere”.  Ecco lo stato dell’arte nel giudizio di un collega attento come Benoît Raphaël, nella mia libera traduzione:

Sembra evidente che il giornalista stia perdendo il suo ruolo di intermediario tra i fatti e le persone, tra i “grandi” del mondo e i cittadini. Internet, che non è un medium ma una rete, ha permesso all’informazione si sottrarsi al filtro dei media per raggiungere direttamente il pubblico.

– E’ una buona cosa, in fondo, perchè ha fatto venir fuori notizie che sarebbero forse rimaste nascoste, ma resta comunque un problema di attendibilità e, dunque, il rischio della disinformazione.

Al giornalista restano i compiti primari di verifica delle fonti, contestualizzazione e editing della notizia. Gli sfugge invece dalle mani la gerarchizzazione delle informazioni.

Al giornalista è venuto meno il ruolo dell’approfondimento, dell’investigazione. Certo, il giornalismo investigativo è un mestiere specifico, che va al di là dell’inchiesta sommaria. Tuttavia è un ruolo che costa caro, così come quello dell’inviato di guerra.

– Il giornalista ha perso poco a poco il suo ruolo di testimone degli eventi (i testimoni oculari ormai possono esprimersi pubblicamente sul Web). Il giornalista ha perso anche la sua funzione di analisi degli avvenimenti (gli esperti hanno ormai i loro blog o frequentano i Social Network).

– Il giornalista ha conquistato un ruolo di animatore/promotore di dibattiti. Non piace a tutti, questo ruolo, ma non può essere svolto che da un giornalista. Animare una rete di informatori, raccogliere e editare le testimonianze dei navigatori della rete, molti dei quali sono esperti nel loro campo specifico.

– Un altro ruolo di cui si parla molto poco: il giornalista deve, sempre più, rendere l’informazione accessibile al lettore. Deve elaborarla, semplificarla, fornire tutte le chiavi di lettura su quel particolare evento. La giungla di Internet non è soltanto una rete di media, ma un nuovo terreno parallelo a quello della vita reale. Il giornalista deve essere dotato di nuovi riflessi, nuove competenze, per aiutare il pubblico a districarsi tra la mole enorme di informazioni.

Sono cambiate già molte cose, per il giornalista, ma altre ne cambieranno. Tutto sommato, l’approccio odierno dei giornalisti a Internet non può fornire un quadro serio ed esaustivo su cosa sarà il giornalista nel Web di domani. La ragione principale sta nel fatto che oggi l’informazione è ancora prodotta esenzialmente dalle redazioni della carta stampata e della televisione. Oggi il Web gioca un ruolo di aggregazione che deve ancora evolversi. Verso cosa? Risposta difficile. Quando scompariranno  le grandi redazioni della carta stampata chi darà le notizie? Le grandi redazioni sul Web?

A meno che l’avvenire del giornalismo non passi attraverso il dispacimento delle redazioni, in favore di piccole unità di produzione, che costano meno, e che venderanno le loro notizie a vari media. In fondo è ciò che sta già accadendo nel mondo televisivo.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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