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L’ottimismo del giornalismo

Tempi bui per la professione. Si prospettano larghe intese per mandare in galera chi pubblica le intercettazioni. Il contratto manca da 1199 giorni. Godiamoci allora un momento di relax, come faceva Ernesto Calindri con il suo Cynar. Copio e incollo per i miei lettori, dal sito “Libertà di stampa e diritto all’informazione” , le dieci buone ragioni per far tornare il sorriso sulle labbra dei giornalisti:

1. Il potere dell’organizzazione senza organizzazione. Le reti sociali permettono di trovare delle persone con gli stessi interessi, diverse competenze ma con uno scopo comune – senza preoccupazioni di luogo o di status. La redazione non è più confinata dentro quattro mura ma cambia a ogni articolo.

2. Informatori a portata di mano. Wikileaks e siti analoghi permettono alle persone che hanno fra le mani dei dati sensibili di farli conoscere aggirando la censura. Questo vuol dire più testimonianze di prima mano per i giornalisti.

3. Un diluvio di informazione. Google permette ai giornalisti di ottenere tutta l’ informazione senza passare per la biblioteca. Articoli universitari e data-base offrono al pensiero critico migliaia di riferimenti per sostenere i propri argomenti.

 4. Un vero ‘ritorno’ per i vostri articoli. Leggendo i commenti, guardando quanti lettori lo hanno aperto, navigando sui blog o ascoltando i “mormorii” di Twitter, potete sapere che cosa si dice di voi e della vostra esperienza. Potete sapere quando ci azzeccate. E quando bisogna migliorare.

5. Verifiche in tempo reale. Avete di fronte qualche notabile che sta bluffando con i suoi dati? Chiedetegli la fonte e mettetegli sotto il naso – via cellulare – i risultati di Google.

6. Fine del copiare. L’ attuale struttura del mondo dell’ informazione fa sì che le notizie di agenzia sono già arrivate dappertutto quando il giornalista le riceve. E non c’è più bisogno di ricopiare. I giornalisti si possono concentrare sul reportage e sull’analisi.

7. Fare domande a delle persone che hanno risposte da dare. Attraverso i blog o le riviste di ricerca universitaria, si ha accesso a migliaia di contatti. La rubrica degli indirizzi non è più importante come prima. (Va bene, forse non per i giornalisti politici).

8. Intervistare tutti gratis. Skype permette ai collaborator free-lance di ridurre le spese. E in più, il carattere asincrono delle e-mail permette di contattare persone all’ altro capo del mondo senza doverle svegliare nel cuore della notte.

9. Diventare un distributore di giornali. E’ meglio di quanto sembrava. Ormai potete regolare voi stessi la distribuzione e decidere la forma dei vostri contenuti – blog, video, podcast e così via.

10. Scrivere  quello che si vuole e costruirsi un marchio personale. Il vostro redattore capo non è contento di quello che fate? Aprite un blog e scrivete lì sopra. Se sono cose interessanti, i lettori arriveranno.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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