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Manuel Castells candidato alla direzione dell’Istituto Europeo di Tecnologia (IET)

Il professor Manuel Castells è tra i candidati alla direzione dell’Istituto Europeo di Tecnologia (IET)che avrà sede a Budapest.  Prima riunione della giunta, composta da dieci esponenti del mondo scientifico europeo, il 15 settembre, nella capitale ungherese. Manuel Castells è docente della Universidad Oberta de Catalunya (UOC) e collabora con la University of Southern California (USC) e con il Massachusetts Institut of Technology (MIT).

Lo IET può contare su finanziamenti pubblici e privati di 2400 milioni di euro per i primi sei anni di attività. La Commissione Europea ha proposto di fondare l’ Istituto europeo di tecnologia (IET) per i seguenti motivi:

  • l’importanza economica della ricerca è aumentata notevolmente, mentre la quota di creazione della conoscenza dell’UE a livello mondiale è scesa;
  • gli europei sono stati meno bravi dei loro concorrenti a trasformare i risultati della ricerca in vantaggi economici, mentre la Cina, l’India e altri paesi stanno diventando rapidamente protagonisti importanti del mondo trainato dalla conoscenza;
  • sfruttare al massimo la conoscenza è una sfida di importanza cruciale per l’Europa.

L’Istituto europeo di tecnologia che è stato proposto ha lo scopo di contribuire a raggiungere questi obiettivi nei seguenti modi:

  • migliorando la produzione di conoscenza in Europa e appoggiando il processo di Lisbona;
  • assicurando una migliore commercializzazione dei risultati della ricerca prodotta nell’UE;
  • contribuendo a creare un «ecosistema della conoscenza» che colleghi la ricerca, l’innovazione e la diffusione della conoscenza.

La proposta

La proposta si basa sulla revisione del 2005 della strategia di Lisbona e sull’ appello del Consiglio europeo ad Hampton Court, ad intervenire per promuovere l’eccellenza a livello mondiale nella ricerca e nell’innovazione in Europa. Dopo una consultazione pubblica, è stata pubblicata il 22 febbraio 2006 una proposta per l’istituzione di un Istituto europeo di tecnologia: Creare un portabandiera della conoscenza: l’Istituto europeo di tecnologia, COM(2006)77. Poi una Comunicazione nel giugno del 2006 intitolata: Nuove tappe verso la creazione dell’Istituto europeo di tecnologia (COM(2006) 276 final) offre maggiori dettagli su alcuni aspetti della proposta.

Qual è il suo ruolo?

L’IET è stato pensato come un centro di alto livello per l’eccellenza globale, per attirare i ricercatori di massimo livello, così facendo sarebbe un protagonista di primo piano del «triangolo europeo della conoscenza» costituito da innovazione, ricerca e istruzione, sostenendo singolarmente questi obiettivi e rafforzando i collegamenti tra di essi:

  • Istruzione: L’IET offrirà istruzione a livello mondiale secondo un suo modello distintivo agli studenti di laurea di secondo grado e candidati al dottorato;
  • Ricerca: la ricerca dell’IET riguarderà tutti i settori, dalla ricerca di base alla ricerca applicata con una particolare enfasi sulle aree transdisciplinari o interdisciplinari con un forte potenziale di innovazione;
  • Innovazione: L’IET intende anche allacciare stretti legami con la comunità economica per assicurare la pertinenza economica del suo lavoro e per orientare le attività verso le necessità sociali ed economiche.

La missione dell’IET sarà:

  • offrire istruzione a livello postuniversitario, fare ricerca e innovare in settori emergenti transdisciplinari ed interdisciplinari
  • sviluppare competenze gestionali nel settore della ricerca e dell’innovazione
  • attirare i migliori ricercatori e studenti del mondo
  • divulgare nuovi modelli organizzativi e di buona gestione e
  • dare un’impronta europea al settore della conoscenza

L’organizzazione dell’Istituto europeo di tecnologia

La Commissione intende rendere l’IET un’organizzazione indipendente con una forte componente di rete che non sostituisca o duplichi l’operato degli istituti di ricerca a livello internazionale che esistono già in Europa. L’Istituto europeo di tecnologia sarà un’istituzione a se stante, non una rete di ricercatori, ma non sarà concentrata in un unico luogo.
L’IET sarà guidato da un Consiglio direttivo incaricato di selezionare le organizzazioni partner, determinare le caratteristiche dell’IET, di stabilire le priorità strategiche e di assicurare l’eccellenza accademica.

Le comunità della conoscenza

Le organizzazioni partner dell’IET saranno organizzate in «comunità della conoscenza» specializzate in aree transdisciplinari. Si tratterà di partenariati integrati tra l’IET e le università, i centri di ricerca o le imprese, che distaccheranno il personale e altre risorse all’IET. Dal punto di vista giuridico, le comunità della conoscenza faranno parte dell’IET e non apparterranno ai partner.
L’IET selezionerà una serie di comunità della conoscenza e le istituirà per un periodo di 10-15 anni. Gli obiettivi saranno prestabiliti, ma la portata, le priorità e le aree di eccellenza potranno essere adeguate alle necessità che interverranno.

Procedura giuridica e tempi

La creazione di un Istituto europeo di tecnologia richiede un quadro giuridico, che verrà proposto nel 2006. A patto che non si verifichino ritardi considerevoli nel processo legislativo, l’IET dovrebbe essere in grado di iniziare a funzionare dall’anno accademico 2009/2010.

Finanziamento

Il grosso della spesa per l’IET sarà a carico delle comunità della conoscenza poiché la struttura relativamente leggera del Consiglio direttivo dovrebbe ridurre le spese amministrative dell’IET.
L’IET attingerà a fondi pubblici e privati, ma si prevede la necessità di una parte consistente del finanziamento pubblico di base nella fase iniziale. Via via che le comunità della conoscenza si svilupperanno, l’IET dovrebbe attingere sempre di più a finanziamenti privati e competitivi, ivi compresi i fondi del futuro Consiglio europeo della ricerca.

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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