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Tiro a segno sui giornalisti

Una volta, in tempo di guerra, c’era un tacito rispetto degli uomini in armi nei confronti dei giornalisti. Per carità, cronisti ne sono morti a centinaia, su ogni campo di battaglia, ma spesso colpiti non intenzionalmente. La parola PRESS scritta sui cofani e sui tettucci delle auto era un piccolo deterrente. Da qualche anno sembrano essere tollerati solo gli embedded. Gli altri sono diventati bersagli da tiro a segno, come in Georgia.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

  • caro Marco, ricordo cosa accadde a Genova. Un'altra bruttissima pagina della storia recente. E' vero, l'aria è proprio cambiata, un pò anche per colpa nostra. Troppi giornalisti si schierano e invece dovremmo tutti essere cronisti e raccontare anche le cose scomode (per tutti)….

  • Caro Pino, l'aria in quel senso è cambiata da tempo. Per il G8 di Genova del 2001 la FNSI aveva preparato delle pettorine con scritto Press. Le abbiamo indossate al primo accenno di incidenti, le abbiamo tolte 30 secondi dopo, quando abbiamo capito che diventavamo non soggetti da rispettare, ma bersagli da colpire.

  • Pingback: Tiro a segno sui giornalisti (seconda parte)()

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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