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Giornalisti: quaranta perquisizioni subite in tre anni

Sono quaranta le perquisizioni compiute dalla magistratura nei confronti di giornalisti italiani negli ultimi 3 anni, “davvero troppe per un Paese democratico”. È l’Unci, Unione nazionale cronisti italiani, a denunciare che “un pezzettino alla volta, parte della Magistratura inquirente e giudicante sta tentando di impadronirsi delle prerogative dei giornalisti, in qualche caso -rileva il presidente dell’Unione nazionale cronisti, Guido Columba- con abusi e comportamento persecutorio e intimidatorio”. L’Unci ha perciò redatto un “libro bianco sui difficili e a volte burrascosi rapporti” tra Magistratura e cronisti sul fronte del diritto di cronaca e della libertà di informazione”.

 

Una sorta di “vestiario della Magistratura che sarà inviato -ha annunciato Columba- a tutte le istituzioni, al Csm, ai procuratori”. Tra i casi denunciati, il “ricorrente ricorso a perquisizioni con strane formule tipo ‘in concorso con pubblico ufficiale non potuto identificarè, gli ordini illegittimi di sequestrare tutto il materiale dei giornalisti, come dimostrano alcune sentenze della Cassazione, i sequestri e la clonazione di computer appartenenti a parenti dei giornalisti, cronisti fatti uscire dall’aula del Tribunale in un processo pubblico perché davano fastidio all’imputato, la condanna accessoria della sospensione dalla professione per 6 mesi” decretata dal giudice a due giornalisti di un settimanale piemontese.

Roberto Natale, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana parla quindi di “inaccettabile comportamento di alcuni magistrati”, che va ad unirsi al “preoccupante ddl sulle intercettazioni” in discussione in Parlamento. “Siamo rispettosissimi dell’autonomia della Magistratura -ha rilevato Natale- ma chiediamo che sia rispettata l’attività autonoma dei giornalisti. Il 5 novembre ci sarà una manifestazione a Roma per sottolineare che l’informazione non può essere insabbiata e il Parlamento ci pensi bene prima di dare corso a quel ddl. Torniamo a chiedere a chi ha responsabilità di legiferare che non emani norme che ledono il diritto della comunità civile a sapere. Quando il presidente del Consiglio smentisce se stesso e se la prende con i giornali perchè hanno riportato dichiarazioni registrate, capiamo che il valore dell’informazione assume un’importanza assolutamente centrale.

Ci deve essere un limite -ha aggiunto Natale- allo sport diffuso di attribuire ai giornalisti la responsabilità dei fraintendimenti”. Tra gli intervenuti anche Roberto Bartoloni, presidente del Sindacato cronisti romani. “Il clima è pesante, chi osa ricercare notizie di prima mano può andare incontro a cose di questo genere. Il ddl sulle intercettazioni, sul quale si registra una larga convergenza politica, di fatto abolisce la cronaca giudiziaria”.

Alla presentazione del libro bianco dell’Unci, il punto di vista dei magistrati è affidato a Giuseppe Cascini e Luca Palamara, rispettivamente segretario e presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Il problema, ha spiegato Cascini, “è sempre esistito e non va collegato all’introduzione del nuovo codice di procedura penale. A volte ci sono degli errori, magari dettati dal clima complessivo che si respira. Spesso si criticano i magistrati perchè compiono gli accertamenti necessari ad individuare le fughe di notizie. Ma la ricerca dell’autore di questa fuga di notizia passa necessariamente per il giornalista che ha ricevuto l’informazione”.

Più in generale, a contribuire al problema è anche “un sistema legislativo attuale sbagliato, con atti ‘conoscibili ma non pubblicabilì e che crea un sistema che si presta ad abusi e ad errori”. Cascini è del parere “che vada abolito del tutto il segreto investigativo e mantenuto solo dove necessario a tutela delle indagini o per esigenze legate alla tutela della privacy di chi è estraneo alle inchieste. Non è necessario, salvo che non ci sia un’effettiva necessità investigativa, mantenere il segreto sulle indagini.

Oggi la segretezza è indipendente dal fatto che sia necessaria per le indagini, gli atti sono sempre segreti finchè non sono a conoscenza dell’interessato. È questo -ha rilevato il segretario dell’Anm- che scatena la caccia al segreto”. Per evitare “la contrapposizione tra Magistratura e stampa”, ha poi osservato il presidente dell’Anm Luca Palamara- occorre trovar un punto di equilibrio tra gli atti coperti e quelli non coperti dal segreto. Quando cade la segretezza dell’atto, non c’è motivo di impedire ai giornalisti di svolgere il proprio ruolo costituzionale. Noi vogliamo soltanto -ha concluso- che in determinati momenti l’inchiesta non venga pregiudicata”.

fonte: Adnkronos

 

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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