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580 milioni di Euro di tasse in più per gli abbonati Sky

pay-tvQuelli di Sky non mi stanno particolarmente simpatici, ma – Rai Tre a parte – se non hai la tv a pagamento ti spari una schioppettata, dopo aver digerito dosi massiccie di programmi spazzatura. Per questo mi sembrano davvero un bel regalo di Natale i 580 milioni di euro che gli abbonati italiani di Sky pagheranno in più per l’aumento dell’Iva dal 10 al 20 per cento. Non si dovevano rilanciare i consumi?  A quanto pare la cosa non piace neanche a Mediaset, ma non c’è il capo di Mediaset a capo del governo? In Gran Bretagna invece l’iva l’hanno ridotta.

 

Con la norma contenuta nel decreto anti crisi che porta dal 10 al 20% l’Iva sulla pay tv “le tasse generate grazie agli abbonati di Sky cresceranno a 580 milioni di euro, una crescita evidentemente in contrasto con l’affermazione del Governo che questo pacchetto ‘sostiene lo sviluppo delle imprese”‘. A sottolinearlo e’ l’amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge secondo il quale “deve essere chiaro dunque che questo provvedimento e’ un aumento delle tasse per le oltre 4.6 milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky”.

“In un fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacita’ di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese con l’obiettivo di generare  sviluppo e nuovi posti di lavoro”, sottolinea l’ad di Sky Italia.

“Ad esempio, questa settimana, il primo ministro inglese Gordon Brown – continua Tom Mockridge – ha annunciato una riduzione dell’Iva dal 17,5% al 15%. Ieri il Governo Italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio dell’Iva sugli abbonamenti alla pay-tv dal 10 al 20%.

Dal 2003 Sky ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell’intero settore televisivo, grazie a questi investimenti e senza sussidi da parte del Governo, l’Iva dovuta grazie ai clienti della pay tv in Italia e’ cresciuta dai 170 milioni di euro nel 2003 quando operavano Stream e Tele+  ai 370 milioni di euro grazie agli abbonati di Sky nel 2008.

Inoltre Sky oggi da’ lavoro direttamente ad oltre 5000 persone e ad altre 4000 nell’indotto, piu’ del triplo del totale dei dipendenti sommati di Stream e Tele+ nel 2003. Con la decisione annunciata ieri le tasse generate grazie agli abbonati di SKY cresceranno a 580 milioni di Euro, una crescita evidentemente in contrasto con l’affermazione del Governo che questo pacchetto ‘sostiene lo sviluppo delle imprese’. Deve essere chiaro dunque che questo provvedimento e’ un aumento delle tasse per le oltre 4.6 milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky”. 

Per Mockridge inoltre “da un punto di vista industriale questo aumento delle imposte si applica solo ai clienti della pay-tv, un settore che proprio in questo  periodo di crisi stava dimostrando fiducia e potenzialita’ di crescita,  mentre i clienti dei prodotti editoriali stampati continuano ad accedere ad un’iva agevolata al 4%, cosi’ come gli abbonati della Rai quando pagano il canone, una scelta strategica che appare anch’essa in contraddizione con gli obiettivi che questo pacchetto normativo si dovrebbe porre.

Sky informera’ immediatamente i suoi oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del Governo di aumentare le loro tasse affinche’ in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacita’ di spesa”.

La norma criticata da Sky e’ quella all’art. 31 del decreto che vede dal primo gennaio uno stop all’Iva agevolata per “i canoni di abbonamento alle radiodiffusioni circolari trasmesse in forma codificata, nonche’ alla diffusione radiotelevisiva con accesso condizionato effettuata in forma digitale a mezzo di reti via cavo o via satellite ivi comprese le trasmissioni televisive punto-punto, con esclusione dei corrispettivi dovuti per la ricezione di programmi di contenuto pornografico”.

La norma – attaccata anche da Mediaset – sopprime un comma previsto dal testo sull’istituzione e la disciplina dell’imposta sul valore aggiunto del 1972. Il provvedimento originario stabilisce infatti un’iva al 10% che con la nuova norma passerebbe al 20%.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

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  • mattei

    Siamo alle solite. Il premier che utilizza il suo potere politico a fini personali. Ora, a farne le spese, sarà la tanto temuta concorrenza, Sky, che, senza ricevere alcun aiuto di stato, si è imposta sul mercato delle pay tv.
    Risultato: aumenteranno le tasse per oltre 4.5 milioni di famiglie.
    Conflitto di interessi, promesse non mantenute, aumento delle tasse, danneggiamento della concorrenza…ecco cosa fa il nostro bel governo!
    Doveva essere un decreto "anti crisi"…si, anti crisi ma solo per Mediaset Premium!

  • Pino Bruno

    il provvedimento non è piaciuto neppure al Partito democratico, che denuncia il palese conflitto d'interessi. "Il raddoppio dell'Iva per la tv a pagamento inserito a sorpresa nel decreto anti crisi del governo ha tutta l'aria di un blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset", denuncia Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd.

    "L'azienda di proprietà della famiglia Berlusconi – aggiunge – non è infatti coinvolta dall'aumento visto che la norma del 1995 abrogata ieri riguarda solo la tv via satellite e via cavo. L'eventuale coinvolgimento di Mediaset, lamentato dall'azienda di Cologno ieri a tarda sera, sarebbe comunque insignificante perché relativo non alle carte prepagate del calcio ma soltanto agli abbonamenti mensili per alcuni canali digitali. In pratica, anche se fosse vero questo coinvolgimento, sarebbe infinitesimale".

    "In ogni caso – conclude Gentiloni – sarebbe molto grave che ad essere colpiti dal blitz governativo fossero alla fine i quasi 5 milioni di abbonati a Sky. Nei prossimi giorni ci rivolgeremo alle Autorità di garanzia per verificare se la norma anti Sky non è un caso classico di quel 'sostegno privilegiato' all'azienda di proprietà di Berlusconi che è vietato anche dalla nostra blanda normativa sul conflitto di interessi".

    E all'attacco va anche il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani. "L'onorevole Berlusconi – si chiede ironicamente – era presente al Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto anti crisi? In quel decreto c'è una tassa sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende del presidente del Consiglio e cento per un suo concorrente". "Benché ci si siamo ormai abituati a tutto – aggiunge Bersani – voglio credere che una simile stortura del mercato non passi inosservata. Sarà una buona occasione per sapere quanti liberali ci sono in Parlamento".

    Dello stesso tenore il commento dell'Italia dei Valori. "La 'tassa Sky' – afferma il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi – è l'ennesimo caso che dimostra ancora una volta la necessità e l'urgenza di risolvere il conflitto d'interessi nel nostro paese. Un'anomalia unica nel panorama delle democrazie occidentali". "E' singolare – prosegue – che tra i provvedimenti ce ne sia uno che colpisce direttamente un'azienda concorrente di Mediaset. Un caso del genere non sarebbe mai stato possibile né negli Usa né in un altro paese europeo".

    Sulla polemica interviene pure l'Udc, chiedendo al governo di ritirare il provvedimento. "Siamo certi che si tratti di un errore, perché sarebbe quantomeno improvvido, oltre che sbagliato, da parte del presidente del consiglio colpire l'unica azienda privata in reale competizione con Mediaset", afferma il capogruppo del partito in commissione di Vigilanza sulla Rai Roberto Rao. "Comunque – continua – c'è tutto il tempo per rimediare, visto che da parte del governo è stata annunciata la disponibilità ad accogliere le osservazioni dell'opposizione su questo decreto".

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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