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Il Darwin di Rivoli e il Socrate di Bari

Ho letto La Stampa, La Repubblica, Il Corriere della Sera, e La Gazzetta del Mezzogiorno. Questi ultimi tre quotidiani hanno ampie edizioni locali. Mi aspettavo che, accanto alle cronache sulla tragedia di Rivoli, ci fosse un sia pur vago riferimento a quanto è accaduto l’altro ieri nella succursale del liceo Socrate di Bari. Un pezzo di controsoffitto è caduto in un’aula mentre era in corso la lezione. Una studentessa è rimasta ferita lievemente, e portata al pronto soccorso. E’ andata bene. Tragedia sfiorata, sarebbe il titolo giusto. La scuola era stata riconsegnata il 7 ottobre, dopo una lunga chiusura per lavori di ristrutturazione. Lavori conseguenti a un’altra serie di cedimenti del soffitto, con caduta di calcinacci. Perchè i giornali hanno bucato la liason? E’ l’abc del mestiere, quando accade un fatto così grave, cercare negli archivi se ci sono stati casi analoghi. In questo caso sarebbe stato sufficiente consultare Google. La notizia è sul blog  dell’Unione degli Studenti, su Barilive, sul Messaggero.

Basta saper cercare, non fermarsi ai primi risultati. Posso comprendere – non giustificare – i giornali nazionali. Ma quelli locali, che ieri avevano pubblicato la notizia? Possibile che non abbiano pensato a un link? Eppure le succursali del Socrate hanno una lunghissima tradizione di cedimenti e ristrutturazioni, riparazioni che non riparano. A fare i conti dei soldi che sono stati spesi negli ultimi dieci anni, si poteva costruire una scuola nuova, con i rubinetti di ottone, il parquet e l’aria condizionata…


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

  • Marco Bazzoni

    Ieri è morto un ragazzino di soli 17 anni, schiacciato dal soffitto e da un grosso tubo di ghisa, venuto giù per il crollo del Liceo scientifico Charles Darwin a Rivoli, in provincia di Torino.
    Ieri il ministro Gelmini, dopo che il suo governo ha fatto tagli sia alle scuole, che alle Università, ha avuto anche la faccia tosta di andare in quella scuola appena crollata, e dire:

    "E' una tragedia incomprensibile".
    A sentire queste frase, a me cascano le braccia.
    Non è incomprensibile, è dovuto al fatto che i governi di tutti i colori, che si sono succeduti in questi anni, non hanno fatto altro che fare tagli alla scuola pubblica, e questo ha contribuito all'abbandono e alla fatiscenza delle strutture pubbliche.
    Il Ministro dell'Istruzione Gelmini, sempre ieri ha detto:

    "Abbiamo distribuito 300 milioni di euro nel 2008 -ha detto ancora – proprio sulla sicurezza e con il sottosegretario alla presidenza Bertolaso abbiamo avviato un piano per mettere in sicurezza le 100 scuole meno sicure d'Italia», ha concluso"

    300 milioni di euro per la sicurezza nelle scuole sono una miseria, quando un rapporto di Legambiente dice che sono 10 mila le scuole, che dovrebbero essere sottoposte a urgenti interventi di manutenzione.
    E intanto il Presidente del Consiglio Berlusconi
    dice: "E' stata una drammatica fatalità".
    Come se fosse una fatalità, che la porta sbatte all'improvviso per il forte vento che imperversa da due giorni, e viene giù "mezza scuola".
    Ma per chi ci ha preso il signor Berlusconi?
    C'è l'abbiamo gli occhi, c'è l'abbiamo un cervello, è questa non è di certo una fatalità.
    Quella scuola andava a pezzi, punto e basta, come vanno a pezzi altre migliaia di scuole in tutta Italia.
    Ci doveva scappare il morto per ricordarcene?
    A sentire queste dichiarazioni non si può non provare rabbia.
    Ha detto bene il padre del povero Vito Scafidi:
    "Le scuole insicure vanno chiuse. Chiuse!"
    E' una cosa assurda dover morire per andare a scuola.
    Non si può morire così, come è vergognoso dover morire per andare a lavorare.
    Non è solo nelle scuole che manca la sicurezza, ma anche nella stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro.
    Da più parti ci viene detto: "Ci sono le leggi, bisogna farle rispettare".
    E' vero le leggi ci sono, peccato che questo governo sta smantellando pezzo per pezzo, la legge in materia di sicurezza sul lavoro fatta dal precedente Governo Prodi, cioè il Dlgs 81 del
    9 aprile 2008, detto "Testo Unico della sicurezza sul lavoro".
    Adesso ci si mettono anche le associazioni datoriali, che hanno inviato al Ministro del Lavoro Sacconi, un documento con 46 proposte di modifica per semplificare il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro.
    Se passano, ADDIO Testo Unico.
    E poi questa gente fa le lacrime di coccodrillo quando muore o si infortuna qualcuno.
    Si dovrebbero vergognare!!!
    Allego a questa mia lettera due link video youtube, in memoria di Vito Scafidi:



    http://it.youtube.com/watch?v=kPy7EIGppv0

    Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e
    Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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