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Il “giuramento d’ Ippocrate” dei giornalisti

Mercoledì 30 ottobre a Caserta e a Casal di Principe i giornalisti hanno pronunciato pubblicamente un giuramento d’Ippocrate della categoria che non era mai stato enunciato con tanta chiarezza e che si può riassumere in questa formula: nessuna notizia può restare inedita, il cronista che corre rischi per osservare questa regola deve avere il sostegno aperto, corale, convinto, senza distinguo degli altri giornalisti.

 

E’ una novità di grande rilievo, anche perché la nuova regola è stata declinata, per le rispettive responsabilità sia dal sindacato dei giornalisti, sia dall’organo di autogoverno della deontologia professionale. 

E’ una novità che giunge mentre si assiste all’acutizzari di una situazione di emergenza che dura da troppo tempo, che riguarda soprattutto l’informazione sulla mafia, sulla camorra e su altre forme di criminalità e che si manifesta con il moltiplicarsi dei casi di cronisti 
minacciati, intimiditi, costretti a vivere sotto scorta e spesso ostretti, altresì, a difendersi da attacchi, accuse, critiche di altri giornalisti che non condividono il giuramente d’Ippocrate come sopra formulato. Era ora che si facesse chiarezza su questo punto cruciale, che gli organismi rappresentativi della categoria dicessero a chiare lettere che l’identità professionale non può essere interpretata con troppa indulgenza e disinvoltura, che c’è nei nostri comportamenti un limite oltre il quale si perde il diritto di essere considerati giornalisti. Siamo ad una affermazione di principio importante. 
Riecheggia la presa di posizione della Confindustria siciliana che ha detto: chi paga il pizzo non può essere nostro socio. Oggi la Fnsi e l’Ordine dei giornalisti dicono: chi paga il pizzo in termini di censura o di autocensura non può stare con noi.

fonte: Alberto Spampinato su Articolo 21

 

La Fnsi e l’Ordine dei Giornalisti: siamo a fianco dei cronisti minacciati


“Nessun giornalista minacciato deve sentirsi solo, dietro ognuno di loro c’é il sindacato”. Lo stato maggiore della FNSI è andato a Caserta e a Casal di Principe a dirlo, con una manifestazione pubblica, ai camorristi che minacciano Rosaria Capacchione, Roberto Saviano e tanti cronisti meno noti. Lo ha detto per tutti, con parole forti, il segretario generale Franco Siddi, attorniato dai dirigenti nazionali del sindacato. L’Ordine nazionale dei Giornalisti, ha detto il segretario generale Enzo Iacopino, sottoscrive questo impegno solenne e richiama tutti i giornalisti e gli orgasnismi della categoria a un rispetto più rigoroso e puntuale delle regole deontologiche. 
  Siddi ha affrontato di petto il problema dell’autocensura, a volte dettata dalla paura, e della censura imposta ai cronisti con minacce, avvertimenti, pressioni. “In galera – ha detto – devono andarci i camorristi e non i giornalisti che cercano le notizie. I giornalisti devono stare sempre dove stanno le notizie, e le notizie vanno sempre pubblicate. Noi siamo qui per dire ai camorristi che non ci faremo intimidire. Noi innalziamo questa bella bandiera”. La FNSI, ha aggiunto, seguirà con continuità quello che avviene nel Casertano e nella altre aree di forte criminalità organizzata con varie iniziative e in particolare con l’Osservatorio sui giornalisti minacciati e sotto scorta che si sta costituendo insieme all’Ordine dei Giornalisti e che sarà guidato dal consigliere nazionale Alberto Spampinato. Questo Osservatorio, ha spiegato Siddi, avrà innanzi tutto il compito di rappresentare le dimensioni di una realtà drammatica spesso ignorata o conosciuta solo a livello locale, ma dovrà anche elaborare proposte e promuovere iniziative per tutelare e difendere igiornalisti minacciati o sotto scorta. 
Il presidente della FNSI, Roberto Natale, ha detto che la FNSI fa molto affidamento sull’Osservatorio, considera di grande rilievo il fatto che nasca con una iniziativa congiunta con l’Ordine dei Giornalisti e con il progetto di coinvolgere oltre ai giornalisti, tutti i cittadini che hanno a cuore la libertà e la democrazia. Il problema però richiede anche un ruolo piu’ attivo dei media.”E’ molto importante – ha detto Natale – che il servizio pubblico radiotelevisivo, in primo luogo, dia uno spazio informativo più ampio alle cronache di mafia: quanto meno lo stesso spazio che viene dato nei palinsesti alla cronaca di alcuni delitti di violenza privata”.
  Il richiamo, rivolto in modo palese alla RAI, è stato ripreso dal presidente dell’Usigrai, Carlo Verna, che ha chiesto al servizio pubblico radiotelevisivo di schierarsi più apertamente e con maggiori risorse sul campo “dalla parte di chi difende la legalità”. A chi è minacciato, a chi rischia l’isolamento, ha detto, va affiancata “una sorta di scorta mediatica”.
Numerosi interventi hanno indicato anche il problema degli sconfinamenti oltre i paletti che delimitano diritti e doveri dei giornalisti. Ma il richiamo più forte e deciso è stato certamente quello di Enzo Iacopino. “Cominciamo a parlare dei nostri doveri, di chi per osservarli corre dei rischi e poi – ha detto – subisce attacchi non solo dalla camorra, ma inspiegabilmente anche da altri giornalisti. Questa è una vergogna che non possiamo tollerare. Non c’e’ spazio nell’Ordine dei Giornalisti per chi con questi comportamenti, con silenzi e omertà, disonora la categoria. Gli Ordini Regionali si rendano conto che è ora di fare pulizia nelle nostre fila, che di fronte a queste cose dobbiamo agire senza indulgenza. C’è bisogno di aria pulita”.   
“Adesso dobbiamo fare  veramente le cose che abbiamo detto, le spiegheremo meglio facendole”, ha commentato il segretario dell’Associazione della Stampa Campana, Enzo Colimoro. 
“Si è creata – ha detto Alberto Spampinato – una grande attesa per la nascita dell’Osservatorio, ed è un fatto positivo. Adesso non ci resta altro da fare che metterlo in piedi e farlo camminare, per fare capire a tutti che purtroppo certe cose così tristi, come la censura e le minacce ai giornalisti, non succedono solo in posti lontani, ma nella nostra bella Italia, sotto i nostri occhi. Dobbiamo cominciare e parlarne con serietà e in modo documentato e cercare insieme delle soluzioni”.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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