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Tira (di nuovo) una brutta aria per i blogger

A Ricardo Franco Levi, evidentemente, i blog non piacciono. Pur “orfano del suo Governo – scrive il giurista Daniele Minotti – fa tutto da solo”. Nel senso che il 9 giugno scorso ha presentato una proposta di legge per la “Nuova disciplina del settore dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria“. Tale proposta, in sostanza, ricalca il cosiddetto “Disegno di Legge Levi-Prodi” che – come ricorda Punto Informatico –  prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa.

“Se io, blogger – sottolinea Minotti –  non ho un’organizzazione imprenditoriale (come succede nella stragrande maggioranza dei casi), non sono tenuto all’iscrizione al ROC (ai blog fa espresso riferimento anche la relazione). Se l’iscrizione al ROC è sostitutiva della registrazione della testata presso il Tribunale (che scomparirà?), allora posso dire di non essere tenuto all’una e all’altra. Ma questa tesi stenta non poco a venir fuori. Occorre un coordinamento di norme, viste anche nel loro insieme, non immediato, non alla portata di tutti. E quando la legge non è chiara, il pericolo è sempre dietro l’angolo. In poche parole, io avrei cercato di essere più chiaro”.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, aggiungo io. Ricardo Franco Levi – leggo nella sua scheda biografica di Montecitorio – è un giornalista professionista, un collega. Dovrebbe dunque comprendere bene la differenza tra un organo di informazione professionale e un blog. E’ un tema delicato, che va affrontato con chiarezza, senza ambiguità. Se qualcuno commette reati per mezzo dei blog, ci sono già gli strumenti giuridici per agire nei suoi confronti.

Questo tentativo di attribuire valenza imprenditoriale ai blogger che ospitano banner pubblicitari o annunci AdSense di Google, mi sembra del tutto pretestuoso e nasconde una volontà censoria. L’accanimento dell’on. Levi, uomo del Partito Democratico, mi sembra poco democratico.

In ballo c’è la libertà sancita dall’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Mica bazzecole. 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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