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Dimmi quanta banda hai e ti dirò che futuro avrai

Alla fine del primo semestre di quest’anno, la penetrazione della larga banda in Italia raggiungeva appena il 18,5% della popolazione; in Europa la media e’ al 24%, con punte di oltre il 30% nei paesi del Nord. Tale ritardo strutturale presenta peraltro caratteristiche di trasversalita’: si presenta sia nella diffusione del servizio tra i consumatori finali, sia nella penetrazione del broadband tra le imprese, sia infine nell’uso della larga banda presso le pubbliche Amministrazioni.   

In Italia nel 2007 le tlc, per la prima volta nell’ultimo decennio, hanno subito una battuta d’arresto del tasso di crescita. E’ vero che a questo risultato ha contribuito in maniera significativa la decisa contrazione dei prezzi che, l’anno scorso, ha fatto registrare un -8% ma vari fattori segnalano l’ingresso in una fase struttuale di minore crescita del settore. Il tasso di penetrazione dei servizi mobili e’ ormai prossimo alla saturazione, avendo raggiunto e superato il 150% (in media, ogni italiano possiede piu’ di una linea telefonica mobile a testa). Comunque, mentre nel mobile lo sviluppo prosegue, anche se a ritmi decrescenti, nel fisso i tradizionali servizi voce stanno segnando il passo oramai da alcuni anni. Il traffico dati da connettivita’ broadband mobile e’ aumentato invece di oltre il 400% in poco piu’ di 24 mesi.  Per seguire questo trend e’ necessaria una sempre maggiore velocita’ di trasmissione.

Per ottenerla ci vuole una rete strutturalmente adeguata: “e’ questo -come ha detto di recente il presidente dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabro’ – il presupposto imprescindibile perche’ il settore delle telecomunicazioni prosegua il suo sviluppo”. La realizzazione di una rete di nuova generazione per la diffusione della banda larga o ‘larghissima’, quella che consente la trasmissione di internet ad alta velocita’, e’ al centro del dibattito sul futuro delle telecomunicazioni, in Italia ma non solo. L’eventualita’ di un ritardo del sistema paese nel cogliere questa sfida comporta dei rischi non solo nell’industria e nell’indotto dei servizi, ma anche sul terreno di un possibile ‘digital divide’ di seconda generazione.

Oggi la multimedialita’ e’ il comportamento emergente tra i giovani ma anche in settori professionali rilevanti: l’uso di radio e tv si integra con quello dei nuovi media tra cui figurano la pay-tv, Internet, il pc, il videofonino, l’I-Pod. Professionisti, imprese (anche piccole) hanno bisogno di alta velocita’ per la trasmissione e la ricezione di dati. Da qui la necessita’ di una rete di trasmissione strutturalmente adeguata alle funzioni richieste. Secondo stime di analisti, nel 2011 occorrera’ attestarsi sui 50 megabit.

Tuttavia rimane la preoccupazione non solo sulla qualita’ della rete ADSL ma anche sui “buchi” di copertura in aree ad alta densita’ abitativa. Il problema e’ appunto quello della possibile creazione di un nuovo divario tecnologico, quello tra chi ricevera’ i servizi di connessione di seconda generazione (attualmente offerti in Italia attraverso l’ADSL2+) e chi invece restera’ fuori da questi servizi. Si pensi che in pochi anni il divario trasmissivo tra connessione tradizionale (il dial up) e larga banda e’ passato da 5 a 160 volte.

Tale scenario si ripropone su scala maggiore, in un futuro non lontano, per la larghissima banda (fibra ottica), col divario tra chi potra’ fruire di velocita’ sui 50 Megabit e gli altri. Su questo terreno il wireless (cioe’ la tecnologia radio) costituisce un complemento sia per l’estensione territoriale dei collegamenti a larga banda, soprattutto nelle zone a rada utenza e difficilmente collegabili via filo, sia per le applicazioni della larga banda mobile. Oggi, i servizi wireless, con la tecnologia HSDPA, forniscono velocita’ fino a 7,2 Mbit/s (per il download e 400kbit/s per l’upload) . Tuttavia la velocita’ effettiva del servizio, essendo lo spettro frequenziale una risorsa condivisa, diminuisce velocemente all’aumentare del numero di utenti nello stesso bacino di servizio.

Tornando alla rete ‘classica’, quella in rame presenta limititecnici quali la capacita’ trasmissiva non oltre i 20 Mbit/s e limiti effettivi, con problemi di interferenza e di congestione. La saturazione dei tradizionali servizi vocali (sia fissi che mobili) sposta infatti l’accento sull’offerta da parte degli operatori di pacchetti convergenti che integrano telefonia fissa, mobile, contenuti audo-video, e accesso broadband. L’integrazione dei servizi richiede da un lato, capacita’ di banda sempre maggiori, quali la rete in rame non puo’ assicurare, e, dall’altro lato, una domanda potenziale da soddisfare. Da entrambi questi punti di vista, l’Italia presenta uno strutturale ritardo che anche secondo l’Autorita’ di settore va colmato nel piu’ breve tempo possibile.

La Commissione europea ha stimato, per il decennio appena trascorso, un forte impatto degli investimenti in Ict sulla produttivita’ dei sistemi produttivi nazionali, con una media, in Europa, prossima allo 0,5% di incremento annuo della produttivita’ del lavoro. In certi casi si arriva a superare l’1% (in Giappone, con l’1,1% e in Corea del Sud, con il 2,1%) . Secondo stime, le comunicazioni elettroniche incidono per il 25% sulla crescita globale e fino all’80% sulla crescita della produttivita’ di un’economia avanzata. 

fonte: AdnKronos

 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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