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Intercettazioni: forza censura!

Uno che di intercettazioni si intende, l’ex pm Gianrico Carofiglio, oggi affermato scrittore e senatore democratico, dice la sua in un’intervista a Peter Gomez, sull’Espresso di questa settimana. A proposito delle manette ai giornalisti, Carofiglio indica una strada impervia ma – a quanto pare –  inevitabile: “Quello che dispiace è che per far emergere il difetto di costituzionalità di queste norme ci vorrà qualcuno che deliberatamente le vìoli. Un giornalista dovrà esporsi al processo in modo che possa essere sollevata la questione di legittimità. Non è una bella democrazia quella in cui si devono fare gesti del genere per evidenziare gli strappi al tessuto democratico“.

Forza censura

di Peter Gomez

La legge che limita le intercettazioni. Il bavaglio alla stampa. Nel nostro Paese è in atto un disegno autoritario. Parla lo scrittore ed ex magistrato. Colloquio con Gianrico Carofiglio

Parla di “parlamentari o in malafede o incompetenti”. Ricorda “i mattoncini” che vengono ormai quotidianamente impilati per completare “un disegno gravemente neo-autoritario” di cui la legge sulle intercettazioni è uno degli elementi portanti. Dice che buona parte delle nuove leggi su giustizia e bavaglio alla stampa sono incostituzionali. Ma non è ottimista. Perché un uomo come lui, un uomo come Gianrico Carofiglio per anni pubblico ministero in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata e poi scrittore e senatore del Pd, sa che in “un sistema sano la Corte interviene sui singoli aspetti di norme che hanno comunque una loro coerenza, mentre in questo impianto l’unica coerenza leggibile è la volontà di ridurre i controlli di legalità e la capacità investigativa della polizia”.

La maggioranza licenzia in commissione una legge punitiva per magistrati e giornalisti. Anche ‘Il Sole 24 Ore’, il quotidiano della Confindustria, parla di “censura all’informazione”…
“In Italia è in atto un disegno autoritario. In questo disegno si iscrive, da una parte il dibattito sul testamento biologico e l’impossessamento del corpo del cittadino da parte dell’autorità dello Stato. Dall’altra entrano queste norme. Si vuole ridurre la giustizia a una fucina segreta in cui non si deve ficcare il naso e di cui la gente non deve sapere nulla. E questo glielo dice uno che quando era pm non era popolare tra i giornalisti…”.

In ogni caso, però, il nostro codice prevede il deposito progressivo degli atti. Via via che un’inchiesta procede, molti documenti vanno agli avvocati. Il segreto insomma cade e la legge fino a ieri diceva che il contenuto poteva essere riassunto dai cronisti. Da domani si pagheranno multe salatissime e a volte si andrà in galera.
“Siamo all’antitesi di un sistema democratico in cui i controlli sono strutturali, a cominciare da quello esercitato dall’informazione. Ovviamente non bisogna consentire un accesso indiscriminato agli atti d’indagine o alla loro pubblicazione. Ma il controllo dell’opinione pubblica va esercitato. E non solo sulle classi dirigenti, ma anche sull’operato dei magistrati che possono essere collusi o incapaci”.

Invece i nomi dei magistrati e le loro foto non potranno nemmeno essere pubblicati. Questa di fatto è censura e quindi materia da Consulta…
“Io credo che su molti punti di questa nuova disciplina possa intervenire la Corte. Ci sono una serie di aspetti critici dal punto di vista costituzionale che si coniugano con una stesura grossolana dei testi. La violazione dell’articolo 21 della Carta in materia di libertà d’informazione e di altre norme deriva sia da un contrasto diretto di alcune parti della nuova disciplina con la Costituzione, sia da un contrasto con il principio di ragionevolezza”.

Che cos’è?
“Semplificando il concetto potremmo definirlo la coerenza della disposizione normativa con la nozione tendenzialmente universale di buon senso. La legge deve tutelare gli interessi generali”.

Quindi occorre sperare nella Corte…
“Quello che dispiace è che per far emergere il difetto di costituzionalità di queste norme ci vorrà qualcuno che deliberatamente le violi. Un giornalista dovrà esporsi al processo in modo che possa essere sollevata la questione di legittimità. Non è una bella democrazia quella in cui si devono fare gesti del genere per evidenziare gli strappi al tessuto democratico”.

Se le indagini durano sei mesi, che senso ha dire che si può intercettare solo per due? È come vietare alla polizia di pedinare qualcuno per tutta la durata dell’inchiesta…
“Prima di risponderle devo fare una premessa: quando ero pm ho potuto in non pochi casi verificare un uso disinvolto delle intercettazioni. Se non abbiamo il coraggio di dirlo chiaramente, poi non siamo adeguatamente qualificati per criticare. Il problema esiste e ha molte cause. Ma la tecnica adottata per risolverlo è gravemente grossolana”.

Insomma, come dice il proverbio, si butta via il bambino con l’acqua sporca…

“Più o meno. Perché se io voglio contrastare la leggerezza nell’uso delle intercettazioni, e per far questo impedisco l’attività d’indagine, non rendo un buon servizio e dimostro di non sapere fare il mio lavoro di legislatore. A meno che il mio lavoro di legislatore, come è lecito sospettare, non sia altro che l’emanazione di un potere sovrano che a suo capriccio decide quello che gli piace e quello che non gli piace. In questo caso se i magistrati o i controlli di legalità gli sono simpatici o antipatici”.

È anche lecito pensare che qui sia pure in gioco il conflitto d’interessi di un centinaio di onorevoli già condannati o sotto inchiesta.
“Non mi pare che ci siano dubbi in proposito. La questione è semplice: esiste un numero cospicuo di parlamentari che, per caso personale, ce l’hanno con i magistrati e con i controlli di legalità. E ci sono anche molti parlamentari che, pur non avendo questi problemi, per un malinteso senso di separazione tra gli ambiti della politica e della giustizia, o per l’affermazione del primato della politica, si accodano”.

Non per niente uno degli emendamenti più duri contro la stampa è stato introdotto da Deborah Bergamini, il cui nome era comparso in alcuni brogliacci pubblicati dai giornali in merito alla gestione della Rai. Ma lo stesso discorso riguarda parte del centrosinistra.
“Purtroppo non è una novità. Non ci scordiamo che molti provvedimenti discutibili sono stati adottati negli anni in cui il centrosinistra era al governo. Però devo dire che in questo caso ci troviamo di fronte a un intervento di una rozzezza che non ha precedenti. Ci sono cose surreali”.

La più fantascientifica?
“Molte. Per esempio, sono richiesti i gravi indizi di colpevolezza per disporre un’intercettazione in luogo dei gravi indizi di reato. Spieghiamo la differenza: se ho un cadavere con un colpo di pistola in testa, questo è un gravissimo indizio di reato di omicidio. Ma se non ho elementi a carico di soggetti identificati, non ho gravi indizi di colpevolezza. E quindi non posso fare intercettazioni. Pensiamo al caso dello stupro di Guidonia. Senza girarci intorno, con questa nuova normativa le intercettazioni non sarebbero state possibili. Di fatto quelle contro ignoti sono state cancellate. E non basta. Ad autorizzare gli ascolti sarà un collegio di tre giudici”.

E dov’è il problema?
“Il problema è che tutti parlano di tempi celeri della giustizia. Per questo la tendenza è stata fin qui quella di affidare molti compiti al giudice monocratico che oggi, quando fa il gup, può anche condannare all’ergastolo o in tribunale fino a 20 anni per la droga”.

E domani potrà condannare ma non autorizzare le intercettazioni.
“Assurdo. Anche perché il collegio in molti casi non sarà nel tribunale dove si svolge l’indagine. Sarà in una città diversa dove bisognerà far arrivare gli atti dell’inchiesta. Tempi più lunghi e dispendio di risorse. Non dimentichiamo che già oggi gli uffici non hanno i soldi per le fotocopie. Per questo dico che chi ha scritto queste norme o è in totale malafede o non ha la minima idea di che cosa sia un processo penale. Per questo mi stupisco che le associazioni sindacali delle forze di polizia non abbiano fatto sentire la loro voce. Sono gli investigatori che vedranno mutilata in maniera totale la loro capacità d’intervento su questioni di eccezionale gravità”.

Per esempio?
“L’omicidio. Dopo due mesi bisognerà staccare le intercettazioni. E lo stesso vale per la pedofilia, per la violenza sessuale continuata, le sette sataniche. Lasciamo perdere la corruzione, magari la gente si è scocciata di sentirne parlare, e pensiamo ai casi dei quali si preoccupa strumentalmente chi fa parte della maggioranza”.

A proposito di sicurezza. Anche per le telecamere che riprendono i luoghi pubblici sarà necessaria l’autorizzazione.
“Bisogna capire che fine faranno. Certo potrebbe succedere che la telecamera di un comune riprenda uno stupro ma che quella registrazione venga dichiarata inutilizzabile al processo perché non era stata autorizzata con l’agile procedura che abbiamo descritto…”.

(19 febbraio 2009)


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

  • @ Francesco B.

    già!

  • Francesco B.

    L'articolo è molto bello (nella sua drammaticità) ed efficace. Forse solo un magistrato che è anche scrittore poteva metterla giù in termini così semplici e chiari. Resta da far luce su un paio di dettagli non trascurabili:

    1) i suoi colleghi del PD comprendono e condividono queste preoccupazioni? se no, che ci stanno a fare in parlamento? a fare "opposizione" a cosa?

    2) se invece le condividono – come è più probabile – allora perchè tutta la "gioiosa macchina da guerra" del PD non si muove per far notare a tutto il paese le contraddizioni interne della maggioranza, che predica bene (sulla necessità di perseguire i reati comuni) e poi razzola malissimo?

    Ma si direbbe che in questi giorni siano tutti concentrati sulle loro beghe interne. Salvo poi stupirsi che il paese reale non li segue più…

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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