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Carta di Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi, Tessera Sanitaria: non sono troppe?

Qualè lo strumento più adatto per fornire servizi on line ai cittadini? La Carta di Identità Elettronica (CIE) oppure la Carta Nazionale dei Servizi (CNS)? La pubblica amministrazione ha scelto di non scegliere e continua ad andare avanti in ordine sparso. Così ad Aosta e a Prato – per fare due soli esempi – si adotta la CIE. L’ Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento e l’Inps – per fare altri due esempi – hanno invece optato per la CNS. Il risultato appare grottesco. Ogni cittadino, per muoversi agevolmente sul territorio nazionale e interagire con le singole pubbliche amministrazioni, dovrebbe avere in tasca Carta di Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi, Tessera Sanitaria e tirare fuori, di volta in volta, il tris completo o la singola carta. Il risultato, comè facile intuire, è grottesco. L’unico effetto prodotto è quello di allontanare il cittadino dall’innovazione. Insomma, e-Government all’italiana.

Sul “Curioso caso della Carta di Identità Elettronica” c’è un recente articolo di Ermanno Lazard per Wired.it. Mi ci riconosco. Ho nel portafogli la mia seconda CIE (la prima mi era scaduta e l’ho rinnovata). C’è la mia foto, la mia impronta digitale e un microchip. Vuoto. Inutile. La mia città – Bari – non eroga alcun servizio. La mia regione – Puglia – non eroga alcun servizio. Sul sito ufficiale della CNS leggo però che la Regione Puglia  è tra le “amministrazioni che hanno aderito al contratto quadro emettendo le CNS per accedere ai propri servizi online”. Quali? Qui si fa tutto a mano e in coda.  Scrive Lazard: “…E arriviamo a oggi. Cioè al punto di partenza. Il decreto “milleproroghe” posticipa  a fine anno il momento in cui la carta elettronica dovrà diventare lo strumento esclusivo per dialogare con la Pubblica Amministrazione. Tra 12 mesi, si accettano scommesse, arriverà un’altra proroga. Poi un’altra. In compenso al Ministero degli Interni sono istituiti tre comitati di esperti che discettano di chip, middleware open source, smart card e varie amenità. Quanti soldi siano stati buttati tra progetti, consulenze varie, società inutili, spese legali  e quant’altro nessuno lo sa“.

Se si naviga in rete alla ricerca del perchè e del percome dal cilindro del legislatore siano spuntati fuori tanti conigli invece di uno solo, la confusione aumenta. Sarò limitato, ma non sono proprio riuscito a comprendere perchè i servizi on line della pubblica amministrazione debbano viaggiare su così tanti binari che portano ad una sola meta. Meglio, una spiegazione ci sarebbe: tanti progetti sovrapposti significano tanti soldi spesi. La CIE dipende dal Ministero dell’Interno. La CNS è un’emanazione del CNIPA, che fa capo al Ministero per l’Innovazione. La Tessera Sanitaria è gestita dalle regioni e quindi dalle aziende sanitarie locali. E’ evidente che queste amministrazioni non dialogano molto tra loro. CIE e CNS sono state individuate come strumenti di semplificazione del rapporto tra P.A. e cittadini. Succede il contrario.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Pino Bruno

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  • Twelve Monkey's

    Sebbene le considerazioni fatte da Pino e da Verio siano triste realtà, che condivido pienamente, proprio pochi giorni fa ripensavo a questo articolo leggendo news sulla "tessera del tifoso".

    L'ennesima card inutile, oggi si svela essere una delle ragioni che hanno spinto le ultime legislature ad accantonare la CIE (e la CNS).

    E' ovviamente inutile dotare i tifosi di una card che dovrebbe attestare la loro identità quando lo strumento per farlo esiste gia': la CIE.
    Nascondendo le mille ragioni e pretesti che hanno fermato il processo di diffusione a livello nazionale della CIE, la nuova tessera del tifoso altro non è che una carta di credito imposta a chi non ne aveva bisogno e la benché minima intenzione di dotarsene.

    Ed ora, prima del suo vero avvio, leggo articoli sulla mancata diffusione "a regime"(quindi il tifoso "pericoloso" può usufruire di metodi alternativi per l'accesso agli stadi) e perfino sulla contraffazione di quello che non è equiparabile ad un documento per l'identificazione personale.

    Chissà quanti accordi fra gruppi bancari e Società sportive (non certo a gara!) e che giro di soldini per una manovra che, senza l'appoggio dell Stato, sarebbe stata ancor più flop.

    http://www.napolisoccer.net/10940/in-circolazione


  • gianluigi

    Forse qualcosa si sta muovendo: ho ricevuto da qualche giorno la nuova tessera sanitaria che è anche carta nazionale dei servizi per l'accesso al proprio fascicolo sanitario; è dotata della funzionalità di firma elettronica digitale. Rilasciata gratuitamente dalla regione toscana.

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  • @Verio

    …si tentò, appunto, ma non si fece, nè mi risulta che Nicolais si sia comportato diversamente da Stanca. Il risultato è il gioco delle tre carte. Adesso, ad esempio, quale carta sceglierà la Puglia per i servizi on line della "sanità elettronica"? Stando al sito della CNS http://www.progettocns.it/cittadino/qualiAmm.aspx i giochi sembrerebbero fatti. Chissà che qualche mente illuminata non riesca a far capire che basterebbe puntare sulla CIE, eliminare l'inutile tessera sanitaria attuale, e fare un gran bel risparmio.

  • C'era una volta una Commissione nazionale per l'Innovazione Tecnologica, con Linda Lanzillotta agli Affari regionali (nel governo dei 100 ministri e sottoministri…). Si tentò di eliminare il doppione inventato da Stanca CNS/CIE, per fare in fretta…ma in tutta evidenza siamo punto e a capo, con il nuovo "federalismo che avanza".
    La realtà vera è quella che hai già capito: ti aggiungo che le gare per le infrastutture CIE sono state ripetutamente bloccate e /o sospese, per evitare che il business relativo andasse fuori da perimetri ben noti…L'assurdo è che anche le partecipate dal Tesoro non ne godono granchè, per adesso. Vediamo cosa si inventa Brunetta, basterebbe che parlasse un po' della CIE a qualche collega della salute e degli Interni….

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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