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E’ in rete il giornale clandestino della resistenza iraniana. Information Safety and Freedom chiede sanzioni contro Siemens e Nokia

la-strada-giornale-della-resistenza-iranianaSi chiama La Strada (Khyaban) ed è il primo giornale iraniano libero, che gira clandestinamente su internet. Quattro pagine a colori uscite per la prima volta il 29 Khordad 1388 secondo il calendario persiano, il 19 giugno 2009 per quello gregoriano. Copia del giornale in pdf è stata recapitata, dopo lunghi e tortuosi viaggi in rete, al giornalista genovese Gianfranco Sansalone, direttore del giornale online L’Agenda News.

In alto a destra, a fianco alla testata – scrive Sansalone –  un motto che riempie il cuore di speranza: “Viva il governo del popolo che resiste davanti al golpe, morte alla dittatura”. Così prosegue l’articolo:

Al centro ci sono due foto in cui si vede la porta dell’università di Teheran, dove nei giorni scorsi si erano barricati dentro gli studenti, e un corteo notturno con la gente che fa i falò.
Le pagine interne sono piene di notizie, come mai si sono lette in Iran: le violenze dei Basiji sulla popolazione, la chiusura dei giornali, l’appoggio dei parlamentari ai golpisti, le notizie che arrivano dalle province di Kermanshah e di Urumiye, arresti a Isfahan e Mashhad, sit-in di studenti dell’Accademia dell’arte. Ci sono foto di manifestanti che protestano trascinando il corpo di una persona insanguinata, forse ferita, forse morta; e un’intera fotosequenza di infermieri e medici che protestano davanti all’ospedale dove portano tutti i feriti e i cadaveri, mentre nel titolo c’è scritto “Otto martiri”.
Qualcosa si sta muovendo, nonostante i controlli. Hanno arrestato i giornalisti, ma la libertà di pensare non riusciranno ad arrestarla. E nemmeno quella di diffondere le notizie evidentemente. Non si sa chi fa questo giornale: forse sono studenti, forse sono giornalisti dell’opposizione sfuggiti alla cattura o dissidenti, non ce lo chiediamo nemmeno. Siamo felici che sia nata una voce libera.
Ci sono anche due e-mail: [email protected] per chi vuole segnalare qualcosa o mandare informazioni; [email protected], per chi vuole ricevere il giornale in pdf. Questo vuol dire che i golpisti non sono invincibili.

Fatemeh Karimi, ha iniziato a mandare le sue corrispondenze anche a Repubblica online con la quale il nostro quotidiano L’Agenda News l’ha messa in contatto per allargare la sua testimonianza a un pubblico più numeroso.

Fatemeh Karimi è lo pseudonimo di una studentessa di Teheran che partecipa agli scontri di piazza contro il governo, e che, collegandosi con la redazione del nostro quotidiano attraverso vari e complicati espedienti, cercherà di tenerci informati su quanto sta succedendo in Iran, e soprattutto su come la libertà di stampa, soppressa dal regime, è tenuta in vita dagli studenti, a rischio della vita, attraverso telefonini, lentissimi collegamenti a internet, social network, e corrispondenze clandestine come questa a media occidentali.

Intanto l’esecutivo di Information Safety and Freedom si rivolge alle autorità e ai parlamentari dell’Unione Europea perché avviino procedure di sanzionamento nei confronti delle  imprese che si sono rese complici della sanguinaria repressione in atto in Iran.

 ISF cita le aziende europee Siemens e Nokia, “…che hanno recentemente confermato di aver progettato il sistema di filtraggio e censura delle comunicazioni fornendolo alle società iraniane ITC e CIC che lo utilizzano per conto del ministero della Cultura allo scopo di identificare i dissidenti e bloccare siti sgraditi all’interno dell’Iran. Nella vicenda sarebbero coinvolte anche aziende italiane”.

“Visto che le leggi sulla stampa in vigore nella Repubblica Islamica prevedono anche la pena di morte per reati di opinione e che in più di un processo contro dissidenti le autorità hanno esibito come prove  copie di e-mail private, l’esecutivo di Information Safety and Freedom si rivolge alle autorità e ai parlamentari dell’Unione Europea perché avviino procedure di sanzionamento nei confronti di queste imprese che si sono rese complici della sanguinaria repressione in atto in Iran.

 Il sistema di controllo iraniano filtra e controlla e-mail, blog, siti web, ma anche telefonate, sms e trasmissioni via satellite. Sono almeno cinquemila i siti chiusi in questi ultimi mesi, mentre migliaia gli utenti di tecnologie di comunicazione arrestati sulla base dello spionaggio attuato dalla polizia con l’utilizzo delle tecnologie europee. E’ come se Siemens  e  Nokia avessero dotato il governo iraniano di un’arma che ogni giorno produce arresti, torture e anche esecuzioni capitali, oltre ai reati di violazione della privacy e della libertà di espressione.

 Il 6 novembre del 2007 la Commissione Affari Esteri della Camera degli Stati Uniti aprì un’inchiesta nei confronti della società Yahoo! che aveva collaborato con le autorità della Repubblica Popolare Cinese nell’identificazione di un’utente web, il giornalista Shi Tao, che aveva inviato all’estero notizie considerate riservate e che per questo fu condannato a dieci anni di carcere.

La Yahoo! fu pesantemente sanzionata e il presidente della Commissione Tom Lanos si rivolse agli imprenditori così: ‘sarete anche dei giganti finanziari, ma non valete niente sul piano etico’, accusandoli di complicità nella violazione dei diritti umani. Ci chiediamo se l’Unione Europea consideri questi valori prioritari anche nelle attività commerciali riguardanti un Paese sottoposto a sanzioni”.


Twitter: @pinobruno

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  • IRAN: NOKIA, TECNOLOGIA VENDUTA CONSENTE ASCOLTO TELEFONATE

    (ANSA-AFP) – HELSINKI, 30 GIU – Il gruppo di

    telecomunicazioni tedesco-finlandese Nokia Siemens ha ammesso ieri che la tecnologia venduta all'Iran permette di ascoltare le conversazioni telefoniche, ma non puo' essere utilizzata per sorvegliare internet.

    Nokia Siemens ha fornito all'operatore iraniano Tci la

    tecnologia di sorveglianza nell'ambito di un contratto firmato nel secondo semestre del 2008, ha detto un portavoce del gruppo, Ben Roome. "I dispositivi di ascolto in Iran sono simili ad altri utilizzati in Europa", ha aggiunto.

    La vicenda era gia stata resa nota giorni fa dai blog

    iraniani, trovando conferme anche in Germania, che hanno

    lanciato una petizione per boicottare Nokia, accusata di aver "aiutato" l'Iran e "spiare" i telefoni cellulari e le mail degli oppositori del regime di Teheran.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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