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RFID raccontato dai norvegesi

rfidHo trovato su Science un articolo approfondito sulla tecnologia RFID. La fonte è il gruppo norvegese SINTEF, che tra i suoi vari interessi annovera anche la ricerca avanzata in questo settore. Ecco la traduzione (non professionale!).

 
Immagina un mondo in cui tutto ciò che possiede è numerato e catalogato. Tutte le scarpe, ogni capo di abbigliamento. Un mondo in cui nulla può essere considerato come privato, ma in cui tutto può essere fatto risalire a te. Fai un ulteriore passo avanti nel tuo modo di pensare e arriverai in un universo in cui ogni movimento è anche registrato. Quante volte sei stato in drogheria il mese scorso, e quanti litri di latte hai comprato sabato scorso?

Uno scenario molto ravvicinato, se si crede a ciò che sostiene Kathrine Albrecht, tra i maggiori esperti statunitensi di protezione dei dati personali. La ricercatrice è tra quanti che considerano con sospetto le possibili applicazioni di identificazione delle persone con l’aiuto della nuova tecnologia conosciuta come RFID – Radio Frequency IDentification.

Una società americana ha già messo a punto un chip che può essere impiantato nel braccio. Si potrebbe assegnare a ognuno di noi un numero ID univoco per l’identificazione in un database centrale. Circostanza vietata, secondo Albrecht.

Tuttavia, le voci critiche sono poche. I più pensano che RFID sia soprattutto l’identificazione della tecnologia fatta su misura per le industrie che si occupano di forniture di servizi, flussi di materiali, scorte di merci e produzione. E che il potenziale per migliorare l’efficienza e la sicurezza è inimmaginabile.

Ormai conosciamo tutti il codice a barre. E’ su ogni prodotto che acquistiamo. Tale codice, quando andiamo alla cassa per pagare, visualizza l’importo del prodotto.

La tecnologia RFID è simile, ma va oltre. Il codice a barre è sostituito da un codice numerico inserito in un radio microchip. Il codice può essere complesso e contenere un grande numero di informazioni. Se c’è un lettore entro il raggio d’azione del segnale radio, l’ID univoco verrà letto. Un’ultima cosa: il chip può essere inserito all’interno di un prodotto anche senza essere visibile a occhio nudo.

Questa tecnologia è già in uso in molti ambiti, dai badge per entrare nei luoghi di lavoro alle carte per pagare il tragitto autostradale. Questo è solo l’inizio, dicono gli esperti. La novità è che la tecnologia RFID sta per conquistare il mondo. Secondo Vivianne Reding, commissario UE, entro dieci anni saranno prodotti 450 miliardi di chip.  

La rircercatrice del SINTEF Heidi Dreyer è entusiasta del potenziale RFID nel settori manifatturiero, logistica, sanità e trasporti. Questa tecnologia – dice – può sostituire molte attività manuali ripetitive e noiose.

Dreyer opera nella logistica. C’è un progetto denominato ” Smart flow of goods”,  in cui le società del settore alimentare norvegese hanno unito le forze per realizzare imballaggi intelligenti con chip RFID che incorporano sensori.

“La sicurezza alimentare – spiega Dreyer – sta diventando sempre più importante e con la tecnologia RFID il cibo del futuro sarà in grado di dirci dove è stato prodotto e se è in buone condizioni, per esempio tramite i sensori di pressione, temperatura e la circolazione. I prodotti alimentari saranno anche in grado di dirci come ha viaggiato e in quali scaffali è stato conservato. Insomma, piena tracciabilità. Sarà molto più difficile uscire dal negozio con un prodotto scaduto o prossimo alla scadenza. Saremo in grado di stupire i nostri ospiti raccontando che la carne che stanno mangiando viene da quell’agriturismo in cui gli animali hanno mangiato soltanto prodotti naturali, eccetera.

Gli stessi produttori potranno stare più tranquilli. Qual è lo stato degli stock? Che si vende di più e cosa meno? “Il vero vantaggio della tecnologia RFID è tenere sott’occhio tutta la filiera, dice Dreyer. Oggi si deve indovinare quali prodotti sono richiesti, quali quelli da produrre o immagazzinate. RFID può darti una sguardo sulle esigenze reali. Il risultato sarà merce più fresca e sicura per i consumatori”.  

Dreyer ci propone la fotografia di un negoziante oggi riluttante a fare scorte, nel timore di vedere la merce scaduta prima di poterla vendere.”Con RFID i problemi saranno superati. Già oggi la catena di supermercati del Gruppo Metro, con i suoi 240.000 dipendenti in 28 paesi, è tra le prime aziende al mondo a fare importanti investimenti in tecnologia RFID.

L’azienda ha analizzato i risultati delle prove, e ha concluso che la tecnologia RFID offre importanti miglioramenti di efficienza. Diminuiranno anche i furti e aumenterà la gamma di prodotti. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare prima che ogni singolo prodotto sarà dotato di chip. Il gruppo Metro stima che ci vorranno almeno dieci anni.

Tutti i settori industriali vorrebbero avere un migliore controllo dei materiali e collegare le informazioni direttamente alle materie prime.

Pensiamo all’industria forestale. Se ogni singolo albero potesse essere identificato attraverso la tecnologia RFID, le informazioni relative alla sua origine, il volume, la qualità, la data di abbattimento, ecc, potrebbe accompagnare tutti i passaggi, dalla crescita fino alla segheria. Il ramo dei trasporti potrebbe avere una panoramica della gestione della flotta, e di ciò che si trova nei container e nei terminali. L’industria farmaceutica ha problemi con i medicinali taroccati che finiscono sui mercati.

Anche se la maggior parte della tecnologia è già ben consolidata, la sfida più importante è il costo e la mancanza di standard definitivi. Molti produttori sono in attesa di vedere cosa succede. “In realtà, l’attuale sistema di codici a barre, probabilmente rimarrà in uso per molti anni ancora.

Hitachi ha recentemente prodotto il chip RFID più piccolo al mondo, circa un ottavo dello spessore di un capello umano.

 

Fin qui l’articolo trovato su Science. Tecnologia RFID a buon mercato è già disponibile per piccole applicazioni domestiche. Mirror di Violet, ad esempio, si acquista su Internet per 29 euro.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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