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Bokode il codice a barre che cambierà le nostre abitudini

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Il Bokode del Mit che un giorno sostituirà il codice a barre

Al Mit Media Lab sono sicuri di aver fatto centro. Bokode cambierà le nostre abitudini. Un giorno non lontano, il vecchio e incomprensibile (ai più) codice a barre potrebbe essere sostituito dal più versatile sistema creato dal Lab’s Camera Culture Group del Mit, diretto dal professor Ramesh Raskar. I codici non saranno più prerogativa esclusiva delle cassiere del supermercato. Potremo decodificare Bokode puntando  telefono cellulare o smartphone. Già, ma per farne cosa?

I codici a barre sono ormai presenti su ogni prodotto e contengono numerose informazioni preziose, che però restano confinate tra gli addetti ai lavori. Bokode – al momento c’è solo un prototipo –  è molto più piccolo, quanto il tasto @ sulla tastiera, e assomiglia ad un ologramma. Quasi invisibile ma molto più capiente, perché l’etichetta (tag) può ospitare migliaia di bit.

Uno dei vantaggi di Bokode è che può essere letto da cellulari e macchine fotografiche cellulari, anche a qualche metro di distanza, con la messa a fuoco su infinito.  Le potenzialità di questa scoperta sono tante. C’è  quello abituale,  potenziato dalla possibilità di eseguire una scansione completa su tutti i prodotti presenti sullo scaffale (oggi la scansione si fa su ogni singolo prodotto e dunque impegna molto tempo) .

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Una possibile applicazione del Bokode, a scuola.

Il resto è affidato alla creatività. Al Mit pensano ad un Bokode-portachiavi, fornito agli studenti di una classe per interagire con un’immagine visualizzata. Si potrebbe permettere a tutti i ragazzi di rispondere contemporaneamente a un quiz, e all’insegnante di conoscere immediatamente i risultati.

Ci sono poi applicazioni possibili per realizzare film e videogiochi, o per rendere più fruibili e interessanti le visite nei musei, con le tradizionali schede sostituite da Bokode. Quanto ai costi, una volta avviata la produzione, potrebbero attestarsi sui 5 centesimi di dollaro per ogni etichetta.

Già immagino applicazioni per gli iPhone, basate su Bokode. Si punta lo smartphone sul Bokode e si legge sul display quando è stato prodotto il burro, quando scadrà, e se il latte è nazionale o importato. Oppure davanti ad un’opera d’arte, senza essere costretti a leggere le microscopiche schede sistemate sempre troppo in basso o troppo in alto…


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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