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Dolce Stil Web: la rivista telematica dell’Ugis

“Come tutte le lingue vive, anche quella del web è in continua evoluzione: nascono termini nuovi, le espressioni di uso corrente vengono declinate e coniugate (uno dei verbi più usati è linkare). Molti utenti, specie i meno giovani, rischiano di non capire, di fare confusione, di usare parole a sproposito. Pino Bruno cerca di mettere ordine nella materia con questo prezioso glossario, che non è solo un glossario”. Così Giuseppe Prunai commenta Dolce Stil Web, nella rubrica dedicata ai libri sul sito dell’Unione dei giornalisti scientifici italiani (Ugis).

Ecco tutta la recensione:

Pietro Fanfani (1815- 1879) scrittore e linguista toscano (ma il Carducci lo bollava di “linguaiolo” al pari degli odiati manzoniani “che tiran quattro paghe per il lesso” o di quelli che chiamava i “paolotti del circolo filologico di Firenze”), autore di un apprezzato (all’epoca) vocabolario della lingua italiana, scrive che una lingua si evolve e si involve a seconda che si evolva o si involva la cultura che la esprime. Quale considerazione si può fare, alla luce di questo concetto, sulla lingua del web, delle chat, degli sms, di tutta la comunicazione on line (e non solo di quella)? I linguisti, gli autori di vocabolari, per lo più, tacciono. Si limitano a registrare l’esistente, la cosiddetta lingua viva, sforzandosi, comunque, di risalire alle origini delle contaminazioni, dei neologismi, dei barbarismi, a spiegare le regole delle tante semplificazioni e abbreviazioni (cmq per comunque, nn per non, = per eguale) ormai impiegate a iosa nelle comunicazioni scritte sul web e che, in certi casi, cominciano a far capolino nella lingua parlata, se facilmente e velocemente pronunziabili. Un simile fenomeno si verificò nel ristrettissimo mondo dei marconisti e dei radio operatori in fonia che introdussero nel linguaggio comune il codice internazionale dei segnali e delle abbreviazioni, che impararono a declinare e coniugare. Poiché nella telegrafia, la composizione di una parola è operazione abbastanza lunga (ogni lettera è formata di punti e di linee) per aumentare la velocità di trasmissione si ricorreva ad una serie di sigle, codificate a livello internazionale: il Codice Q (una sigla di tre lettere che sta a indicare una situazione: ad esempio QRM indica troppi disturbi sulla gamma, QRN vuol dire scariche atmosferiche, QTH è la località dalla quale si trasmette e via dicendo); il codice internazionale dei segnali che comprende una serie di sigle, mutuate per lo più dalla lingua inglese sopprimendo molte vocali, le abbreviazioni, per lo più frutto della fantasia dell’operatore. Ma il mondo dei marconisti e dei radio operatori era molto ristretto e, a quello, questo strano linguaggio è rimasto circoscritto. Il mondo del web, invece, è grande quanto tutta la terra e il suo linguaggio è il nostro linguaggio, una sorta di nostra seconda lingua madre della quale ci serviamo per comunicare on line.

Come tutte le lingue vive, anche quella del web è in continua evoluzione: nascono termini nuovi, le espressioni di uso corrente vengono declinate e coniugate (uno dei verbi più usati è linkare). Molti utenti, specie i meno giovani, rischiano di non capire, di fare confusione, di usare parole a sproposito. Pino Bruno cerca di mettere ordine nella materia con questo prezioso glossario, che non è solo un glossario.

Il socio UGIS Pino Bruno è un giornalista professionista che ha frequentato vari argomenti della professione, svolta soprattutto in RAI: cronista di nera, inviato di guerra, conduttore di talk show televisivi e, attualmente, uno dei curatori della rubrica Levante della RAI. È vicepresidente della commissione culturale del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Frequenta il mondo digitale dagli albori e ha scritto molti libri pubblicati da Mondadori Informatica. Il suo blog è http://www.pinobruno.it.

Secondo il linguista Bruno Migliorini, dovrebbe chiamarsi glossario un vocabolario che prenda in considerazione i soli termini di un’arte o di una professione. Ma forse è un po’ ardito usare questo termine riduttivo per quello che, prima, era un gergo di pochi e poi è divenuto una vera e propria lingua? Potremmo chiamare questa fatica di Pino Bruno, “vocabolario del linguaggio informatico italiano moderno” anche se le parole italiane sono poche, data la vera e propria colonizzazione dell’inglese americano. L’ opera prende in considerazione un migliaio di parole (chiediamo scusa se abbiamo contato male) del linguaggio digitale attuale. E come in tutti vocabolari culturali che si rispettano, i lemmi sono ordinati per famiglie di parole. All’interno di ogni famiglia, non sempre è rispettato l’ordine alfabetico bensì il filo logico che lega un lemma all’altro. Il che, forse, è l’unico limite del libro.

C’è ovviamente un’ indice analitico nel quale tutte le parole considerate nel vocabolario sono in ordine alfabetico. Ad esempio, la prima famiglia, quella che introduce nel clima e nel tema dell’opera, intitolata “I fondamentali” spiega cosa siano il Browser, le Intranet e le Extranet, la Home page e l’URL e così via. Cioè le cose fondamentali del mondo digitale. In questa famiglia,come in altre, l’ordine delle parole non è strettamente alfabetico ma segue i vari passi di approccio al computer. Si comincia con “Click” (ma si può anche scrivere Clic) e “Cliccare” per terminare con “Buffer” e “Host”. Si passa poi ad alcune famiglie che considerano il linguaggio delle funzionalità del computer: l’hard e il soft, il sistema operativo, Office e gli altri programmi di scrittura e di classificazione, la posta elettronica, la messaggistica istantanea, le chat e, poi, grande spazio dedicato alla rete, ai suoi pregi e ai suoi difetti, alla pirateria. Infine, un’appendice di consigli per i genitori dei bambini che usano Internet e per i bambini che usano Internet.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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