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L’aria che tira: anche Associated Press vuole soldi per le news citate a sbafo

logo-dellassociated-pressChe vi dicevo ieri mattina? L’aria che tira nel mondo editoriale è cambiata. Il direttore del Financial Times, Lionel Barber, è stato facile profeta, quando ha detto che “..nel giro di un anno quasi tutte le testate giornalistiche applicheranno delle tariffe per i contenuti on line“. Adesso anche l’Associated Press sceglie la linea dura per bloccare la pubblicazione senza permesso delle sue notizie sui siti internet e sui motori di ricerca.

 

La prestigiosa agenzia di stampa annuncia, in un’intervista del presidente e amministratore delegato, Tom Curley, al New York Times, che ogni articolo sara’ presto munito di un software che notifica all’agenzia come la notizia e’ utilizzata, oltre a mostrare i limiti ai diritti di utilizzo.

Anche il minimo uso degli articoli on line – dice Curley – richiede un accordo di distribuzione con l’agenzia. Obiettivo della stretta non e’ limitare l’uso degli articoli, bensì farsi pagare per ogni utilizzo.

Gli aggregatori di notizie e i motori di ricerca respingono le critiche indirette. Google News, Bing e Yahoo hanno sempre detto che le brevi citazioni di articoli sono autorizzate dal fair use, in base al quale i lavori protetti da copyright possono essere disponibili al pubblico come materiale grezzo, senza la necessita’ di autorizzazione, a condizione che tale libero utilizzo soddisfi le finalita’ della legge sul copyright.

La guerra è appena cominciata.


Twitter: @pinobruno

  • 1) ho errato l'email…. questa è giusta.

    2) l'equazione (non correttamente visualizzabile è "pagare un qualcosa *implica* qualità"

  • Non sono un giornalista, ma "vivo" in rete. Non capisco onestamente (e quindi credo che mi stia sfuggendo qualcosa!) cosa c'è di strano nel fatto che le notizie giornalistiche per essere lette si debbano pagare. Il giornale che compero in edicola lo pago forse solo perchè ha i costi della carta? Fare giornalismo ha i suoi costi. Credo che se uno ha voglia/possibilità di fare del giornalismo "per tutti" allora può benissimo farlo tramite blog. NB: anche qui c'è chi come ad es. Beppe Grillo fa del blog un'attività professionale e quindi sostiene i suoi bei costi. Il nocciolo della questione è "pagare un qualcosa qualità" ? L'equazione ammette più soluzioni. Un buon articolo quasi sempre implica dei costi da sostenere, ma non sempre in modo assoluto. Viceversa scrivere su un blog (in modo insomma indipendente e senza far gravare costi al lettore) non sempre implica che l'articolo sia di bassa fattura, anzi!

    Sul web sembra che tutto debba essere gratis. Niente di più concettualmente errato. E' solo un modo recente di trasmissione culturale (e non), come la musica e il canto (al concerto è strano pagare l'ingresso?). Mi fermo qui tanto il concetto credo di averlo passato e l'argomento sul fraintendimento del mezzo è ampliabile e approfondibile a piacere.

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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