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Nel giro di un anno quasi tutte le testate giornalistiche applicheranno delle tariffe per i contenuti on line

La testata del Financial Times

La testata del Financial Times

“Nel giro di un anno quasi tutte le testate giornalistiche applicheranno delle tariffe per i contenuti on line”, dice il direttore del Financial Times, Lionel Barber. Barber illustra la sua tesi in un articolo del  Guardian i cui contenuti sono proposti in italiano dal sito Libertà di stampa e diritto all’informazione.

Barber ha spiegato che il Financial Times aveva già esplorato il concetto di frequency model, dando accesso a un numero limitato di articoli sul web prima di chiedere ai visitatori di abbonarsi.

”Stiamo sperimentando ricavi sostenuti e in crescita cme risultat di questa nostra strategia del pagamento di prodotti premium di qualità in un periodo d’indebolimento della pubblicità”, ha aggiunto.

”Molte testate si stanno muovendo nello stesso modo con la strategia dei pagamenti, l’ ultima delle quali è il New York Times  che in precedenza si era schierata a favore dell’ accesso gratuito ai suoi contenuti”.

Il sito del Financial Times ha più di 1,3 milioni di utenti non paganti registrati in tutto il mondo, con oltre 110.000 utenti abbonati.

Secondo Barber il nuovo mondo digitale ”pone delle minacce ma anche delle enormi opportunità per le redazioni già consolidate” e ha fatto una distinzione fra creazione giornalistica e blog, ”prevalentemente basati sulle opinioni piuttosto che su fatti accertati, ma la cui influenza sull’ agenda setting nel campo dell’ informazione è in continua crescita”.  ”I blogger – ha detto – hanno tirato fuori vicende importanti e continueranno a farlo”.

Ma – ha aggiunto – essi “non lavorano basandosi sugli stessi standard a cui aspira e che cerca di praticare il giornalismo creativo. Spesso sono portati a proporre voci come se fossero dei fatti, ritenendo che i lettori possano correggere questi “fatti” se scoprono che sono errati. Ma raramente si impegnano nella ricerca di notizie originali: il loro pane quotidiano sono le opinioni e i commenti”.

“Non voglio sembrare troppo sofisticato. Il giornalismo britannico ha sempre premiato gli scoop e ha conservato la distinzione fra fatti e opinioni. L’ascesa dei blogger può segnalare la morte dell’età della deferenza, non solo in politica ma anche nel complesso della vita sociale in GB, Usa e altrove. Ma questo non significa che il web abbia spinto il giornalismo a un livello più basso. Al contrario, ha creato molte opportunità per “ravvivarlo”. Le redazioni con grossi saperi e conoscenze hanno la grande opportunità di crescere”.

Interessanti, le considerazioni di Barber su blogger e giornalismo di professione. Obiezione. “Raramente”, sostiene il direttore del Financial Times, i blogger “si impegnano nella ricerca di notizie originali”. Io direi che accade “sempre più spesso”, perché i giornalisti di professione hanno la tendenza ad adagiarsi sugli allori e a usare il paravento del prestigio della testata per cui lavorano. O no?


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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