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Apple, AT&T, Google Voice e FCC mettono in scena la paura del VoIP

Il conflitto di interessi sembra evidente, così come sembra più una storia italiana che americana, il rifiuto  opposto da Apple a Google Voice. “Non approvazione” è il bizantinismo scelto dalla Mela. L’applicazione serve per telefonare con l’iPhone senza passare per le forche caudine – e i costi salati –  dei gestori telefonici. AT&T, nella fattispecie. Già, ma Skype – che funziona più o meno come Google Voice – su App Store c’è. Si può usare solo se si è connessi a una rete Wi-Fi e dunque non disturba il manovratore. Perchè Skype si e Google Voice no?
Catherine Novelli, vicepresidente Worldwide Government Affairs di Apple, dice che Google Voice potrebbe interferire con l’attività degli utenti.

Come?

L’applicazione – dice il pezzo grosso – si sovrapporrebbe alle funzionalità di fonia proprie di iPhone, adotterebbe una interfaccia sostitutiva per gestire chiamate, Sms e segreteria telefonica. Inoltre, la rubrica dei contatti sarebbe duplicata sui server di Google, a detrimento della privacy degli utenti.
Insisto, ma Skype non fa esattamente la stessa cosa?

A voler pensar male – e con le multinazionali non si sbaglia quasi mai – il vero problema è il terrore dei gestori telefonici nei confronti di software eversivi come Skype e Google Voice, ovvero servizi di qualità gratuiti o a prezzi sostenibili.

Hanno paura del VoIP perché sfugge al loro controllo. Tutte le telecom del mondo si comportano allo stesso modo e non è fantaeconomia ipotizzare un loro coinvolgimento  nella vicenda giudiziaria che potrebbe portare alla chiusura di Skype.
L’unica speranza per utenti e cittadini digitali è riposta nella Federal Communication Commission  statunitense. La FCC sta infatti indagando sulle presunte relazioni pericolose tra AT&T ed Apple, a proposito di Google Voice. Per i due colossi c’è sospetto di trust.

Apple ha negato tutto, con un comunicato ufficiale. La “non approvazione” di Google Voice, dice la Mela, è tutta farina del nostro sacco. Si, conferma AT&T, noi non c’entriamo nulla.
Due cherubini, insomma. Altro che conflitto di interessi! Per fortuna le Authority americane – a differenza di quelle nostrane – hanno concreti poteri di indagine e di sanzione.

Appuntamento alla prossima puntata.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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