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L’Europa cede in ordine sparso a Google Books. Altro che Europeana

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La Biblioteca nazionale di Firenze sta trattando con Google Books per digitalizzare i suoi sei milioni di titoli

“Digitalizzare un libro, calcolando per difetto una media di 200 pagine, costa circa 160 euro. Poiché la sola Biblioteca di Firenze conserva oltre sei milioni di titoli e migliaia di riviste, si supera il miliardo. Google farebbe tutto ciò gratuitamente”. E’ la pragmatica considerazione della direttrice della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Antonia Ida Fontana, che ha confermato le trattative in corso con Google per mettere in rete l’inestimabile patrimonio della BNC.

L’Europa, dunque, sta per cedere alle lusinghe di Google Books. Prima la direttrice della Biblioteca nazionale spagnola, Milagros del Corral, poi la Bibliothèque Nationale de France. Adesso Firenze, che probabilmente sarà seguita a ruota da Roma. Diciamola tutta. Il nostro sistema dei beni culturali ha le pezze al sedere. Un miliardo di euro è una cifra enorme, che il nostro paese non spenderà mai per una singola biblioteca, sia pure la più prestigiosa. Google Books potrebbe essere il piano Marshall per consegnare all’umanità e all’eternità i giacimenti culturali del vecchio continente. Alla faccia del progetto Europeana, che si è rivelato pretenzioso, costoso e deludente. 

“Con Google ne stiamo parlando da tempo – racconta Antonia Ilda Fontana – e della pratica si sta ora interessando al ministero dei Beni Culturali il direttore generale per la valorizzazione Mario Resca. Penso che all’Italia possano venirne solo vantaggi. Si tratta ovviamente di coinvolgere anche la biblioteca nazionale di Roma e risolvere i problemi connessi al copyright”. 

Dalla capitale si accoda la responsabile dei Fondi rari presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma, Francesca Niutta. “La cosa bella che offre internet è la possibilità di rimettere insieme quelle biblioteche antiche che sono andate disperse nel tempo”.

“C’è il problema del diritto d’autore per le opere moderne – aggiunge Francesca Niutta – e per questo tutte le biblioteche al mondo hanno iniziato a mettere in rete il libro antico sia per preservare gli originali che per diffonderne la conoscenza. Inoltre, sui manoscritti e libri antichi non incombe il diritto d’autore. E’ un’iniziativa che giova molto al pubblico, che finalmente può vedere i manoscritti, materiale preziosissimo che non è visionabile dal lettore comune”.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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