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Perché Chromium OS sarà una piccola rivoluzione copernicana

Il codice sorgente di un programma informatico è una sorta di Graal digitale, simbolo di Conoscenza e Sapienza. E’ il core business delle software house , che lo custodiscono gelosamente (l’open source, sorgente aperto, è un altro mondo). La decisione di Google di rendere disponibile il codice sorgente del sistema operativo del 2010 – Chromius OS – è dunque una piccola rivoluzione copernicana. Per tanti motivi.

Innanzitutto – scrive Manolo de Agostini su Tom’s Hardware Guide – “fa sembrare gli altri sistemi operativi vecchi dinosauri”. Non si tratta di un nuovo sistema operativo da installare sul PC, bensì di un PC che si fa esso stesso sistema operativo, sposando appieno la filosofia del cloud computing.

Chromium OS

Chromium OS

Nulla risiede sulla macchina, tutto risiede nella rete. Il browser si fa pilota automatico, macchinista, smistatore. Come un esperto di logistica del trasporto, Chromius OS mette ogni dato al suo posto. Ogni utente avrà il suo caveau blindato remoto in cui riporre ciò che oggi custodisce nei vari dischi fissi. Così viene meno la paranoia da perdita di dati e backup, la noia infinita del boot, l’incazzatura del fatal error, del software da installare e aggiornare.

Certo, restano molti interrogativi. Riconoscerà le periferiche? E come? Saremo liberati dalla schiavitù da driver? Chi garantisce l’accesso univoco al nostro caveau? E se Google un giorno dovesse passar di mano l’azienda ad altri proprietari (come è successo ieri a Skype)? I nuovi padroni rispetteranno i patti sottoscritti con la vecchia gestione oppure chiederanno un riscatto per restituire i file ai legittimi proprietari?

A molte di queste domande sarà di certo data una risposta dalla comunità degli sviluppatori open source, ai quali Google si è rivolta per “contribuire al codice, condividere idee e progetti, per aiutarci a plasmare una nuova forma di personal computing”.

Last but not least, il cloud computing è bello e possibile solo se c’è banda veramente larga. Con quel che passa il convento italiano, non c’è da essere molto allegri.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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