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e-Government e innovazione in Serbia

Con questo articolo esordisce un nuovo e prestigioso collaboratore del blog. Economista e consulente di organizzazioni internazionali, Alex Napoli vive e lavora da molti anni nell’Europa orientale.  “Ogni volta che pronuncio la parola „Serbia“ con amici che non ci sono mai stati mi trovo di fronte ad un campionario di risposte tutte accomunate da robuste dosi di pregiudizi ed idee preconcette. Provo a rifarlo con chi ci e’ stato ma non ci ha vissuto piu’ di tre-quattro giorni.

I ricordi che in questo caso raccolgo talvolta sono fatti di nostalgia per la vita notturna e la vita culturale di Belgrado talaltra rimandano ad immagini di villaggi con le case tutte sul ciglio delle strade maestre, trattori, carretti trainati da cavalli, frutteti e animali da cortile, campi di girasole o di granturco. Molto difficile incontrare qualcuno che associ la parola Serbia a qualcosa che abbia a che fare con scienza, ricerca applicata o tecnologia.

Eppure questo e’ il Paese di Nikola Tesla, senza il quale la corrente elettrica sarebbe rimasta una piu’ o meno piacevole curiosita’, il Paese di Mihajlo Pupin, senza il quale a restare qualcosa di sperimentale sarebbe stato il telefono, il Paese di Mileva Marić, prima moglie di Einstein e piu’ che semplice assistente nelle ricerche che sfociarono nella formulazione della teoria della relativita’.

Ma soprattutto c’e’ stato e c’e’ qui un piccolo popolo di ricercatori che lavora a trasformare la conoscenza in tecnologia, in un Paese dove non mancano istituti ambiti come partner in progetti della comunita’ tecnico-scientifica internazionale ed europea. Niente nomi per ora, di queste cose si puo’ parlare un’altra volta. Cosi’ come un’altra volta potremo parlare di altre cose ancora. Per esempio di come le Poste stanno lavorando a trasformare la rete dei propri sportelli in punti di accesso alla rete che avvicinino chi vive lontano dal mondo al resto del mondo.

Dal Gennaio dell’anno che si sta chiudendo si e’ passati dal passaporto cartaceo al passaporto elettronico e biometrico. Lo aveva chiesto l’UE, per facilitare il percorso che portera’ alla candidatura della Serbia a Stato Membro. Lo avevano chiesto gli Stati Schengen, per dare il via libera all’ingresso del Paese nella white list dei Paesi terzi i cui cittadini possono entrare nello spazio Schengen senza visto.

Ora e’ possibile viaggiare senza visto d’ingresso. Ma il passaporto biometrico ha un chip, e di qui ad un uso del documento per accedere a servizi diversi il passo e’ logico, anche se non breve. Da Gennaio e’ stata anche abbandonata la carta d’identita’ cartacea, sostituita dalla carta d’identita’ elettronica.

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Carat di identità elettronica in Serbia

Carta di identità elettronica in Serbia

Anche qui, il chip e’ lo strumento per avvicinare i cittadini  – la carta d’identita’ e’ obbligatoria, e dunque la hanno tutti –   ai servizi pubblici e sociali. I „lavori in corso“ sono orientati a semplificarne l’accesso. Si comincera’ con i servizi di healthcare, e poi si passera’a quelli di welfare. La carta d’identita’ invece delle code per prenotare da un normale ATM analisi e visite specialistiche, la carta d’identita’ per controllare da un normale ATM se la pensione e’ stata accreditata, la carta d’identita’ per controllare da un normale ATM il consumo di energia elettrica a casa. La comunita’ dei donatori ed investitori esteri del settore delle comunicazioni non si limitano a stare alla finestra. Come in altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale, un originale ritardo in quello che con una parola grossa si chiama e-government si sta trasformando in vantaggio, il vantaggio del late-comer.

Chi tardi arriva meglio alloggia.

Alex Napoli

Alex Napoli


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da Alex Napoli

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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