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La banda larga? Diritto fondamentale da introdurre nel Servizio Universale

Banda larga? Dovrebbe essere un diritto fondamentale anche in Italia. L’Associazione anti digital divide chiede al governo italiano e all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di prendere esempio da Finlandia e Spagna. Lì la banda larga è ritenuta diritto fondamentale, con la sua introduzione nel Servizio Universale.

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Con questa proposta – dice l’associazione –  il rischio di distorsione viene fortemente limitato, se non superato, perché prima si lascerà spazio al mercato e solo in assenza di questo, ci sarà l’intervento pubblico atto a stimolare gli investimenti privati.

Cosa fare? “Inserire nel Servizio Universale la velocità di 1280/256 Kbit/s. A questa va affiancata una velocità minima garantita (MCR), ma, vista la complessità del tema, ci pare più corretto discuterne con tutti gli attori del settore, prima di indicare una velocità specifica. La velocità 1280/256 Kbit/s è presa in ragione del fatto che già Finlandia e Spagna l’hanno adottata; naturalmente nulla vieta di stabilire una velocità superiore, ad esempio 2 Megabit o più, come indicato nel rapporto Caio o dal Ministro Brunetta. Per rendere meno traumatico questo passaggio agli operatori e limitare i costi, si può prevedere l’obbligo di ottemperare alla fornitura di banda larga solo se sussiste, nella zona da coprire, un determinato numero di utenti pronti a sottoscrivere un abbonamento:

2010 almeno 30 utenti.
2011 almeno 20 utenti.
2012 almeno 10 utenti.
Dal 2013 nessun numero minimo di sottoscrittori”.

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“Raggiunto un numero di 30 unità e verificato che la loro zona non è servita dalla banda larga – propone l’Associazione anti digital divide –  gli utenti potranno rivolgersi, direttamente o tramite associazioni, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Sul sito dell’Autorità verrà predisposta una sezione dedicata con tutte le notizie e gli strumenti necessari in cui gli utenti inseriranno i dati richiesti. Successivamente alla presentazione di domanda di copertura da parte degli utenti, AGCOM darà comunicazione che nella zona X è stato raggiunto il limite minimo di utenti, previsto nel Servizio Universale, per la copertura a banda larga. A questo punto verrà lasciato spazio al mercato: tutti gli operatori interessati a fornire banda larga (attraverso fibra ottica, ADSL, Wi-Max, Wi-Fi) avranno 30 giorni di tempo per presentare una loro proposta di copertura.

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Se entro 30 giorni non viene presentata nessuna proposta, necessiterà un intervento pubblico, che stimoli e sostenga la copertura. Si creerà una società mista pubblica/privata (che potrebbe chiamarsi Impresa Banda Larga, IBL) con all’interno un rappresentante del Governo, AGCOM, Infratel, Cassa Depositi e Prestiti, operatori nazionali di telefonia fissa/mobile, associazioni di utenti ed altri soggetti interessati. La società sarà aperta a tutti gli operatori che vi vorranno partecipare, questi avranno notevoli vantaggi sia in termini di costi sia di abbattimento di vincoli e burocrazia.

Le nuove infrastrutture create dalla società saranno neutrali ed avranno condizioni di accesso e regole che varranno per tutti gli operatori. Per gli operatori che entreranno nella società e contribuiranno alla costruzione delle infrastrutture saranno previsti degli incentivi-benefici particolari, limitati ad un determinato periodo di tempo.

Viste le problematiche attuali (crisi economica che taglia i fondi a disposizione degli operatori da dedicare agli investimenti, la situazione debitoria di Telecom e il delicato riassetto che sta subendo), nella nostra proposta abbiamo cercato di limitare il più possibile i costi per gli operatori. Il nostro obiettivo primario è quello di garantire un minimo di accesso a banda larga a tutti gli utenti e ci auguriamo che tutti, enti pubblici, operatori, utenti, mettano il massimo impegno per perseguirlo.

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Siamo del parere che Telecom Italia dovrebbe dimostrare un grande impegno in questo progetto.
È l’operatore con la maggior quota di mercato, in alcuni ambiti può benissimo essere chiamato ancora monopolista e percepisce un canone telefonico che giustifica come necessario a manutenere ed ammodernare la rete. Anti Digital Divide gradirebbe molto, a tal proposito, avere un resoconto analitico di come i circa 4 miliardi di euro che Telecom percepisce ogni anno dal solo canone vengono impiegati. Abbiamo provato a chiederlo più volte, senza ottenere risposta. AGCOM ha recentemente concesso addirittura un aumento del canone, quindi ne ha sicuramente analizzato i “conti”: cogliamo l’occasione per chiedere che tali dati vengano resi pubblici. La nostra proposta rappresenta una sorta di ultima chiamata per Telecom per tentare di evitare lo scorporo della rete o la separazione funzionale sul modello inglese, una delle poche opzioni (se non l’unica), in grado di garantire una reale apertura del mercato e un rapido sviluppo della banda larga (purtroppo alcuni recenti sviluppi stanno gettando ombre anche sull’ipotesti di scorporo della rete).
Franco Bernabè, AD di Telecom, come i suoi predecessori afferma che lo scorporo non è necessario e non è stato realizzato in nessun altro mercato. Dimostri con i fatti queste sue affermazioni, appoggiando la proposta di Anti Digital Divide di introduzione della banda larga nel Servizio Universale e impegnandosi a garantire un effettivo accesso paritario alla rete Telecom a tutti gli operatori concorrenti, altrimenti che scorporo sia e nel minor tempo possibile”.

Sembra un ottimo spunto per discutere concretamente di banda larga, al di là degli stop and go a cui siamo abituati ormai da troppo tempo.  

 

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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