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Libertà di stampa: aiutiamo Wikileaks a riaprire i battenti

Uno dice Wikileaks e pensa al giornalismo d’inchiesta, ai segreti (di Stato, delle multinazionali, dei gruppi bancari, dei petrolieri, delle compagnie telefoniche, eccetera) svelati ai cittadini. Bob Woodward e Carl Bernstein sono merce sempre più rara e, in questi anni, Wikileaks è stato un punto di riferimento prezioso per quei cronisti che non si accontentano delle verità e delle fonti ufficiali. Wikileaks, purtroppo, ha chiuso i battenti. Ci vogliono dai 200 ai 600mila dollari l’anno, per andare avanti. Ecco dunque l’appello a sottoscrivere, che questo blog ha già raccolto…

Cos’è Wikileaks, e perché è giusto donare anche pochi euro perché torni a vivere. Wikileaks è animato da un’organizzazione no profit finanziata da attivisti dei diritti umani, giornalisti investigativi, tecnologi  e cittadini. Durante la sua breve ma intensa vita, grazie alle rivelazioni di Wikileaks sono state smascherate numerose ingiustizie, in tutto il mondo. Notizie la cui veridicità è stata confermata dai giudici  in più di cento processi .

Wikileaks

Il sito internet ospita documenti classificati e riservati. Come ha scritto The National il 19 novembre dell’anno scorso, “Wikileaks ha probabilmente prodotto nella sua breve vita più scoop che il Washington Post negli ultimi 30 anni ”.

Purtroppo c’è sempre meno spazio per il giornalismo d’inchiesta. Scrive Giovanni De Mauro,direttore di Internazionale, nell’ editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale, che “non bisogna dimenticare che il futuro del giornalismo dipende soprattutto dalla sua qualità. Senza possibili scorciatoie: un brutto articolo resterà sempre un brutto articolo, indipendentemente dal supporto su cui verrà letto. Mentre per scrivere un buon articolo continueranno a servire tempo, impegno e passione”. Aggiungerei denaro, come nel caso di Wikileaks.

Segreto confidenziale

D’altronde siti come Wikileaks si rendono ancora più necessari in quei paesi che negano o ostacolano l’accesso ai documenti ufficiali. Proprio in questi giorni il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale, ha annunciato un’iniziativa del sindacato dei giornalisti per sollecitare una legge ispirata al Freedom of Information Act (Foia) statunitense. Si tratta di “una legge fondamentale anche per l’attività giornalistica, perché consente l’accesso totale o parziale ai documenti della pubblica amministrazione, permettendo a chiunque di sapere come operano governo, regioni, comune, asl e scuole, solo per fare degli esempi”.

“Anche se il nostro lavoro produce quotidianamente risultati ed è il destinatario di numerosi e prestigiosi riconoscimenti, tra cui  l’Economist Freedom of Expression Award nel 2008 e l’ Amnesty International New Media Award nel 2009 – si legge sulla home di Wikileaks –   i riconoscimenti non pagano le bollette. Né possiamo accettare finanziamenti da governi e imprese, per difendere la nostra integrità assoluta”.

Top Secret

Tra le rivelazioni più recenti di Wikileaks c’è la pubblicazione dei messaggi inediti scambiati tra soccorritori, forze dell’ordine e agenzie governative subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Per quanto riguarda l’Italia, c’è stata la pubblicazione del cosiddetto rapporto Caio su digital divide e diffusione della banda larga.

Donare anche una manciata di euro a Wikileaks è un investimento nella libertà dell’informazione.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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