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Floppy? Archeologia digitale

Cosa c’era di più rassicurante di quel clac che rumorosamente segnalava l’avvenuto corretto inserimento del floppy disk nell’apposita fessura del case? E del clic  che manifestava la vitalità della lettura dei dati contenuti nel dischetto? C’era un che di meccanica consolazione, nel maneggiare quei magici contenitori di informazione, subentrati al mangianastri del vecchio Commodore. Il tempo passa e le tecnologie pure. Chi ha ancora il lettore di floppy nel suo computer lo conservi gelosamente, perché tra meno di un anno – marzo 2011 – sarà roba da museo di archeologia digitale.

Addio, vecchio e rassicurante Floppy Disk

Il floppy da 3,5 pollici fu lanciato da Sony nel “lontano” 1981 e sostituì i flopponi da otto pollici e da 5 ¼ creati da IBM. I primi piccoli floppy disk contenevano 360 Kbyte, poi ci fu l’evoluzione verso i 700 Kb e, infine, si arrivò a 1,44 Mbyte. Briciole, in confronto alla capacità offerta oggi da supporti quasi microscopici come le Pen Drive

E’ stato il mercato a punire i vecchi floppy: crollo verticale delle vendite in Giappone, passate dai 47 milioni di unità del 2002 ai 12 milioni dell’esercizio fiscale 2009. 

E qualcuno si ostina ancora a definire il mondo ICT come “nuove tecnologie”!


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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