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Vulcano islandese e inadeguatezza italiana

La nube di cenere vulcanica incombe sull’Europa ormai da una settimana. Era chiaro dal primo istante che ci sarebbe stata un’emergenza senza precedenti. Un caso di studio, per la cosiddetta Comunicazione di crisi. I dirigenti degli Aeroporti di Roma, evidentemente, non hanno mai partecipato a corsi e seminari su come si comunica l’emergenza. Altrimenti il loro sito non sarebbe inaccessibile  proprio nel momento in cui c’è maggiore esigenza di informazioni. Anche un bambino avrebbe capito che la prima cosa da fare era il potenziamento dei server, per reggere il prevedibilissimo impatto record di contatti.

Il sito degli Aeroporti di Roma è inaccessibile

Facciamo qualche confronto. Ecco il sito dell’aeroporto di Monaco di Baviera. Non è mai andato in crash. Perfettamente funzionante anche il sito dell’aeroporto di Francoforte, l’hub più importante della Germania. Stesso discorso per lo scalo londinese di Heathrow e per quelli di Parigi.

La Comunicazione di crisi è uno dei "fondamentali" delle Scienze della Comunicazione

Le aziende che gestiscono gli altri aeroporti europei – è una constatazione – hanno garantito la comunicazione di crisi, attraverso lo strumento più idoneo a disposizione: il web. A Roma no. Tutti rimandati a settembre.  

La Comunicazione di crisi è uno dei "fondamentali" delle Scienze della Comunicazione

Cosa si studia nei seminari sulla Comunicazione di crisi? Ecco un esempio, a cura di Gian Carlo Manzoni. Ingegnere, consulente e formatore esperto in area Marketing e Sviluppo Manageriale ed Organizzativo:

La crisi in generale può essere un evento straordinario, il cui accadimento e la cui visibilità all’esterno minacciano di produrre un effetto negativo sulle attività e sulla reputazione dell’organizzazione e dell’azienda.

Prontezza e pertinenza diventano fondamentali.

Possono essere tante le crisi a cui l’azienda va incontro: catastrofi naturali, attentati, incidenti, scalate ostili,copertine di periodici, black-out, cadute di sistemi, paralisi dei collegamenti, aeroporti bloccati, scioperi, frane…

Tutto può precipitare in una crisi. E l’azienda deve sapere cosa fare.

Si definiscono in generale 7 fasi della crisi:

1. Allarme: individuazione in anticipo dei segnali. A volte, infatti, la struttura si irrigidisce e nega il problema.
2. Paura: esiste il pericolo immobilità.
3. Impatto: la crisi può esplodere. I media pressano. E le voci si diffondono.
4. Bilancio: occorre riprendere in mano la situazione facendo il punto e cercando di organizzare una risposta rapida e pertinente.
5. Salvataggio: si attuano i primi interventi per limitare i danni.
6. Rimedio: si pone fine alla causa della crisi.
7. Ripristino: si fanno a poco a poco ripartire attività e si recupera la posizione presso i media.


Twitter: @pinobruno

  • anonymous

    Ti ricordo che in Italia in tempo di "crisi" (che dura da decenni) le prime cose e persone ad essere sacrificate sono le persone dell'IT (Information technology).

    Inoltre gli aggiornamenti hardware sono fatti solo quando qualcosa va a fuoco.

    Basta vedere quel che fa Telecom: tagli al pwrsonale a "tutta birra" e le sue strutture e servizi fanno acqua da tutte le parti e per giunta vecchi di un secolo!

  • Pingback: SpiruNews.it » Blog Archive » Il vulcano islandese e il sito inaccessibile di Aeroporti di Roma()

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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