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PEC ovvero Posta Eternamente Costipata

Con cinquanta milioni di euro si può fare di più e meglio. Poste Italiane e Telecom Italia hanno intascato dal governo cinquanta milioni di euro per far funzionare la Posta Elettronica Certificata “gratuita”. Dall’avvio dell’Operazione PEC lanciata in gran pompa il 26 aprile dal ministro Brunetta è passata una settimana. Il sito è quasi sempre intasato. Dopo aver compilato il modulo on line, si aspettano ventiquattro ore e poi si va all’ufficio postale abilitato per essere identificati e completare l’operazione.

Dopo due giorni di tentativi, il sito si è finalmente reso accessibile. Ho seguito alla lettera le istruzioni e ho ottenuto il codice utente. Ho lasciato passare 24 ore e sono andato all’ufficio postale. L’impiegata – gentile – mi ha detto di ripassare, perché nel sistema non c’erano ancora i miei dati. Sono tornato stamattina. Stessa risposta. Ho chiamato il numero verde 800.104.464. L’addetta al call center – anche lei gentile – mi ha riferito che “hanno avuto problemi tra giovedì e venerdì” e mi ha suggerito di tornare all’ufficio postale nei prossimi giorni.

Attiva la tua PEC? E’ una parola!

Insomma, la “Rivoluzione PEC” non sembra tanto rivoluzionaria, se aziende del calibro di Poste Italiane e Telecom, con una dotazione di 50 milioni di euro, non riescono a far fronte alla domanda. Un portavoce di Poste Italiane – riferisce l’agenzia Il Velino –  ha giustificato la defaillance affermando: “Nessuno si aspettava che gli italiani avrebbero adottato il servizio in maniera così massiccia”. Ma per fornitori di tale calibro – sottolinea l’agenzia – gestire 20mila accessi al giorno (la media degli utenti che si sono collegati al sito) dovrebbe essere ordinaria amministrazione.

Altre considerazioni. L’ultimo rapporto sulla digitalizzazione dell’Italia, dell’osservatorio della Commissione Trasporti della Camera, indica che in Italia una famiglia su 2 non ha Internet e appena una su 3 e’ raggiunta da Internet veloce. Il numero di italiani del tutto privi di copertura online e’ invece di circa 2,3 milioni. Senza un intervento tempestivo a favore di un pieno incremento della banda larga, la Posta Elettronica Certificata rischia dunque di rimanere una chimera per molti.

Si deve anche tener conto del cosiddetto”fattore eta’”, che in Italia contribuisce a rendere più difficile il superamento del digital divide. Attualmente su 12 milioni di anziani, l’88,6 per cento della fascia compresa tra 65-75 anni non usa Internet. Mentre tra gli over 75 la percentuale sale al 95,4 per cento. Si evince facilmente che questi cittadini continueranno a fare la fila allo sportello per spedire una raccomandata.

Il ministro Brunetta, che ha voluto fortemente l’avvio della Pec, ha affermato che entro la fine dell’anno tutti i contatti tra Pa e cittadini potranno essere gestiti attraverso questo servizio. Il 60 per cento delle Pubbliche Amministrazioni però non ha ancora attivato le caselle che consentono di ricevere ed inviare la Posta Certificata e –  secondo Adiconsum – il gap sarà difficilmente colmabile in breve tempo, vista la ritrosia con cui molte amministrazioni pubbliche accolgono le innovazioni, particolarmente quelle tecnologiche, che velocizzano le procedure e rendono più trasparente l’attività delle PA.

Infine e’ da rilevare che i cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari, regolarmente residenti in Italia non possono attivare una casella di posta certificata, in quanto il decreto legge 29 novembre 2008, n. 185 (art. 16 bis) e poi il D.P.C.M. 6 maggio 2009 (“Disposizioni in materia di rilascio e di uso della casella di posta elettronica certificata assegnata ai cittadini”) prevedono come assegnatari del servizio i “cittadini”, piuttosto che i “residenti”, dando così origine all’esclusione degli stranieri. Brunetta ha promesso di intervenire presto con una modifica.

Ultima annotazione. In Italia l’assenza di interventi concreti per diffondere la banda larga è uno dei maggiori ostacoli al superamento del divario digitale. Rischiamo di essere superati persino dal Benin, dove un finanziamento di oltre un milione e mezzo di euro concesso dalla Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale alla società locale Isocel farà arrivare fibra ottica e larga banda nella capitale, Cotonou, e nelle sei citta’ di Djiougou, Porto Novo, Parakou, Savalou, Ouidah e Bohicon.

A Cotonou, capitale del Benin, sta per arrivare la larga banda. E da noi?

Dovremo trasferirci a Cotonou per avere connessioni decenti? D’altronde, nel resto dell’Europa le cose non vanno meglio. La Commissione Ue oggi ha puntato il dito contro l’arretratezza digitale dell’Unione: non c’e’ nemmeno un’azienda europea nella top ten di quelle di maggior successo (ai primi posti Google, Amazon, eBay e Facebook), sono europei solo quattro dei 54 siti piu’ visitati, e la Ue arranca anche sulla penetrazione della fibra ottica.

P.S. Ho chiesto all’impiegata di Poste Italiane l’indirizzo PEC dell’ufficio. Ha risposto che non ce l’hanno. Aspettano disposizioni dalla Direzione. Insomma la PEC la distribuiscono ma non la usano…

 

aggiornamento delle 11.34 del 7 maggio 2010

La mia PEC non è stata ancora attivata e nessuno sa dirmi perchè. Sono tornato per la terza volta all’ufficio postale. Quando l’impiegato digita il mio codice fiscale o il codice utente che mi è stato assegnato on line, il sistema risponde che non c’è nessuna registrazione a mio nome. Forse sto antipatico a Brunetta…

aggiornamento delle 15.30 del 17 maggio 2010

…la mia PEC non è stata ancora attivata. Alle Poste non sanno cosa dire. Al call center governativo neppure…


Twitter: @pinobruno

  • Alla fine… buone notizie. Da stamattina è attiva la mia Pec. ..

  • Empty Memory

    @ Pino Bruno

    Ti ringrazio per la delucidazione, utile a me ed immagino anche ai lettori.

    Frugando tra i pochi e confusi espositori al Forum P.A. di Roma, ho avuto un'altra info consolante: è possibile richiedere che le comunicazioni da P.A. a Cittadino siano inviate per i canali tradizionali, ovvero R.R., pur avendo una casella di PEC.

    In questa configurazione mi sento più sollevato, ma con un ultimo dubbio: allora a cos'altro può servire?

    La prossima versione di Codice dell'Amministrazione Digitale affiancherà la PEC alla Carta di Identità Elettronica ed alla CNS come strumento di accesso ai servizi della P.A.
    Peccato che questi servizi non esistano o siano rari come le oasi nel deserto.
    Sempre al Forum P.A. c'era uno stand del Comune di Parma … provo sempre un misto di invidia (per come funzionano i servizi lassù) e di dispiacere (per i rimanenti 8100 Comuni d'Italia).

    Perchè è così difficile replicare un modello che funziona … e come funziona!

    Ciao e buon Blog!

    E.M.

  • empty memory

    Carissimo Pino, sarei veramente curioso di sapere che cosa potrebbero risponderti se tu, innocentemente, gli dicessi che non la vuoi più, ad esempio perchè ti si è rotto il piccì e non te lo puoi ricomprare perchè fai il freelance… (con 2,58 euro a pezzo, hehe).

    Il vero problema è il sistema-truffa di considerare recapitata la PEC, con tutto il valore di una R.R., anche se ciò non è avvenuto.

    Questo causerà non pochi guai ai poveri sprovveduti cittadini, che poi saranno costretti a pagarne tutte le conseguenze ("la legge non ammette ignoranza").

    Per i lettori meno tecnologici mi spiego meglio: la ricevuta di una Raccomandata va firmata e restituita al mittente … semplice, no?

    La PEC viene considerata ricevuta ai fini di legge se il server di posta elettronica l'ha ricevuta (serve solitamente a confermare che l'indirizzo è esatto e la casella non è piena).

    Se non accendete il PC, se non scaricate la posta, anche per un qualsivoglia impedimento o disservizio, per la legge voi la PEC-raccomandata l'avete ricevuta!!!

    Oppure, la solita assurdità Brunettiana: a pagamento potrete(?) usufruire di un servizio SMS che vi avvisa che avete una nuova e-mail … o (tenetevi forte!) potete richiedere l'invio di una lettera (non Raccomandata) che vi informi che "c'è PEC per te".

    Semplice, no?

    Ciao e complimenti per la sana e libera informazione.

    E.M.

    [se vi dovesse cadere la saponetta con Brunetta alle spalle … lasciatelo lì …]

    • @Empty Memory: seguo da anni la vicenda PEC e, per scriverne, la uso. Ne avevo una rilasciata da INPS. L'ho testata un pò e poi ho dato disdetta. E' bastato un clic. Quando rinunci alla PEC di Stato, non puoi richiederne un'altra prima di tre mesi.

  • … giorni fa, il 5 maggio scorso, ho richiesto la PEC. Poi in data 11 maggio sono andato in Posta ad attivarla… a distanza di giorni, ancora oggi, non è attiva. Ho provato a scrivere all'indirizzo [email protected], ma la mail mi è ritornata indietro… "Delivery to the following recipient failed permanently…"
    LE PREMESSE NON "PROMETTONO" NULLA DI BUONO…

  • Grazie Gianpaolo. Penco conduce da tempo una battaglia di controinformazione su questa storia della PEC…anch'io ho scritto in proposito in molti post precedenti…

  • Il problema è che la PEC di Brunetta non è una vera PEC!!

    Riprendo un pezzo dell'articolo pubblicato da "Il Salvagente.it" (http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=La+postacertificat%40+di+Brunetta+non+%E8+una+Pec+e+non+tutto+%E8+gratis&idSezione=6751)

    A spiegarci tutti i limiti della “Pec all’italiana” è Massimo Penco, presidente dell’associazione “Cittadini di internet” ed esperto di sicurezza informatica: “Con la ‘Pec di Brunetta’ si può dialogare con la pubblica amministrazione, certo, almeno con quelle che hanno attivato la casella certificata (ndr: sul sito dell’associazione potete segnalare le amministrazione che non l’hanno ancora resa disponibile). Ma scordatevi di poter scambiarvi documenti con i soggetti privati, quindi le banche, il vostro avvocato, o altri cittadini”.

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Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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