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Top Secret America: quando il Grande Fratello diventa un gigante

Altro che Grande Fratello. Negli Stati Uniti è diventato un gigante e si chiama Top Secret America, denuncia il Washington Post in un’inchiesta che sta facendo tremare i palazzi del potere. I nuovi Bob Woodward e Carl Bernstein, i cronisti del Watergate, si chiamano Dana Priest e William Arkin. Ecco cosa hanno scoperto.

Negli Stati Uniti c’è un quarto potere dello Stato che dà lavoro a 845 mila persone, pari a una volta e mezzo la popolazione di Washington. E’ la Top Secret America, l’universo parallelo creato dal governo federale in risposta agli attacchi dell’11 settembre: una rete così vasta, mal organizzata e segreta che nessuno sa quanto costi, quanta gente ci lavori, quanti programmi esistano o quante agenzie facciano lo stesso lavoro: la denuncia è oggi sul Washington Post, in una maxi-inchiesta che ha riportato il quotidiano ai tempi d’oro del Watergate.

Secondo il giornale, che ha aperto un sito web, una pagina Facebook e una su Twitter, ”per reazione all’11 settembre è emerso un ‘quarto potere’ costituito da una costa all’altra dell’America, nascosto nelle sue città, in Colorado, Nebraska, Texas, Florida, alla periferia di Washington.

Dal sito del Washington Post

Il giornale ha lavorato per due anni con una ventina di giornalisti all’inchiesta che da oggi viene pubblicata in tre puntate corredata da mappe interattive, video, schede, valanghe di cifre.

”Abbiamo scoperto una geografia alternativa degli Stati Uniti, una ‘Top Secret America’ nascosta agli occhi del pubblico”, hanno scritto gli autori del dossier, Dana Priest, due volte premio Pulitzer, e William Arkin, ex analista di intelligence dell’Esercito nella Berlino della Guerra Fredda.

L’inchiesta della coppia Priest-Arkin ha fatto tremare i palazzi come negli anni Settanta fece il Watergate. Il direttore dell’intelligence nazionale David C. Gompert ha criticato lo scoop che ”non riflette la comunità dell’intelligence come la conosciamo”. Ma il capo del Pentagono Robert Gates, intervistato dal Post nella puntata di oggi, ha ammesso che ”c’è stata tanta crescita dopo l’11 settembre che abbracciarne le dimensioni è diventata una sfida”.

Dana Priest

Secondo il quotidiano non si tratta di una questione accademica: ”Assenza di obiettivi, non mancanza di risorse è stato al cuore della mancata prevenzione della strage di Fort Hood e dell’attentato di Natale al volo Delta”, sventato non dalle migliaia di analisti impiegati a trovare un terrorista solitario ma da un passeggero vigile e coraggioso.

Il quotidiano del Watergate ha scoperto che 45 agenzie federali sono state spezzettate in 1.271 entità del governo federale che a loro volta hanno appaltato lavoro a 1.931 contractor in 10 mila località d’America. A Washington e dintorni 33 edifici sono in costruzione o sono stati progettati per ospitare lavoro legato all’intelligence: ”Assieme occupano una superficie pari a tre Pentagoni o 22 edifici del Campidoglio”.

William Arkin

Molte agenzie fanno lo stesso lavoro, creando sovrapposizioni e sprechi. Gli analisti che esaminano i materiali ottenuti con le intercettazioni e altri metodi di spionaggio negli Usa e all’estero producono 50 mila rapporti all’anno: ”Troppi, con la conseguenza che di routine vengono ignorati’.

Nel servizio, corredato da interviste oltre che a Gates anche al capo della Cia, Leon Panetta (”I livelli di spesa post 11 settembre non sono sostenibili”) e all’ex direttore dell’intelligence nazionale Dennis Blair, il Washington Post ha preso speciali precauzioni per evitare di compromettere la sicurezza del paese: ”Ogni dato sul sito web è stato sostanziato da almeno due documenti pubblici. Abbiamo permesso a funzionari del governo di prendere visione del sito mesi fa e chiesto di esporci le loro preoccupazioni. Abbiamo rimosso alcuni dati che avevano fatto suonare campanelli d’allarme e limitato la capacità del pubblico di zoomare sulle mappe per identificare le località top secret”.

Fonte: Alessandra Baldini, Ansa


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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