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Labili ricordi digitali: per fortuna c’è CASPAR!

L’obsolescenza tecnologica è sempre stato lo spauracchio degli archivisti di tutto il mondo. E’ in ballo la sopravvivenza del patrimonio culturale dell’umanità. Il lavoro di archiviazione spesso va avanti come la tela di Penelope. Quando si completa faticosamente il lavoro, ci si rende conto che il supporto digitale prescelto è già archeologia tecnologica. E’ una criticità molto dibattuta, tra gli addetti ai lavori. Quattro anni fa l’Unione Europea ha deciso di prendere il toro per le corna e dare il via – con circa nove milioni di euro – all’ambizioso progetto CASPARCultural, Artistic and Scientific knowledge for Preservation, Access and Retrieval . Ebbene, l’obiettivo – a quanto pare – è stato raggiunto.

Archeologia digitale

Lo standard individuato – open source – si chiama OAISOpen Archival Information System. Si tratta – dicono gli esperti della Biblioteca Nazionale svizzera – di un modello strettamente logico che non dipende da nessuna implementazione. OAIS contribuisce ampiamente a una migliore comprensione dell’archiviazione digitale e alla creazione di un linguaggio comune in questo campo.

Come funziona CASPAR

Questo modello di riferimento certificato ISO 14721 – aggiungono i bibliotecari svizzeri – descrive un archivio “come un’organizzazione all’interno della quale uomini e sistemi operano insieme nell’intento di conservare determinate informazioni per metterle a disposizione di una cerchia definita di utenti. Il modello descrive dettagliatamente come l’informazione elettronica creata dal produttore deve giungere in un sistema d’archivio, quali fasi di trattamento sono necessarie per l’archiviazione a lungo termine e come si può accedere alle informazioni stoccate nell’archivio.

Lo staff di CASPAR mette a disposizione di tutti diciannove video- lezioni dedicate alla Advanced Digital Preservation, utili per apprendere tecniche e “trucchi” dell’archiviazione digitale.

Per chi volesse approfondire, all’obsolescenza dei supporti tecnologici e alle tecniche di preservazione digitale è dedicato un saggio di Franco Guadagni. E’ del 2006 ma comunque attuale.


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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