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Nomadi digitali: il mondo è bello perché è in movimento

(di Titti Santamato dell’Ansa). Fotografi, grafici, web designer, analisti, blogger, scrittori, reporter freelance e tanti altri: lavorano in un bar, in aeroporto, in treno, su una panchina, sotto una palma, a New York, in Nuova Zelanda, ma ora anche a Roma e Milano. Sono i nomadi digitali, una categoria trasversale che lavora e vive ovunque grazie a Internet e allo sviluppo delle tecnologie mobili: un fenomeno non nuovo, soprattutto negli Stati Uniti, ma che si sta diffondendo ovunque, anche in Italia, sia per la recessione che ha costretto molti a resettare le loro vite, sia per la crescente voglia di scalare marcia – downshifting  – rispetto ai ritmi quotidiani.

”Delusi dal lavoro e dalla vita che conducevamo, abbiamo deciso che era giunto il momento di cambiare qualcosa”, scrivono Alberto e Diego, romani, sul sito che stanno lanciando, http://www.nomadidigitali.it/. I due amici invitano gli utenti a registrarsi allo spazio web per creare una community, scambiare idee tra persone che hanno le stesse necessità ma anche offrire aiuto a chi ”vuole rendersi indipendente lavorando online”.

”Wireless, ergo sum” scrive invece sul suo blog Andrea, manager di un’azienda che progetta software e che suggerisce di ”cercare nuovi scenari e nuove tecnologie” da proporre anche alla clientela, per lavorare in maniera diversa. Chi invece i nomadi digitali italiani vuole vederli da vicino, deve andare a Milano: ogni ultimo venerdì del mese si riuniscono in zona Università Cattolica gli iscritti al sito http://www.poc.it/, dove ‘poc’ sta per Power Book Owners Club, cioè un gruppo ispirato al celebre portatile professionale della Apple. Lo spazio raccoglie storie e notizie dal web, dritte e anche una sezione ‘mercatino’ dedicata alla vendita e allo scambio di dispositivi tecnologici utili a chi lavora e vive in remoto. 

Quello da cui non possono prescindere i nomadi digitali (oltre al coraggio e a un pizzico di romanticismo) è infatti la tecnologia: la dotazione minima include uno smartphone, un computer portatile e una solida connessione a Internet. Al di là della chiavetta Usb, sembra destinato a prendere piede il Mi-Fi (o My-Fi), un dispositivo leggero, che assomiglia ad una carta di credito: in pratica è un router tascabile con all’interno una Sim card, in grado di generare una rete Wi-Fi da quella di telefonia mobile.

Si possono collegare più dispositivi contemporaneamente (notebook, iPad, smartphone, e-book reader, playstation, videocamere, ecc.), anche autonomamente, cioè facendo a meno di un computer (insomma, ognuno può crearsi il proprio hotspot). E sempre nel campo delle tecnologie, la Apple intercettando questo trend ha da poco aperto una nuova sezione dell’AppStore che si chiama proprio Nomadi Digitali: va bene sia per iPhone che per iPad e contiene tutte quelle applicazioni che si possono usare fuori casa o suggerimenti per la ”produttività’ provvisoria”, come la definisce un blog di informatica.  

I nomadi digitali sono ovviamente ‘social’ e infatti c’è uno spazio su Facebook e uno su Linkedin, di respiro però più internazionale; una community, worksnug.com, che ti aiuta a trovare i posti nel mondo in cui lavorare meglio (per l’Italia è menzionata Milano), ma anche il canale dedicato su YouTube (http://www.youtube.com/dignomads) dove si possono ascoltare le storie di chi ha abbracciato questa nuova filosofia di lavoro e di vita e che ora è diventato non solo un punto di riferimento per chi vuole intraprendere questa strada, ma anche per molte aziende. 

 Infatti, se in Italia il fenomeno sta prendendo piede pian piano, negli Stati Uniti è così diffuso che molti nomadi digitali sono diventati dei seguitissimi opinion maker e guru della comunicazione e dalla loro pagina di Twitter dettano legge nel campo del marketing, del social networking e delle strategie aziendali. Ma questa flessibilità lavorativa e creativa può funzionare? Ecco cosa scrive sul suo blog il ‘nomade’ Steve Rubel, dirigente della Edelman, una delle più grandi società di pubbliche relazioni del mondo: ”Se non si consentirà ai propri dipendenti di diventare nomadi, loro lo faranno lo stesso e a quel punto diventeranno tuoi concorrenti”.

(di Titti Santamato dell’Ansa)


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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