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Wikileaks dà fastidio e continua la campagna di fango

E’ noioso ripetersi, ma il 28 ottobre scorso (e tante altre volte in precedenza) questo blog aveva spezzato una lancia in favore di Wikileaks, la gola profonda digitale per i giornalisti che vogliono approfondire e fare controinformazione. Il copione della disinformatjia si sta attenendo con fedeltà alle battute scritte. La magistratura svedese ha deciso di andare avanti con le accuse di stupro nei confronti del fondatore di Wikileaks, Julian Assange.

Julian Assange

La cronaca la fa l’Ansa: Si è riaperto oggi a sorpresa il dossier della procura svedese contro Julian Assange, fondatore di Wikileaks, accusato da due donne svedesi di stupro, molestie e coercizione. Il tribunale di Stoccolma, su richiesta depositata stamani dalla procura, ha emesso un mandato d’arresto internazionale (in contumacia) nei confronti del 39enne australiano che di recente ha reso pubblici sul suo sito 400.000 documenti riservati sulla guerra in Iraq ed altri 77.000 su quella in Afghanistan. Assange, 39 anni, ha sempre respinto le accuse mossegli a Stoccolma e ritiene di essere vittima di una campagna di discredito per i troppi piedi che ha pestato, a cominciare dal Pentagono e dai servizi segreti Usa.

Su di lui però gravano le accuse formulate alla fine di agosto (quando fu emesso un primo mandato, poi ritirato) da due donne di 25 e 35 anni: ”Ho chiesto al tribunale…di arrestare Assange, sospettato di stupro, molestie sessuali e coercizione nei confronti di due donne durante la scorsa estate”, si legge oggi in un comunicato del procuratore svedese Marianne Ny.

”La ragione della mia richiesta è che voglio interrogarlo, e sino a oggi non ci siamo riusciti”, aggiunge precisando che sarà ricercato anche all’estero attraverso l’Interpol. ”Abuso di potere” e ”persecuzione” risponde il consigliere del fondatore di Wikileaks, Mark Stephens, mentre giudicano la misura ”esagerata” e ”sproporzionata” i suoi legali.

L’australiano ammette tramite il suo avvocato di aver conosciuto le due donne che lo accusano, ma ha escluso di aver fatto ”sesso non consensuale”, rifiutandosi di aggiungere altro: ”Sono fatti privati”. Il suo avvocato inglese smentisce che non abbia voluto farsi sentire dalla magistratura:

”Nonostante il suo diritto a non rispondere il mio cliente si è offerto a più riprese di essere interrogato (…) tutte le offerte sono state categoricamente respinte”.

Il primo settembre la procura decise di procedere con le indagini, garantendo però all’australiano il 19 settembre la libertà di lasciare la Svezia, Paese da lui scelto come base per la tutela ivi garantita ai giornalisti. Assange ha un rapporto speciale con il partito dei pirati svedesi, che hanno ospitato alcuni dei suoi server, localizzati in un ex bunker atomico di Stoccolma. Secondo alcuni collaboratori in Islanda – dove di recente è stata registrata una societa legata a Wikipedia – si troverebbe al momento in Gran Bretagna.

La principale accusatrice di Assange sarebbe Anna Ardin, il cui profilo è stato ”vivisezionato” in rete dai sostenitori di Wikileaks: lei, dicono, avrebbe sporto denuncia per ”vendetta” avendo lavorato per il governo svedese a Washington ed essendo la sorella di un militare in Afghanistan. Sarebbe una ”spia” nella ”campagna di fango” orchestrata dal Pentagono dopo la pubblicazione di 77.000 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan.

Un clima reso più incandescente nelle ultime settimane, con la pubblicazione di altri 400.000 documenti sull’Iraq alcuni dei quali accusano militari Usa di aver chiuso gli occhi di fronte a torture e abusi nei confronti di civili compiute da militari iracheni.

Assange, di cui si è parlato nei giorni scorsi come possibile uomo dell’anno 2010 di Time,  il 3 novembre si era detto pronto a intentare causa contro le autorità svedesi per “il danno di immagine” causato dall’inchiesta. Il giorno dopo, dicendo di sentirsi ”in pericolo”, dichiarò di voler chiedere asilo politico in Svizzera.

In settembre, in un’intervista all’agenzia Afp, Assange dichiarò che i servizi segreti americani e il Pentagono, allarmati e irritati per i documenti pubblicati, ”sono probabilmente ormai molto soddisfatti”, ammettendo però che evocare il coinvolgimento dei servizi Usa nel suo caso giudiziario equivaleva a spaziare ”nel campo della pura speculazione”.

Sempre l’Ansa ci aiuta a capire meglio cos’è e cosa fa Wikileaks, con questa scheda ben fatta:

Wikileaks, il sito fondato da Julian Assange, colpito oggi da un ordine d’arresto internazionale in Svezia per stupro, è un’organizzazione senza scopo di lucro fondato da sostenitori dei diritti umani, giornalisti e da altri, come recita il sito stesso. Lanciato nel 2006, promuove la fuga di notizie per lottare contro la corruzione di governi e di società, come sostiene Assange.

Il sito e la pagina su Twitter, di tanto in tanto rendono pubblico materiale ”scottante”. Queste finora le pubblicazioni più importanti:

GUANTANAMO: il sito esordisce nel 2007 con la pubblicazione delle procedure a cui i soldati si devono attenere a Guantanamo, le ”Camp Delta Standard Operating Procedures”, che prevedono isolamento e altre tecniche giudicate illegali dai gruppi per la difesa dei diritti umani.

SCIENTOLOGY: nel 2008, il sito pubblica centinaia di documenti sulla setta, sulla sua organizzazione strutturale, sulle pratiche della controversa ”chiesa”.

LE MAIL DI SARAH PALIN: nel 2008 un hacker viola la posta elettronica di Sarah Palin, all’epoca candidata repubblicana alla vicepresidenza Usa. Ne vengono pubblicate due, insieme alla lista dei contatti e numerose foto personali: appare che la governatrice ha usato un account personale per affari pubblici, dicono i critici, per nascondere il proprio operato.

ABU GHRAIB: a maggio 2009 online finiscono le foto degli abusi nel carcere speciale iracheno da parte dei soldati americani. L’impressione è enorme in tutto il mondo, fino a far annunciare al neo-eletto Obama la chiusura del carcere.

CAMBIAMENTO CLIMATICO: nel novembre 2009 vengono pubblicate oltre 1.000 email tra scienziati che dimostrano il tentativo di ”aiutare” la teoria che il cambiamento climatico sia causato dalle attivita’ umane anche fornendo dati falsati.

– L’11/9: novembre 2009, il sito mette online 573.000 pagine di messaggi di varia natura e provenienza sull’intera giornata degli attacchi a Torri Gemelle e Pentagono l’11 settembre 2001.

ELICOTTERO USA UCCIDE CIVILI IN IRAQ: pubblicato nell’aprile 2010, un video ripreso da un elicottero Apache Usa in Iraq mostra i soldati americani che sparano sulla folla, uccidendo 15 persone tra cui due giornalisti della Reuters. Finisce in carcere il soldato Usa Bradley Manning, presunta ”talpa” che avrebbe fornito ad Assange il video.

IL DIARIO AFGHANO: luglio 2010, Wikileaks pubblica 77.000 documenti sulla guerra in Afghanistan, scatenando roventi polemiche in tutto il mondo. Nei dossier tra l’altro da alcuni documenti risulta l’irritazione Usa per la presenza di Emergency nel Paese.

L’ORRORE IN IRAQ: 22 ottobre 2010, resi pubblici oltre 400.000 documenti riservati sulla guerra in Iraq (2003-09) da cui risulta che i morti totali sono stati 109.000, 66.000 dei quali civili, e 15.000 episodi finora sconosciuti. I documenti rivelano episodi di torture e violenze nelle carceri la cui responsabilità maggiore è attribuita a soldati iracheni. Ma la documentazione viene ritenuta un atto d’accusa anche nei confronti dei militari Usa, che ”erano al corrente dei ricorso alla tortura autorizzato dallo stato iracheno”.

PRESTO RUSSIA E CINA: accusato da molti di essere troppo ”antiamericano”, a fine ottobre Wikileaks ha annunciato la prossima pubblicazione di documentazione riguardanti anche Russia e Cina. L’obiettivo dichiarato dal sito fin dalla sua fondazione era infatti quello di puntare contro quelli che vengono definiti i ”regimi dispotici in Cina, Russia e Eurasia”.

Ecco perchè tutti vogliono togliersi Wikileaks dalle scatole. Alla prossima puntata della disinformatjia story.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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