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Linguaggi: Google prova a rovesciare Babele

Un piccolo passo per Google, un grande passo per l’umanità. La formidabile macchina scientifica di Mountain View prova a scardinare la barriera linguistica del web, non soltanto con le parole ma anche con la voce. Siamo ancora ai preliminari. Potremmo parlare di versione alpha (neanche beta), per la nuova versione di Google Translate, riservata al momento ai soli smartphone  carrozzati Android. La cautela è d’obbligo, ma l’entusiasmo per le potenzialità dell’applicazione è grande. Siamo di fronte a un prototipo di interprete mobile, maccheronico quanto si vuole, ma concreto.

Come funziona? Si usa il microfono dello smartphone  per parlare e l’applicazione incamera il testo, che poi traduce e legge con la sua voce sintetica. Si può dunque abbozzare una conversazione con un interlocutore che parla un’altra lingua, alternandosi al microfono. La prima versione della nuova applicazione fa interagire spagnoli e inglesi ma, si sa, agli Archimede Pitagorico di Google l’appetito vien mangiando, e possiamo immaginare che il poliglotta digitale possa evolversi molto presto.

Verma Awaneesh, responsabile del prodotto, non nasconde le ambizioni di Google  e la soddisfazione per questo primo risultato. La sperimentazione è dunque avviata. Potrebbe realizzarsi il sogno  di padre Roberto Busa, pioniere della linguistica informatica.

Circa tre anni fa il giornalista Gino Banterla aveva chiesto allo scienziato gesuita: “Riuscirà davvero il computer a farci parlare un’unica lingua, rovesciando Babele?”

E padre Busa aveva risposto: “Direi di no – risponde lo scienziato gesuita – se intendiamo che in prospettiva tutti gli uomini possano parlare una sola lingua. Ma rispondo senz’altro di sì se consideriamo il computer come un intermediario tra persone che parlano lingue diverse, come portatore di una lingua ontologica e ideografica nella quale ogni singola parola ha un solo significato. Un cinese e un italiano grazie al computer potranno un giorno dialogare tra di loro senza conoscere l’uno la lingua dell’altro e neppure l’inglese. In pratica accadrà questo: il cinese invia un testo nella sua lingua al computer, il quale lo traduce e lo trasmette all’italiano; quest’ultimo scrive in italiano e il computer traduce in cinese. Prima che si arrivi a questi risultati gli esperti italiani e cinesi dovranno ovviamente elaborare i necessari programmi, risultato del matrimonio tra la fisica dell’informatica e la microanalisi delle lingue”.

Babele comincia a pendere, come la torre di Pisa.

 

Chi ha Android può scaricare l’applicazione Google Translate cercando “Google Translate” in Android Market o attraverso la scansione del codice QR qui raffigurato:

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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