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Wikileaks e l’aria maccartista che tira in America

Tira una brutta aria maccartista, negli Stati Uniti del democratico Barack Obama. La guerra fredda non c’è più, ma i metodi restano gli stessi. Sembra che Wikileaks e chi fa controinformazione siano diventati più pericolosi dei terroristi. Le pressioni su Twitter ( e forse su Facebook e Google) per consegnare dati personali e messaggi privati dei collaboratori di Julian Assange sembrano sinistri avvertimenti nei confronti delle centinaia di migliaia di cittadini che, in tutto il mondo, hanno solidarizzato e solidarizzano con Wikileaks, in difesa del diritto all’informazione.

Good night and good luck, uno dei più bei film sul delirio maccartista negli Stati Uniti degli anni Cinquanta

I fatti: una corte federale della Virginia ha ordinato a Twitter di rimettere al Dipartimento di Giustizia statunitense tutta la corrispondenza privata transitata sul social network.  La consegna è stata notificata da Twitter agli utenti interessati. Tra loro c’è anche la parlamentare islandese Birgitta Jonsdottir, già collaboratrice di Assange, che però ha annunciato l’intenzione di opporsi.

”Il governo americano vuole sapere tutto sui miei tweet e su altri dati dal 1 novembre del 2009 in poi. Si rendono conto che sono un membro del Parlamento islandese?”, è stata la denuncia della Jonsdottir, che ha scaricato la sua indignazione proprio su Twitter.

L’ingiunzione – che inizialmente doveva restare segreta ma poi, con l’autorizzazione della corte, e’ stata comunicata da Twitter ai suoi utenti – è stata pubblicata integralmente dal sito americano Salon.com. E’ datata 14 dicembre ed è firmata dal giudice federale della corte della Virginia Theresa Buchanan.

Nell’ordinanza si sottolinea come ”ci siano fondati motivi per credere che i dati richiesti siano rilevanti per un’inchiesta criminale in corso”. Twitter – è l’ordine della corte – deve consegnare quindi qualsiasi informazione, incluso l’indirizzo Ip dei computer coinvolti, relativa ad alcuni membri o ex membri dello staff di Wikileaks. E nel mirino della giustizia americana ci sono, oltre ad Assange e Manning, il programmatore statunitense Jacob Appelbaum, l’hacker olandese Rop Gonggrijp e la parlamentare Birgitta Jonsdottir.

Wikileaks ha chiesto ad altri due colossi americani del web, Google e Facebook, di rivelare il contenuto di ogni ingiunzione che abbiano ricevuto da Washington. “Oggi è stata confermata l’esistenza di un’indagine di spionaggio da parte di un Gran Giurì segreto degli Stati Uniti, dice Wikileaks.  Assange ha paragonato l’ingiunzione” a una violenza” e ha sottolineato che ”se l’Iran tentasse coercitivamente di ottenere informazioni da giornalisti e attivisti stranieri, i movimenti per i diritti umani di tutto il mondo si pronuncerebbero”.

In un’intervista al giornale francese Le Point, Birgitta Jonsdottir ha annunciato battaglia. ”Non ho intenzione di fornire i miei dati”, ha affermato la parlamentare, che ha dieci giorni per appellarsi contro l’ingiunzione. ”Ho già parlato del caso con il ministro della Giustizia islandese”, ha assicurato, dicendosi scandalizzata per i metodi adottati dalla giustizia americana, poco rispettosi delle libertà individuali.

Se è vero che negli Stati Uniti è al lavoro un Gran Giurì segreto, per imbastire nei confronti di Wikileaks un’accusa di cospirazione, sarebbe il caso di prestare attenzione alle parole di Robert Meeropol.

Il figlio minore dei coniugi Julius ed Ethel Rosenberg, messi a morte nel 1953, in pieno delirio maccartista, per “cospirazione a fini di spionaggio’’, dice che “appare chiaro perché il governo vorrebbe accusare Assange di cospirazione. Non solo lui, ma chiunque sia stato coinvolto nella comunità di WikiLeaks potrebbe essere pescato in una grossa retata. Proprio come nel caso dei miei genitori, gli inquirenti  potrebbero cercare di convincere qualcuno dell’ organizzazione a denunciare gli altri, in cambio di qualche trattamento di favore.  Questa tattica del divide et impera potrebbe mettere gli uni contro gli altri, seminando la sfiducia in tutto il resto della comunità e intimidire tutti convincendoli a stare buoni”.

(Fonti: Le Point, Ansa, Wikileaks, LSDI)


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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