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Giornalismi: le fonti vanno tutelate

Le fonti dei giornalisti vanno tutelate. Così ha sentenziato il 5 maggio scorso la Corte di appello di Bordeaux. I giudici di secondo grado hanno detto che il pubblico ministero di Nanterre Philippe Courroye è andato al di là della legge, quando ha permesso alla polizia di esaminare i tabulati telefonici di due giornalisti di Le Monde. I cronisti stavano seguendo un caso che ha appassionato la Francia: lo scandalo che ha coinvolto l’ereditiera del gruppo L’Oreal, Liliane Bettencourt.

La Corte di appello di Bordeaux ha detto che le indagini del pubblico ministero sono state fatte in violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e di un emendamento della legge francese sulla stampa che tutela la riservatezza delle fonti.

Sulla vicenda interviene Reporters sans frontières.  “E’ un segnale molto positivo – si legge in un comunicato – anche se ci rammarichiamo che sia arrivato così tardi.

La magistratura era intervenuta dopo la denuncia di un legale della Bettencourt nei confronti di Le Monde. L’avvocato si era stizzito per la fuga di notizie sull’inchiesta che riguardava la sua assistita. Il pubblico ministero aveva fatto mettere sotto controllo i telefoni dei due cronisti, dopo aver sequestrato i tabulati delle conversazioni e degli sms.

Nel motivare la decisione, i giudici di Corte d’appello di Bordeaux hanno scritto che: “L’indagine della polizia era in risposta a una domanda – quanto meno discutibile – posta da un privato”.  La legge francese, prevede che debba esserci un “interesse pubblico prevalente” affinché polizia e autorità giudiziaria possano indagare le fonti di un giornalista”

“Compromettere la riservatezza delle fonti dei giornalisti – osserva Reporters sans frontières – significa mettere a rischio la fiducia dei loro informatori, cioè le basi stesse del giornalismo investigativo. Tanto più nei casi che coinvolgono  il governo o alcuni amici potenti… in questo caso il danno c’è già stato. Occorre fare di più in futuro per garantire che le fonti dei giornalisti siano davvero protette”.

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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