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Scuola digitale: come abbiamo dematerializzato le prove INVALSI

In un istituto professionale di Andria c’è stato un interessante esperimento di dematerializzazione, con la simulazione dei test INVALSI. Le prove sono state digitalizzate per far esercitare i 180 studenti coinvolti. Risparmiati tempo, carta, denaro e inchiostro. Ideatore della sperimentazione è Giuseppe Miccoli, che qui ci racconta com’è andata. “Ogni anno il Miur somministra agli alunni di una determinata fascia le prove Invalsi, test che hanno lo scopo di rilevare le “competenze di base” in italiano e in matematica. Si tratta di test identici tanto per gli alunni, poniamo, di un liceo classico, quanto per gli studenti di un tecnico o di un professionale. Per questi ultimi sono senz’altro più difficili. 

Il fattore tempo aggiunge il suo carico, dato lo scarso preavviso concesso dal Ministero (poco meno di due mesi). E’ importante, dunque, fare simulazioni preliminari, prima della prova ufficiale stabilita dal MIUR (quest’anno il 10 maggio), per far allenare i ragazzi, se non sui contenuti, almeno sulle strategie da adottare nei confronti di quesiti di cui potrebbero non conoscere la risposta (imparare a dedurla dalla domanda stessa, individuarla per esclusione, etc.).

È necessario, in altre parole, sottoporre agli alunni molti esempi di questi test… dovendo aggirare, però, quasi sempre, un enorme problema pratico: l’impossibilità economica, da parte dell’Istituto, di fare fotocopie, se non in numero limitatissimo (questi test si compongono di solito di un brano di circa due pagine, e di 15 – 20 domande  con quattro opzioni; i quesiti di matematica, poi, presentano anche il problema di immagini, figure, diagrammi, etc.)!

Ho perciò proposto alla mia compagna, docente di un Professionale, appunto, e in cerca di una soluzione per i suoi ragazzi, di mettere in forma digitale i test, così che gli alunni potessero fruirne in sala computer. La scuola aveva a disposizione fascicoletti inviati come copia omaggio (rigorosamente senza cd-rom!) dalle case editrici.

Ho digitalizzato il fascicoletto in diversi formati “pdf”, tra cui l’OCR, che ha permesso anche il passaggio in word. Così, al costo di una sola ora di lavoro per la scansione, dieci docenti, suddividendosi il lavoro, hanno potuto facilmente inserire i test nella piattaforma Docebo, e tutti gli alunni coinvolti si sono ripetutamente esercitati, senza alcun dispendio di fotocopie, né consumo di carta o inchiostro.

Alla sperimentazione hanno partecipato nove classi, con una media di 20 alunni ciascuna, perciò si sono esercitati 180 alunni circa, nei soli test di italiano. Con un po’ di impegno il servizio poteva essere esteso ai test di matematica, raddoppiando così il vantaggio.

Lezioni “dematerializzate”

In genere, alla fine delle mie lezioni di matematica, scansiono i miei appunti scritti in modo da farne una copia digitale. La mia alunna, che già possiede i miei fogli in originale su formato A4, la volta successiva riceverà gli stessi appunti ma organizzati a mo’ di opuscolo. Questo formato, tipo A6,  è più pratico e “didatticamente” più accattivante del normale foglio di lavoro.

La dematerializzazione dei fogli di lavoro, oltre a restituire ordine alla mia scrivania, mi permette di ricreare e conservare l’ordine cronologico delle lezioni, che poi corrisponde alla successione degli apprendimenti dell’alunna. Così posso “calibrare” le spiegazioni successive con più consapevolezza e criterio. Tutto in un click!

Scansionare e stampare “ al volo” qualche testo in lingua da tradurre o qualche esercizio di matematica dovrebbe diventare prerogativa di tutti gli insegnanti, che potrebbero, così, fornire il materiale didattico in maniera ordinata, economica e tempestiva”.


Giuseppe Miccoli, collaboratore del web magazine www.ecodallecitta.it

 

 

 

 

 

 

 

 


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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