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Carta di Identità Elettronica: c’è di che essere Indignados

“Per l’ignaro cittadino italiano è difficile comprendere come mai – a distanza di ben undici anni dalla istituzione della Carta di Identità Elettronica, dopo una lunga sperimentazione, costata circa 60 milioni di euro, con la produzione di oltre 4 milioni di CIE emesse da circa 200 Comuni, che già la utilizzano per l’erogazione di molteplici servizi in rete,  tutto venga cancellato, sia rottamato l’intero progetto”. Tornano a fioccare le interrogazioni parlamentari, sullo scandalo infinito della CIE. Con quello che ci sono costate e ci costeranno ancora, le nuove Carte di Identità dovrebbero essere fatte di oro zecchino!

La nuova denuncia è dei senatori dell’Italia dei Valori Gianpiero De Toni e Felice Belisario, depositata l’8 giugno scorso. I due parlamentari dell’opposizione sottolineano che negli ultimi undici anni “…oltre ai 60 milioni di euro utilizzati per la sperimentazione della CIE sono state spese cifre importanti: 60 milioni di tessere sanitarie, con costo complessivo per produzione e gestione/distribuzione di oltre 650 milioni di euro; la CNS, Carta nazionale dei Servizi, costo unitario 20 euro a carico dello Stato; la CRS, Carta regionale dei servizi, diffusa su base regionale (Lombardia, Friuli, Sicilia), con circa 18 milioni di card dal costo unitario di 15 euro; infine la CRS Lombardia, con validità di 5 anni, per la quale, negli anni 2001-2011, sono stati spesi almeno 1.000.000.000 di euro per una popolazione di circa 9 milioni di cittadini, per un costo di 183 euro a cittadino per 2 card, quindi 91,5 euro a card. Si tratta di spese, a parere degli interroganti, del tutto inutili”.

Il passaggio più importante dell’interrogazione parlamentare riguarda la sicurezza: “…la modifica delle caratteristiche tecnologiche di sicurezza, che si intuiscono notevolmente depotenziate in seguito all’abbandono dell’ologramma laser, scelta che sembra determinata dalla volontà di non ricorrere all’in- house providing, di fatto esclude la possibilità del controllo ‘a vista’ della persona, vanificando la sicurezza del documento, in quanto le forze di polizia e di frontiera non dispongono di strumenti di lettura del microchip”.

E’ un preoccupante passo indietro, in tema di sicurezza, più volte denunciato da questo blog e da altri giornalisti. Ieri ha reiterato Marco Ludovico, sul Il Sole 24 , annunciando per oggi una conferenza nella sede dell’Ambasciata americana a Roma. Nelle nuove Carte di Identità Elettroniche a cui lavora il governo, è scomparsa la banda a memoria ottica, sostituita dal microchip.

Gli Stati Uniti – è ben spiegato qui – hanno molto a cuore il tema della contraffazione di identità. Non a caso la loro Green Card non è mai stata falsificata. E’ un problema di sicurezza globale, perché se ci sono in giro documenti facilmente falsificabili, è facile che ne approfittino delinquenti e terroristi.

La nuova Green Card americana

Perché mai la tecnologia della banda ottica è stata abbandonata? Lo spiega bene Sergio Rizzo in questo suo articolo del 24 maggio scorso sul Corriere della Sera, lo adombrano i due senatori dell’IDV nella loro interrogazione. I microchip li fabbricano aziende che sarebbero nelle grazie del governo, la banda ottica no.

Bene, ma la prossima CIE la voglio di oro zecchino….


Twitter: @pinobruno

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  • per un’indagine che sto conducendo in via riservata, sai per caso chi era l’azienda che stava dietro al progetto? (ovviamente per evitarti querele, rispondi anche in pvt, hai la mia email).

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  • Giovanni P.

    … e comunque la questione si fa seria.
    Dopo che Maroni si è trovato il DL 2494 “sicurezza” insabbiato in Senato, da novembre ad oggi non se ne è più discusso, il ministro dell’economia(?) ha fatto “copia-incolla” e la medesima proposta oscena è passata due giorni fa alla Camera, inserita molto vilmente nel decreto “sviluppo”. (dieci righe in un decreto di 350 pagine!)

    Anche l’ipocrisia di inserire in un decreto chiamato “sviluppo” una norma per volatilizzare milioni di euro spesi finora e creare un altro buco da 2 miliardi!

    In pillole:
    – un progetto che con 20 euro a carico del cittadino (volontario) si sarebbe finanziato con qualche utile per la pubblica amministrazione è diventato “gratis per tutti”. Sappiamo che significa, la pagheremo tutti, anche chi non la volesse.
    – E’ obbligatoria, per chiarire ogni dissenso.
    – Viene data anche ai neonati. Che di un chip ed un PIN non so cosa se ne facciano.
    – Sarà unificata con la tessera sanitaria, ovvero metterà in serio pericolo la privacy di tutti, incluso chi dovrà presentare il proprio documento con fotografia ed indirizzo per acquistare farmaci che dichiarano patologie particolari od abitudini sessuali, creando altri problemi a chi avesse diritto all’una e non all’altra (ad es. un cittadino con restrizioni di libertà, etc.)
    – un nuovo progetto, qualunque esso sia, porterà a nuove sperimentazioni, architetture, consulenze e la diffusione sul territorio si fa più lontana, sempre più piccola.

    Dimenticavo, il ministro della salute ha dichiarato che, coerentemente con la normativa europea, la CIE non è compatibile con la tessera sanitaria, in alcun modo.
    Quindi, se non sarà quel che si dice, rimane l’unica maniera per dettare nuove regole tecniche per riuscire finalmente a passare il business di oltre due miliardi di euro alle lobby padane.

    Domande?

  • Giovanni P.

    Gentilissimo sig. Davide, purtroppo il vizio di commentare senza sapere è molto, troppo diffuso. A prescindere da quello che sembra un commento “tanto per criticare l’IDV”, la realtà è ben più triste di quanto il Dr. Bruno abbia espresso nella sua ammirabile brevità.
    Il problema nasce tanti anni fa, nel 2008, quando il ministro dell’interno Amato invece di preoccuparsi della sicurezza, esige l’abbassamento del costo della CIE, mandando in fumo il project financing della società mista Poligrafico/Poste/Finmeccanica. Da quel momento il progetto CIE, ormai giunto alla fase operativa di consolidamento sul territorio nazionale, inizia ad insabbiarsi e perdersi in diatribe legali tutte in casa del ministero dell’economia.

    Il blocco totale avviene nel gennaio 2011, quando il ministro dell’interno Maroni decide di spostare il business al nord, per federalizzare il giro di affari vicino ai due miliardi di euro. Dallo scorso Novembre prepara il DDL 2494 (sicurezza) che poi va al Senato e lì si arena.
    Siccome la CIE “così com’è” va fermata a tutti i costi, la stessa norma passa inosservata all’interno del DL 70/2011, una manovra finanziaria che fa tutt’altro. Questa norma già pubblicata in Gazzetta Ufficiale ha imposto l’azzeramento dei vertici del Poligrafico (dividi et impera?), la fusione di CIE e Tessera Sanitaria, la nuova CIE (di cui non si hanno elementi tecnici) obbligatoria per tutti (anche i neonati) e la buffonata del “gratis per tutti” che equivale al pagarla tutti con nuove tasse, anche chi non la volesse perchè possiede un documento equipollente.

    Anch’io ho la CIE, ed ho appena avuto la seconda a 25,42 euro (rifiutando il rinnovo gratuito!), ma i Comuni emettitori che oggi hanno raggiunto i 200 su 8100 totali, da qualche mese sono a numero chiuso. Alcuni Comuni che hanno richiesto di poter offrire il servizio ai cittadini sono stati bloccati dal Ministero dell’interno, che, esaurite le scuse, risponde che siamo in stallo in attesa di un nuovo decreto! Delirio totale! C’è una legge vigente (più d’una) e non le applichiamo perche il Ministro non vuole.
    Per concludere con un commento sull’interrogazione parlamentare dell’IDV, che per carità non voterei nemmeno se fosse l’unico partito, sono arrivato a capire quando un’operazione è di un singolo e non di un partito. Contro la manovra di Tremonti e Maroni, Calderoli e Brunetta, sono state fatte interrogazioni parlamentari dal PD, dal PdL (Tommaso Foti), dalla Lega stessa. Se c’è qualcuno che si è accorto di una norma abilmente occultata, leggiamola prima, no? Magari è una denuncia vera, fondata, e non un inutile discriminazione sul colore della pelle, della squadra di calcio o del partito.

    Troverà qualche dettaglio qui (se mi è concesso postare link…): http://identitaelettronica.wordpress.com/
    da un autore palesemente meno colto e meno gentile del Dr. Bruno. Sul tema, sembra che le informazioni riconducano al fine di far fallire questo bellissimo progetto per interessi tutti da scoprire ed immaginare.
    Viva la libertà di pensiero, basta non divulgarlo.
    Auguri!

  • Davide

    ma perchè pubblichiamo notizie fuorvianti Sig. Pino Bruno?!? Si informi bene prima di creare disinformazione… io a Trieste ho avuto la prima C.I. elettronica nel 2006, con banda magnetica e codici multiservizi e costava 5,16€ con validità quinquennale. L’altro ieri, ovvero questo lunedì, sono andato a rinnovarla, costo di 25,42€ ma almeno validità di 10 anni e i nuovi codici multiservizi! Forse sarebbe il caso di verificare prima le scemenze annunciate da un partito come l’IDV che di cose sensate non ne ha mai dette molte….

    • Gentile Davide, infatti Trieste partecipa alla sperimentazione infinita della CIE e sta smaltendo le carte attuali. Finita la scorta, ci saranno le nuove CIE senza banda ottica…altro giro altra corsa. Se legge bene gli articoli del Corsera e del Sole 24 ore e il testo dell’interrogazione comprenderà meglio. Anche io ho la CIE pagata quanto quella sua….

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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