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Giornalisti e bufale: in morte (falsa) di Obama

No, non si può vivere di soli Twitter e Facebook, e neanche del nuovo Google +. L’informazione non può passare solo ed esclusivamente dai social network. Il falso tweet sulla morte del presidente americano Barack Obama ha messo a nudo il re,  e l’allarme rosso dovrebbe lampeggiare per tutti:  giornalisti, lettori, utenti del web. Mai sparare la notizia senza incrociare le fonti, senza un minimo di verifica, anche se il primo tweet sembra autorevole. Mai prenderla per buona, a priori. Questa volta è successo a Fox News, presa di mira da pirati burloni (?), che si sono impadroniti dell’account Twitter dell’emittente.

L’incidente ripropone con forza un dibattito vecchio quanto la rete. A gennaio 2010, le radio pubbliche francofone hanno organizzato Huis Clos sur le Net.  Si è trattato di un esperimento di antropologia/sociologia giornalistica.  Cinque cronisti delle emittenti radiofoniche pubbliche France Info, France Inter, Radio Television Suisse, Radio-Canada e la belga RTBF, si sono isolati dal mondo per cinque giorni, senza giornali, agenzie di stampa, televisione e radio. L’unico contatto con l’esterno sono stati Facebook e Twitter, per rispondere alla domanda: “Ci si può informare solo ed esclusivamente attraverso i social network, snobbando così i media tradizionali”?  No, non si può, è stato l’esito di Huis Clos sur le Net.

Troppe imprecisioni, troppi svarioni, troppi fischi per fiaschi. C’è bisogno di mediazione giornalistica, professionale e il tesserino dell’Ordine non fa la differenza. Il giornalismo di mestiere è complementare, non alternativo, al citizen journalism. Ha ragione Riccardo Luna: “Il citizen journalist può arrivare prima su una notizia, aggiungere dei dati, offrire un punto di vista diverso. Spesso indipendente. E in un paese dove il sistema dei media è chiuso e bloccato come il nostro non mi pare poco, anzi. Ma poi non basta. Il famoso blogger che si trovava accanto al compound di Osama bin Laden ha fatto la cronaca via Twitter (utile), di una cosa che non stava capendo.  Sono serviti dei giornalisti professionisti per dare profondità alla notizia”.

C’è anche la fretta – la fretta maledetta al tempo del web – che mette le redazioni sotto pressione ed espone tutti al rischio della bufala. Succedeva anche prima di internet, ma non con questi ritmi, il che costringe tutti i giornalisti a essere sempre più bravi.

Scrive Sergio Lepri nel suo recentissimo “News” (Rizzoli Etas) che “…l’attendibilità di tutte le fonti secondarie deve essere accertata ogni volta, e l’esattezza delle informazioni deve essere verificata attraverso controlli con un’altra fonte o con altre fonti” (pagina 4). E, a pagina 34, aggiunge: “…nel giornalismo in rete la funzione istituzionale di mediazione assume addirittura una responsabilità più pesante”.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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