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Ascesa e caduta della stampa americana in una mappa interattiva

Il 25 settembre del 1690 a Boston vide la luce il mensile “Publick Occurrences Both Forreign and Domestick” , edito dal libraio Benjamin Harris. Non durò molto, soltanto quattro giorni, perché il governatore coloniale britannico lo fece chiudere. La stampa libera faceva paura anche allora, nelle colonie di Sua Maestà, ma quel giornale è il First Newspaper in terra d’America. Così è catalogato dalla Library of Congress e così è indicato nella bellissima mappa interattiva della diffusione dei newspapers americani, realizzata dalla Stanford University.

Dal 1690 si salta direttamente al 1774, vigilia della rivoluzione americana. Sempre a Boston, si stampano giornali che appoggiano l’indipendenza, come la Boston Gazette, e fogli lealisti. Poi, nel 1793, arriva il primo quotidiano d’America, il Philadelphia Evening Post. Quindi nel 1801, Alexander Hamilton fonda il New York Evening Post, tuttora il più longevo quotidiano degli Stati Uniti.

Il lavoro dei ricercatori della Stanford University è straordinario. Sulla mappa, che si può gestire e manovrare a piacimento, scorrono trecento anni di storia dell’industria editoriale e del giornalismo USA, con più di 140mila pubblicazioni. I filtri permettono di spaziare nel tempo, circoscrivere la ricerca per nazione, città, lingua (ci sono anche i giornali in italiano), frequenza della pubblicazione (quotidiani, settimanali, mensili).

Mentre si muove il cursore, si ha l’immediata percezione del boom straordinario – a cominciare dagli anni cinquanta del secolo scorso – e della sconfortante contrazione dei tempi recenti.

I cerchi bianchi sulla mappa si allargano e poi si restringono, giornali che nascono (nascevano) e giornali che muoiono.

Ascesa e caduta di un mito, quello della stampa americana.

Fonti: Guardian, Stanford University, Library of Congress, O’Reilly Radar


Twitter: @pinobruno

Pubblicato da RG

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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