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Battlefield 3 e le forche caudine di Origin (e Steam)

Belli erano i tempi in cui si entrava in banca senza passare per le forche caudine dei claustrofobici loculi blindati muniti di metal detector. E belli erano i tempi in cui, dopo aver acquistato un videogioco nel negozio, bastava infilare il CD o il DVD nel lettore e digitare il codice per installarlo e farlo partire. La causa è più o meno la stessa. I rapinatori per le banche, i pirati informatici per i giochi digitali. A farne le spese sono sempre e comunque i clienti che, in nome della sicurezza, devono perder tempo per sottoporsi ai controlli. Per i videogiochi, le forche caudine si chiamano Origin, come nel caso del recente Battlefield 3, o Steam.

Origin e Steam sono piattaforme di distribuzione di videogiochi. La loro esistenza si giustifica con la lotta alla contraffazione e alla duplicazione illegale. Nobile battaglia, per carità, ma gli strumenti per combatterla sono un mix di burocrazia e farraginosità che mette a dura prova la pazienza degli utenti. Insomma, il fine non giustifica i mezzi, perché oggi per installare un videogioco ci vuole il triplo del tempo che ci voleva un dì. Anche gli utenti esperti di tastiera e mouse si trovano di fronte a una miriade di procedure, registrazioni, convalide più consone all’Impero Bizantino che al mondo digitale. Tra l’altro si è costretti a riempire il computer di software indesiderato e invadente.

Non sembrano esserci alternative, all’insopportabile rito burocratico imposto da Origin e Steam. Loro dettano la legge e chi vuol giocare deve adeguarsi. O, meglio, le alternative ci sarebbero, proprio prendendo esempio dalle banche. Oggi ci si va molto meno, grazie all’home banking. Perché allora non dotare di token i clienti dei videogiochi distribuiti da Origin e Steam, semmai al primo acquisto o da allegare al DVD? Basterebbe digitare il codice univoco appena generato per autenticare l’installazione. Idea peregrina? Fate altre proposte.  Chissà, forse Origin e Steam potrebbero prenderle in considerazione, pur di evitare la valanga di proteste e improperi[1] dei clienti.



[1] Una fonte anonima interna a Origin mi ha confermato che ne sono subissati.

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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