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Dobbiamo deciderci a gettar via la merda con l’acqua sporca

Non è un post per coprofili, anche se l’argomento è la cacca. Prima di snobbarmi e cambiar pagina, vi ricordo che le Nazioni Unite hanno inserito l’accesso ai servizi igienici tra i diritti umani fondamentali. D’altronde – per citare Altan – “se ci aspetta un futuro di merda”, è meglio attrezzarsi, e vedere dove va a finire. Si, perché ho scoperto il tracking della cacca, per seguirne le tracce da quando si tira lo sciacquone fino all’arrivo al depuratore. L’applicazione si chiama Flushtracker. Si indica l’orario e l’indirizzo dell’atto appena compiuto e via, in diretta, su Google Maps.

 

Se non avete abbandonato la lettura, vi informo che si tratta di un’iniziativa della World Toilet Organization, organizzazione no profit che promuove il diritto di tutti a disporre di servizi igienici. Il fine è aiutare le popolazioni più svantaggiate a costruire bagni e educarle all’igiene, grazie alle donazioni volontarie e al sostegno dello sponsor Domestos.

Già, perché oggi ci sono due miliardi e seicentomila abitanti del pianeta che non dispongono di servizi igienici adeguati. I loro rifiuti non possono essere trattati, lasciandoli così esposti a germi che provocano infezioni. Insomma,  quasi il 40 per cento della popolazione mondiale vive in aree prive di reti fognarie. È così che molte persone, specialmente bambini, si ammalano di diarrea, epatite, colera, tifo e altre malattie.

 

Per questo, il 19 novembre scorso, c’è stata una giornata di attenzione al problema, con il World Toilet Day.

Flushtracker vuole invitare a riflettere su un tema imbarazzante, che infastidisce e fa arricciare il naso, anche se per noi è un fatto scontato avere il wc pulito e collegato a una rete fognaria efficace e funzionante. Pensate se un giorno fogna e depuratori smettessero di funzionare!

Per dirla di nuovo con Altan, “è doloroso, ma dobbiamo deciderci a gettar via la merda con l’acqua sporca”.

Buon divertimento, si fa per dire, su www.flushtracker.com.

 

 

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Twitter: @pinobruno

  • Penso ai racconti dei nonni di una Barivecchia senza fogna che la si faceva nel priso e beati i primi, che gli ultimi non bastava turarsi il naso. Poi passava il caratiere e un componente della famiglia andava a conferire il prezioso ricordo di ciò che ore prima era stata una bragiuola.
    Penso anche all’estate più lunga della mia vita, il 1973 col colera a Bari che la scuola iniziò con un mese di ritardo. Lunghe partite col tappo della birra nel giardino di Piazza Diaz. Anno incredibile quello: poi ci fu pure l’austerity e le indimenticabili domeniche in bicicletta.
    Dal guasto viene l’aggiusto, ma, tante volte, è meglio non scoperchiare il priso.

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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