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Il cattivo giornalismo si combatte con l’etica

Non tutti i giornalismi sono buoni. Anzi. Ci sono editori e giornalisti che scodinzolano felici al guinzaglio dei poteri, incitano all’odio, si fanno promotori di campagne xenofobe, fanno porcherie come quelle di News on the World del gruppo Murdoch. Come si difende l’informazione corretta, come si smascherano i giornalisti corrotti e collusi? Quali garanzie hanno i lettori? Ieri il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammerberg, ha pubblicato un corposo documento su “Giornalismo etico e diritti umani”, che propone suggerimenti preziosi.

 

 

Mentore del dossier è Aidan White, segretario generale della Federazione Internazionale dei Giornalisti. “Il giornalismo etico – si legge  – è ancor più necessario quando i cittadini sono sopraffatti dall’eccesso di informazioni per molti versi impenetrabili e poco affidabili. C’è uno sforzo costante, da parte di lettori, radioascoltatori e telespettatori, per valutare ciò che è veritiero e affidabile. Ci sono timori per la privacy e la perdita di anonimato. Molti temono le conseguenze per la democrazia di tecnologie intrusive nelle mani di potenti forze politiche e aziendali, i cui interessi non sono il potenziale positivo della libertà di espressione, ma limitare il dissenso”.

Un rimedio – dice Hammerberg – può arrivare dall’adozione di codici deontologici e dall’istituzione di una sorta di difensore civico che vigili sui comportamenti illeciti. La strada è, quindi, quella dell’autoregolamentazione e di codici etici condivisi in tutto il mondo, indispensabili soprattutto nella realtà attuale che, con la diffusione di blog e twitter, comporta che la diffusione delle informazioni avvenga anche tramite chi non è stato formato e non è pienamente cosciente delle proprie responsabilità.

Il Commissario sottolinea che un ruolo importante è svolto dalle associazioni di categoria, ma anche i parlamenti nazionali dovrebbero intervenire per assicurare il pluralismo e impedire che venga lesa la libertà di espressione. Perché – chiarisce il Consiglio d’Europa – ogni limite alla libertà di espressione deve essere interpretato restrittivamente, definito in modo chiaro e previsto in una legge.

Qui la versione PDF del dossier su “Giornalismo etico e diritti umani”.

Qui le norme deontologiche dei giornalisti italiani (troppo spesso disattese).

 

Fonti: Marina Castellaneta, Council of Europe, Commissioner for Human Rights, JFG, Ordine Nazionale dei Giornalisti.

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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