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Islanda verso l’off shore del giornalismo investigativo

Da Report del 27 novembre 2011. Reportage di Giuliano Marrucci. “In Islanda, all’interno di una ex base Nato dove conservavano armi, stanno costruendo un enorme data center per conservare le informazioni diffuse sul web e metterle al riparo dalle censure di altri stati. E’ solo il primo di una lunga serie. Un’iniziativa che nasce sull’onda della rivoluzione pacifica avvenuta in Islanda. Colpiti dalla la crisi, i cittadini islandesi si sono ribellati al fatto di doversi accollare i debiti delle banche, hanno chiesto e ottenuto le dimissioni del governo ma soprattutto per prevenire altre crisi provocate dalla mala politica e delle lobby finanziarie, hanno giudicato fondamentale la trasparenza degli atti amministrativi, il ruolo dell’informazione diffusa sul web e del giornalismo d’inchiesta al punto da inserirlo nella propria costituzione come valore assoluto da tutelare.

 

ISAAC KATO – VERNE GLOBAL

Sono le case dove abitava il personale della Base, parliamo di circa 6000 persone, una base enorme. Quando siamo arrivati erano passati appena 9 mesi dall’abbandono, questo era uno dei magazzini principali, e ci trovi ancora roba lasciata lì dalla NATO. Due mesi fa questo non era che un guscio vuoto, e ora siamo a un passo dalla rinascita.

GIULIANO MARRUCCI

Dove prima si immagazzinavano armi Verne Global sta costruendo un enorme data center.

ISAAC KATO – VERNE GLOBAL

Quello che di solito si ignora è che i data center sono la vera spina dorsale di internet e dell’economia dell’informazione in generale, ogni grande azienda internet Google, Facebook, Microsoft, Yahoo, tutte hanno data center enormi.

OLAFUR SIGURVINSSON – DATACELL

Noi crediamo fermamente che l’Islanda potrebbe diventare facilmente la principale location per i data center nel mondo.

GIULIANO MARRUCCI

L’aveva profetizzato tre anni fa John Perry Barlow, guru mondiale del web.

JOHN PERRY BARLOW – Electronic Frontier Foundation

Il mio sogno è che questo paese possa un giorno diventare una specie di Svizzera dei Bit, anche se ne ho parlato col vostro ministro della giustizia ieri e non credo che diventerete la Svizzera dei bit fino a quando lui sarà ministro…..

MILENA GABANELLI – IN STUDIO

Non stiamo parlando dei Bit degli anni ’60 naturalmente, comunque il governo islandese è caduto, perché i cittadini ne hanno chiesto le dimissioni, e si sono rifiutati di pagare i debiti contratti dalle banche per via delle loro scorribande finanziarie. Li pagassero i responsabili. E si è aperta una fase considerata da molti rivoluzionaria. Gli attivisti si sono chiesti: bene se esistono dei Paesi dove segretamente puoi andare a depositare il tuo denaro al riparo dalle tasse, perché non utilizzare lo stesso metodo per depositare le informazioni giornalistiche dentro ai data center impenetrabili dalle censure degli altri stati, e accessibili invece ai cittadini di tutto il mondo.

GIULIANO MARRUCCI

Agosto 2009, Wikileaks ha appena diffuso un importantissimo documento riservato di una delle banche coinvolte nel crack finanziario islandese. La televisione di stato sta per trasmettere la notizia….

BOGI AGUSTSSON – GIORNALISTA (dal Telegiornale della RUV del 1/08/2009)

Purtroppo una diffida ci impedisce di trasmettere il servizio che avevamo preparato per aprire il telegiornale.

BIRGITTA JONSDOTTIR – PARLAMENTARE

È stato uno choc per tutti gli islandesi.

BOGI AGUSTSSON – GIORNALISTA

La banca era riuscita a convincere la corte a impedirci di andare in onda.

BIRGITTA JONSDOTTIR – PARLAMENTARE

Le informazioni contenute in questo specifico documento avrebbero permesso al pubblico di avere una prospettiva generale molto più chiara sulle cause del crollo.

GIULIANO MARRUCCI – FUORI CAMPO

E il contenuto dice chiaramente che buona parte dei mutui privi di ogni garanzia concessi dalla banca e che avrebbero causato la sua fine erano andati proprio a favore dei suoi maggiori azionisti che pochi giorni prima del crack sapevano benissimo di che morte stavano morendo. Tanto da trasferire tempestivamente tutti i loro depositi.

BIRGITTA JONSDOTTIR – PARLAMENTARE

E così quando il presentatore ha annunciato che la banca era riuscita a impedirgli di trasmettere il loro servizio, ho capito subito che se non avessimo combattuto accanitamente questa sarebbe diventata la prassi per le banche.

GIULIANO MARRUCCI – FUORI CAMPO

Per capire come combattere la loro battaglia, Birgitta e soci decidono di chiedere consiglio proprio al fondatore di Wikileaks.

SMARI McCARTHY – INFORMATICO

E Julien Assange si presenta con questa lista… erano leggi che avevano trovato utili nel loro lavoro, e noi, capisci, l’abbiamo trovata subito un’idea grandiosa, qualcosa che indicava precisamente il cammino da percorrere.

GIULIANO MARRUCCI – FUORI CAMPO

L’idea di Assange è di mettere insieme tutto quello che c’è di meglio a livello mondiale per la protezione della libertà di informazione e trasformare così l’Islanda nel paradiso del giornalismo investigativo. Ecco come nasce IMMI, acronimo di Icelandic Modern Media Initiative.

ROBERT MARSHALL – PARLAMENTARE

L’idea di base era di prendere varie leggi in vigore in vari paesi del mondo sulla libertà di espressione, e cercare di metterle insieme in un unico pacchetto. Dalla legge sulla trasparenza in vigore in Svezia, a quella sulla protezione delle fonti in vigore in Belgio, quella contro il turismo giudiziario in vigore nello stato di New York, e molto altro ancora, al punto da creare in Islanda un ambiente unico per i media, anche stranieri, soprattutto per il giornalismo investigativo, e per nuovi media che avrebbero potuto avere l’interesse a tenere i loro dati al sicuro in Islanda.

GIULIANO MARRUCCI

Ma come si fa a convincere un intero parlamento a votare una legge ispirata da Assange quando il resto del mondo ormai lo ha etichettato come il peggiore degli untori?

BIRGITTA JONSDOTTIR – PARLAMENTARE

Quello che ho scoperto è che noi abbiamo tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento unico per l’industria dei data center.

ISAAC KATO – VERNE GLOBAL

Stiamo parlando di un’industria che solo in Europa conta su un giro d’affari di circa 4 miliardi di euro l’anno, con una crescita che va dal 5 al 15% l’anno, nonostante la crisi. Ma quello che la gente non sa è che si tratta di un’industria che consuma circa l’1,5% di tutta l’energia generata globalmente, che significa tanta energia quanta ne consuma un paese come l’Italia. Ed è per questo che oggi in tutto il mondo la tendenza è a spostare i data center in posizioni strategiche dove sia disponibile energia a basso costo e magari anche pulita, e da questo punto di vista l’Islanda è un posto unico perché tutta l’energia qui proviene da impianti idroelettrici o da sorgenti geotermali.

OLAFUR SIGURVINSSON – DATACELL

Stiamo creando tutti i presupposti tecnici per ospitare le aziende che vogliono tenere qui i loro dati ma tutto questo serve a poco, se poi i tuoi dati sono alla mercé di chiunque ecco perché l’idea di IMMI è assolutamente la cosa migliore che poteva accadere a questo business che regola in maniera chiara come e perché uno può avere accesso ai miei dati, ed è chiaro che quando potremmo annunciare al mondo intero che in Islanda c’è il contesto legislativo più avanzato al mondo, allora arriveranno sicuramente un sacco di affari.

GIULIANO MARRUCCI – FUORI CAMPO

L’occasione giusta per creare un nuovo modello di sviluppo per una nazione che deve ripartire da zero

ROBERT MARSHALL – PARLAMENTARE

Solo pochi anni fa l’idea dell’Islanda era di diventare un posto dove le grosse compagnie multinazionali fossero in grado di prosperare e tenere al sicuro i loro quattrini, e invece è successo che siamo stati travolti dal crack finanziario. Ecco allora che s’è fatta avanti questa idea di diventare invece che un paradiso finanziario, un paradiso della libertà di espressione.

GIULIANO MARRUCCI – FUORI CAMPO

E così arriva il momento del voto.

BIRGITTA JONSDOTTIR – PARLAMENTARE

Erano qualcosa come le 3 di notte, e stavo contando mentalmente i voti e pensavo: oh, siamo proprio al limite se tutti votano come io credo, e invece poi ecco la sorpresa, nel pannello c’era un oceano di verde, tutti avevano votato si, e mi è sembrato un segnale talmente positivo di dove finalmente ci stavamo dirigendo come nazione.

GIULIANO MARRUCCI – FUORI CAMPO

Il problema però è che IMMI non è una legge, ma una risoluzione parlamentare che impone al governo di mettere mano a oltre 10 leggi diverse. Doveva essere fatto tutto entro un anno, e invece sono passati già 16 mesi.

SMARI McCARTHY – INFORMATICO

Evidentemente siamo stati un po’ troppo ambiziosi, almeno sui tempi. Pensavamo di poter approfittare dello spirito post-rivoluzionario.

BIRGITTA JONSDOTTIR – PARLAMENTARE

E comunque abbiamo già ottenuto la migliore legge possibile sulla protezione delle fonti, e ora stiamo lavorando sul Freedom of Information Act.

SMARI McCARTHY – INFORMATICO

Ma la cosa principale a cui abbiamo lavorato per gran parte dell’anno è stata la nuova costituzione. Contiene alcuni principi molto importanti, come il diritto alla trasparenza per tutti gli atti pubblici, e anche il principio della neutralità di internet, che per quanto ne so è in assoluto la prima volta che entra a far parte di una costituzione.

GIULIANO MARRUCCI – FUORI CAMPO

E tanto è bastato a far partire gli affari. Il data center che sta dentro questo capannone ad esempio ha aperto da poco più di un anno.

AEGIR ARMANNSSON – THOR DATA CENTER

E oggi quando accedi al sistema operativo Opera sul tuo telefono, stai accedendo al nostro data center. Parliamo di circa 40 milioni di utenti l’ora.

ISAAC KATO – VERNE GLOBAL

A questo punto direi che abbiamo praticamente terminato il primo modulo, e credo che lunedì attaccheremo la corrente.

OLAFUR SIGURVINSSON – DATACELL

E poi a breve Emerald Networks avrà terminato questa nuova connessione, proprio qui, tra Europa e Stati Uniti, che poi avrà una deviazione che arriverà a Grindavik. Avrà dieci volte la capacità delle connessioni esistenti oggi. Abbiamo già una grossa fila di clienti che stanno solo aspettando questo.

BIRGITTA JONSDOTTIR – PARLAMENTARE

Queste aspettative credo siano dovute anche al fatto che è in corso un tentativo molto serio di costruire muri di Berlino un po’ ovunque sulla rete. Ad esempio abbiamo visto, soprattutto negli ultimi anni, notizie relative al settore bancario e alla finanza semplicemente svanire nel nulla, così che magari citi una storia, ma quando ci clicchi sopra, semplicemente non c’è più. Immi non sarà mai in grado di salvare dalla persecuzione blogger indipendenti dello Sri Lanka, oppure della Siria, ma cosa IMMI può fare, è garantire che le loro storie non svaniranno nel niente. E io credo che sia responsabilità di nazioni come la nostra di difendere libertà di informazione e di espressione, se non c’è quella, non vivi in una democrazia.

MILENA GABANELLI – IN STUDIO

Speriamo che nessuno inquini un’idea fantastica. Il giornalismo investigativo è considerato un valore da tutelare per la democrazia al punto da inserirlo nella costituzione. Insomma, mentre in diversi stati crescono i tentativi di controllo sulla rete, un Paese intero si sta mettendo di traverso. Speriamo che ci riescano“.

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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