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Da BeMyApp a follow-app l’appetito digitale vien mangiando

Anche l’appetito digitale vien mangiando, e pazienza se all’inizio del percorso bisogna dotarsi di stomaci da struzzo e ingoiare pietanze indigeste, perché il Paese è quello che è, di innovazione tutti parlano e pochi agiscono, e le giovani menti creative devono fare quasi tutto da sole. Un cupo orizzonte squarciato un mese fa dall’iniziativa di un gruppo di ragazzi tosti e caparbi, che a Bari ha dato vita alla maratona BeMyApp. Obiettivo? Far incontrare cervelli da brainstormizzare , metterli al lavoro sulle applicazioni per i dispositivi mobili, da creare lì, prêt-à-porter, e poi avviare al mercato quelle più allettanti. Un successo da far venir giù il teatro. Per questo gli artefici di BeMyApp hanno deciso di reiterare, con follow-app. Di cosa si tratta? Ce lo racconta uno dei promotori, Nicholas Caporusso.

“E’ un’iniziativa di formazione in stile learning-by-doing  – dice Nicholas – che ha l’obiettivo di educare una nuova generazione di intraprendenti e aiutare ciascuno di loro a scrivere una storia successo con la propria App.

follow-app sarà organizzato in ‘seminari per aprire la mente’, in cui si discuterà in maniera interattiva di business e tecnologia. Chiunque potrà assistere alle lezioni e apprendere concetti avanzati di imprenditoria innovativa dialogando con docenti qualificati.

Inoltre, gruppi di giovani (formati da 3-8 elementi di età compresa tra 18 e 35 anni) che hanno un progetto di App e le competenze per realizzarlo (programmazione, grafica, marketing), potranno accedere a un laboratorio in cui lavorare insieme a mentori esperti che avranno il compito di ‘aprirgli gli occhi per ridurne le possibilità di fallimento’.

 

Nicholas Caporusso

Il tutto si terrà a Bari (da gennaio ad aprile), innanzitutto perché ci è sembrato un gesto dovuto nei confronti dell’entusiasmo, della partecipazione e dell’impegno dei giovani che hanno partecipato a BeMyApp (e in particolare di quelli che hanno realizzato i dieci progetti di App e il product showcase), che ovviamente sono i candidati ideali per follow-app.

Ma anche, ed è doveroso sottolinearlo, perché la nostra proposta ha incontrato la disponibilità delle istituzioni, in particolare della Regione Puglia e dell’ARTI, che stanno predisponendo gli strumenti per renderne possibile la realizzazione in modo assolutamente gratuito per i partecipanti.

 

Stiamo preparando un programma durissimo per i partecipanti, che possono già iscriversi al gruppo Facebook di follow-app e sul sito www.follow-app.it ,in attesa degli aggiornamenti sul programma e sul calendario, che saranno pubblicati a breve.

 

 

Partecipare a follow-app  – aggiunge Nicholas Caporusso – sarà ben più impegnativo di una maratona di sviluppo di tre giorni: bisognerà lavorare sodo, preparare un elevator pitch, un business plan, una campagna di comunicazione e ovviamente realizzare un’App multipiattaforma.

Più che di una start-up school si tratterà di un vero e proprio campo di addestramento in cui i ragazzi dovranno innanzitutto imparare a giudicare umilmente e in maniera critica il proprio progetto: mi aspetto che molti dei gruppi decidano di modificare radicalmente la propria idea o addirittura di abbandonarla perché insensata o economicamente insostenibile.

E se non lo faranno loro, ci saranno i mentori ad aiutarli a mettersi in discussione. Di contro, si tratta di un’esperienza formativa assolutamente non convenzionale, a cui tutti potranno accedere gratuitamente. Anche perché mentre i gruppi lavoreranno al proprio progetto, noi proveremo a trovargli ulteriori risorse e a predisporgli un trampolino di lancio.

Come per BeMyApp, gli ingredienti fondamentali di follow-app sono la partecipazione e la voglia di mettersi in gioco. Noi ci limitiamo a trovare gli strumenti per diffondere un messaggio, ma sono le persone che devono aver voglia di recepirlo”.

Il lancio della nuova iniziativa è anche l’occasione per fare, con Nicholas Caporusso, un bilancio di BeMyApp. “E’ stato il più grande evento dedicato alle App in Italia e il miglior BeMyApp mai organizzato al mondo, tanto che sono venuti di corsa da San Francisco per imparare da noi”, racconta Nicholas con orgoglio.

“Ci tengo a dirlo perché sono sì fiero dei numeri, ma soprattutto dell’energia che i partecipanti sono stati in grado di generare. I pugliesi (e non solo) hanno dimostrato che hanno voglia di darsi da fare e che hanno solo bisogno delle leve giuste per manifestare la propria voglia di attivazione.

Nei giorni successivi a BeMyApp abbiamo studiato un po’ le dinamiche che abbiamo osservato durante il fatidico weekend. Tante le suggestioni positive, a partire dall’inconsapevolezza dei giovani di avere una vera e propria miniera d’oro nella testa.

Ad esempio, la presentazione di un’idea di App, iniziata con ’a Bari si sposano tantissime persone’, ci ha fatto comprendere quanto ci sia un’impostazione localistica nella visione del mercato, che però si rivela una carta vincente quando si tratta di proporre soluzioni glocal, come quella dei primi classificati.

Inoltre, una differenza fondamentale rispetto alla Silicon Valley – dove tutto è business – è la mancanza di una dimensione economica nel valutare le potenzialità degli strumenti tecnologici: molti dei ragazzi non immaginavano nemmeno che un’App potesse portare degli utili.

Un’altra frase che ho sentito durante BeMyApp è stata ‘il marketing serve a venderti anche tua madre’,  terribile. Perciò, laddove è presente un minimo di concezione di business, l’immaginario è fortemente compromesso da anni in cui una sfilza di farabutti hanno creato uno stereotipo sbagliato della figura del business man.

Analizzando questi e altri input, abbiamo concluso che è necessario attivare azioni concrete per riposizionare i concetti, in modo da restituire una genuinità al linguaggio e all’ecosistema imprenditoriale: prima ancora di poter parlare di innovazione tecnologica è fondamentale portare un’innovazione culturale.

Data la sua durata, una maratona di tre giorni non può restaurare l’immaginario e rischia di essere un evento fine a se stesso – addirittura dannoso – se viene lasciato senza un seguito. Perciò, una settimana dopo la fine di BeMyApp abbiamo sancito l’inizio di questa nuova avventura”.

E allora, follow-app, dal mese prossimo a Bari.

Stay tuned.

 

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Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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