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Oro digitale: a scuola di Open Data Journalism

Mettere a disposizione dei cittadini i dati delle pubbliche amministrazioni, come raccomanda la Commissione europea, potrebbe generare un’economia dell’informazione del valore di 40 miliardi di euro all’anno, ha scritto Juan Carlos De Martin sulla Stampa di ieri. La Commissaria europea Neelie Kroes ha lanciato un’iniziativa per “trasformare in oro i dati della pubblica amministrazione”, ponte concreto verso un’Agenda Digitale per l’Europa. Occasione ghiotta per una nuova generazione di giornalisti, capaci di utilizzare le tecniche dell’Open Data Journalism e produrre reportage, analisi giornalistiche, dossier e infografiche. Ecco allora il Corso di formazione in Data Journalism appena lanciato da Agorà Digitale, Associazione di giornalismo investigativo e Radio Radicale.

Nel suo articolo per La Stampa, Juan Carlos de Martin parla “dei dati prodotti, raccolti o acquisiti dalla pubblica amministrazione, dati che, se messi a disposizione di aziende e società civile, rendono possibili iniziative imprenditoriali, culturali e civili. Parliamo, per esempio, di dati cartografici, meteorologici, statistici, ambientali, turistici, marittimi, scientifici, culturali, sui trasporti.

A Boston, dove mi trovo in questo momento, l’autorità dei trasporti locali (la MBTA) mette a disposizione i dati sulla posizione in tempo reale di bus, treni, metropolitana, permettendo a chiunque di usarli senza vincoli. Col risultato che sono state sviluppate ben trentacinque applicazioni per smartphone – alcune gratis, altre a pagamento – che permettono di usare i mezzi pubblici locali con intelligenza ed efficienza”.

 

Ecco allora la sfida per i giornalisti. La sempre maggiore disponibilità di dati – si legge sul sito di Open Data journalism – pone ai giornalisti e a quanti si occupano a vario titolo di comunicazione (amministrazioni pubbliche, uffici relazioni con il pubblico, uffici stampa, no profit, movimenti civici) diverse sfide che rendono necessarie nuove e complesse acquisizioni come gli strumenti informatici per maneggiare grandi database di dati, le tecnologie per la visualizzazione degli stessi, nozioni di matematica e statistica per l’elaborazione dei dati, basi di finanza e contabilità per l’analisi dei bilanci, fino alla conoscenza delle maggiori banche dati italiane e delle procedure giuridiche per l’accesso ai dati grezzi.

Lo scopo principale di questo approccio all’informazione è rendere disponibile in forma chiara e intellegibile quei dati di interesse pubblico disponibili offline e online, ma in modalità poco intellegibili per la maggior parte del pubblico dei lettori.

 

Per questa ragione il Data Journalism svolge un ruolo fondamentale nel colmare il gap tra i dati prodotti dalle istituzioni e dalle entità private e la capacità di comprensione dei medesimi da parte dei cittadini, contribuendo così a una missione di valore civile e sociale straordinariamente efficace.

“L’Italia in questo settore per una volta – ricorda Juan Carlos De Martin sulla Stampa – non parte tra gli ultimi. Anzi, lunedì la Commissione europea ha citato, a fianco di Francia, Regno Unito e Catalogna, il portale “open data” della Regione Piemonte, dati.piemonte.it, il primo del suo genere in Italia e uno tra i primi in Europa. E sulla scia del Piemonte si sono attivate sia altre regioni italiane, come l’Emilia Romagna, sia il governo nazionale, che recentemente ha lanciato il portale dati.gov.it.

E’ un buon inizio, ma c’è ancora molto da fare per catturare almeno parte di quei 140 miliardi: bisogna aumentare la quantità e la qualità dei dati disponibili, favorire alleanze tra pubblico e privato, e, soprattutto, superare le resistenze di molti funzionari pubblici che si comportano come se i dati fossero loro proprietà personale e non patrimonio della collettività.

Sfruttando l’iniziativa europea – che tra l’altro chiede agli Stati membri specifiche azioni – il governo Monti ha una splendida occasione per rafforzare il ruolo dell’Italia, facendola diventare davvero l’avanguardia d’Europa in questo settore. Un obiettivo che tutta la politica, senza distinzioni, dovrebbe appoggiare senza riserve”.

 

Tra i docenti del corso di Open Data Journalism: Simon Rogers, editor del Guardian data blog, Elena Egawhary della Bbc News, Mario Tedeschini Lalli, vice-responsabile Innovazione e Sviluppo del Gruppo Editoriale L’Espresso, Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera, Marco Lillo, giornalista di inchieste de il Fatto Quotidiano, Donato Speroni, insegnante di economia e statistica all’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, Alberto Zuliano Ordinario della Sapienza di Roma, Vittorio Zambardino, già responsabile delle strategie internet per il Gruppo L’Espresso, l’avvocato Ernesto Belisario e altri.

I corsi si svolgeranno a Roma nei fine settimana, il venerdì pomeriggio e il sabato per l’intera giornata. Il corso partirà a fine febbraio e terminerà a luglio 2012. Il costo è di 2.000 euro.

L’offerta formativa – spiegano gli organizzatori – si completa con un percorso di stage e/o project work da svolgersi presso alcune testate nazionali e locali.

I tre lavori che saranno giudicati migliori dai docenti saranno pubblicati da RadioRadicale.it sul sito Fai notizia e retribuiti con 500 euro netti ognuno.

 

Fonti: LSDI, Open Data Journalism, La Stampa, PressEurope, Agorà Digitale.

 

 

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Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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