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Lo Sherlock Phone per incastrare i criminali

Il compassato bobby britannico ti fa mettere il dito sul display e, dopo due minuti, scopre se hai precedenti penali. Una bella differenza, rispetto ai 67 minuti necessari finora. Adesso c’è lo Sherlock Phone, un gadget che gli agenti collegano al Blackberry in dotazione per consultare le banche dati delle impronte digitali. Così la polizia dell’Essex ha arrestato un presunto assassino. La sperimentazione del gadget, durata quasi due anni, ha avuto successo e The National Policing Improvement Agency (NPIA) ha deciso di darlo in dotazione a tutte le forze di polizia del Paese.  

 

3M Cogent’s Mobile ID Solution – è questo il nome corretto dello strumento – è un piccolo scanner che si collega via Bluetooth allo smartphone del poliziotto. La NPIA britannica ha deciso di adottarlo per rendere più rapida e sicura l’identificazione delle persone fermate per controlli.

Se ci sono dubbi, gli agenti sono costretti a portare la persona sospettata nella stazione di polizia, con fastidi e perdite di tempo per tutti.

Identification is crucial to police investigations and giving officers the ability to do this on-the-spot within minutes is giving them more time to spend working in their communities, helping to fight crime, bringing more offenders to justice and better protecting the public (Peter Neyroud, Chief Executive of the NPIA).

Lo Sherlock Phone viene usato soprattutto per verificare l’identità degli automobilisti fermati per controlli o vittime di incidenti della strada. A patto che le loro impronte siano nei database.

 

Favorisca il dito, please.

 

In Gran Bretagna è un problema accertare se qualcuno è veramente chi dice di essere. Lì  non c’è la carta di identità. Tutti invece hanno il passaporto, ma nessuno se lo porta in tasca, a meno che non debba andare all’estero.

Finora i cittadini britannici non sono costretti a depositare le impronte digitali per avere il passaporto, ma è soltanto questione di tempo. La Gran Bretagna continua a ignorare il Regolamento Europeo del 2004, che parla esplicitamente di “common quality requirements for the facial image and the fingerprints”, ma prima o poi dovrà adeguarsi, come si legge in questo rapporto all’esame del Parlamento.

The EU has set minimum standards for passports which include the use of facial and fingerprint biometrics. The UK is not covered by the regulations. The previous government had intended to introduce “second generation” ePassports in 2012, which would have included fingerprint data, in order to keep pace with the EU regulations. However, the Coalition Government halted these plans and does not intend to extend the use of biometrics in UK passports beyond facial biometrics (Library of House of Commons, Standard Note SN/HA/4126, 10 February 2012, Author Melanie Gower , Section Home Affairs Section).

Le impronte digitali sono invece obbligatorie per gli immigrati che vogliono il permesso di soggiorno. Contraddizioni/ipocrisie britanniche, che lo Sherlock Phone non può certo risolvere.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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