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Il killer di Tolosa tradito dall’IP

Mohammed Merah, il killer di Tolosa, si è fatto incastrare dall’indirizzo IP. Per individuare l’appartamento in cui è asserragliato, gli investigatori hanno seguito le sue tracce su Internet. Merah era entrato in contatto con il primo soldato ucciso grazie a un annuncio sul sito Bon Coin. Il militare voleva vendere la sua motocicletta. “E’ poco usata – aveva scritto – perché io faccio il paracadutista e sono sempre in giro per il mondo”.  Così il killer aveva preso un appuntamento con la vittima, con la scusa di vedere la moto prima di acquistarla. I detective informatici hanno individuato l’indirizzo IP del fratello (previa autorizzazione del magistrato inquirente) e sono arrivati a Mohammed.

La casa in cui è asserragliato il killer, al numero 17 di Rue du Sergent Vigne a Tolosa

Un Indirizzo IP (dall’inglese Internet Protocol address) è un numero che identifica univocamente un dispositivo collegato a una rete che utilizza Internet Protocol come protocollo di comunicazione. Un indirizzo IP assolve essenzialmente a due funzioni principali: identificare un dispositivo sulla rete e fornirne il percorso di raggiungibilità.

Più esattamente l’indirizzo IP viene assegnato a una interfaccia (ad esempio una scheda di rete) che identifica l’host di rete, che può essere un personal computer, un palmare, un router, elettrodomestici in generale, ecc. Va considerato, infatti, che un host può contenere più di una interfaccia: ad esempio, un router ha diverse interfacce (minimo due) e per ognuna occorre un indirizzo IP (da Wikipedia).

Altro fattore chiave per rintracciare il serial killer è stato lo scooter. Grazie alle riprese delle telecamere di sorveglianza davanti alla scuola ebraica, la polizia ha individuato il modello: un TMax 530. La targa non era visibile, ma su quel tipo di scooter Yamaha monta un chip antifurto geolocalizzatore (simile a questo), per rintracciare il mezzo in caso di furto. Ebbene, qualche giorno prima, un concessionario Yamaha era stato contattato da un giovane che chiedeva informazioni su come disattivare il meccanismo di tracking. L’identikit ha fatto il resto.

Gli investigatori si sono inoltre concentrati sul passato dei tre militari uccisi dal killer di Tolosa. Tutti avevano prestato servizio in Afghanistan. I detective hanno esaminato le schede personali di ventimila soldati, hanno incrociato i dati ricavati dagli indirizzi IP usati dalle vittime con quelli delle persone sospettate e hanno trovato riscontri che conducevano all’attività su Internet di Mohammed Merah e di suo fratello.

Fonti: L’Express, L’Expansion.

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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