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PEC io sono un’autarchica

Che la PEC italiana, la Posta Elettronica Certificata, fosse una cenerentola nel panorama internazionale, è cosa risaputa. Io sono un’autarchica, per parafrasare il vecchio film di Nanni Moretti. Da anni l’associazione Cittadini di Internet si batte per sottolineare l’incongruità – tutta italiana – di una scelta (peraltro obbligatoria per professionisti, imprese e pubblica amministrazione) che non tiene conto degli standard internazionali in materia. Ebbene, l’autorevole Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie (ISCOM) conferma dubbi e perplessità manifestati dall’associazione.

“La PEC non è dunque interoperabile e, proprio perché non basata su uno standard internazionale, non è integrata in alcuni software commerciali di gestione della posta come, ad esempio, Microsoft Exchange Server”.

Così si legge in una delle mail del fitto carteggio tra Cittadini di Internet e Ministero per lo sviluppo economico. Lo stesso ISCOM aggiunge:

“La IETF (Internet Engineering Task Force) ha elaborato un “Internet standards track protocol” (RFC 3798) per la posta elettronica, che, analogamente, garantisce le funzionalità 1) e 2) ( conferma ricezione email ndr) e, a differenza della PEC non implica la creazione di un sistema centralizzato per la gestione degli aspetti di sicurezza. Di fatto lo standard può essere implementato utilizzando i software commerciali di gestione della posta.”

Perché mai l’Italia ha scelto una soluzione autarchica (e costosa) invece di adeguarsi agli standard internazionali? Bella domanda. Una delle risposte possibili e che così ci si è inventati un altro marchingegno che – invece di semplificare – complica la vita dei cittadini e li costringe ad acquistare un prodotto che altrimenti sarebbe addirittura gratuito.

 

 

Un esempio? Un certificato digitale di sicurezza per spedire mail che hanno valore legale (al pari di una raccomandata), con firma digitale e – se si vuole – anche criptate. Basta installarlo e collegarlo ad un account di posta elettronica e il gioco è fatto, nel pieno rispetto – in questo caso si – degli standard internazionali.

Anzi, ve lo regalo io il certificato SSL.

Cliccate qui e seguite le istruzioni.


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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