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Un cittadino complesso

Il solito tiggì, la solita conduttrice, la solita commemorazione, che non merita neanche un servizio chiuso. Le meste immagini scorrono sullo schermo e la voce fuori campo recita la litania: c’era questo, c’era quello, personalità e “tanti semplici cittadini”. Eccoli lì. Chi ha deciso che sono semplici, quei cittadini? Perchè sono semplici? Possibile che nessuno di loro non fosse tale?

 

The Encounter (M.C. Escher, 1944)

Interrogo i dizionari:

“Detto di persona, semplice è chi è privo di malizia, si comporta senza affettazione ed è sincero nel parlare e nel sentire. Analoga sincerità è suggerita da schietto, che indica chi è leale, si esprime con franchezza ed è incapace di fingere. Una persona aliena dalle finzioni, che lascia scorgere ciò che pensa, sente o vuole si definisce anche trasparente. Chi è semplice, schietto o trasparente può essere talvolta anche un po’ ingenuo, cioè portato a fidarsi troppo degli altri o a credere eccessivamente alle loro parole” (Zingarelli 2012).


Come caspita ha fatto la conduttrice (o chi ha scritto il testo) a dedurre che si trattasse di cittadini “semplici”, e non semmai di persone


“complesse, enigmatiche, furbe, scaltre, astute, maliziose, sofisticate…” (Sinonimi e Contrari, Il Devoto-Oli 2012)?


Insomma, tutt’altro che semplici?


È il giornalismo da bere, quello che ci ubriaca di luoghi comuni, di frasi fatte e sentite dire. Lo stesso delle interviste al citofono, delle domande topiche ai disgraziati: “come si sente”? “cosa prova”?


Ecco, uno sberleffo complesso, ci vorrebbe.

 


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