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Agenda digitale: e se davvero ascoltassero i cittadini?

Ci sono già novantatré idee/proposte/sollecitazioni sul sito che il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha approntato per invitare i cittadini a discutere di strategia digitale in Italia. Forse mi sbaglio, ma è la prima volta che un governo italiano promuove un’iniziativa del genere. Che poi possa trattarsi di fumo negli occhi è un altro discorso. Si vedrà alla fine, quando, se e quante idee saranno prese in considerazione dall’esecutivo. L’IDEARIO è dunque  “discussione aperta a tutti i cittadini, imprese e organizzazioni della società civile che intendano proporre delle idee inerenti agli obiettivi dell’Agenda Digitale Italiana”.  Ognuno può aggiungere un’idea, discutere e votare quelle degli altri.

Le idee già postate non sono affatto male. C’è chi propone “Libri di testo scolastici digitali e accessibili”, chi chiede di “Migliorare la PEC”, cioè la Posta Elettronica Certificata, chi suggerisce di “Incentivare l’uso di vetture elettriche”, chi invoca “Banda larga ovunque” e “Banda larga anzi larghissima per tutte le scuole”, chi sollecita “H2O (home to office) – L’home banking della PA”, cioè “un ambiente su Internet unitario in cui – come tutte le piattaforme di home banking – il cliente della PA ovvero il cittadino possa trovare tutte le informazioni e svolgere tutte le disposizioni che gli servono (integrando gli ottimi servizi di INPS e ACI)”.

Insomma, roba da paesi scandinavi, che il vero eGovernment ce l’hanno da molti anni.

 

 

La discussione – fanno sapere i promotori – rimarrà aperta per tutta la durata dei lavori della cosiddetta Cabina di Regia. Il decreto Digitalia è previsto per la seconda metà di giugno, e dunque idee e proposte devono affluire abbastanza in fretta per essere valutate ed eventualmente incluse nella relazione finale. Nei prossimi giorni sul portale del MIUR sarà pubblicato il calendario dei vari passaggi. La riflessione proseguirà anche dopo la redazione della bozza di decreto.

Come funziona? Ci sono tre fasi:

1) I cittadini inviano le loro idee
2) La comunità discute e vota le idee migliori
3) Le idee più votate salgono in cima alla lista: diventano più visibili e acquistano maggior valore all’interno della piattaforma.

Forza allora con le idee e – se sarà solo fuffa – ne parleremo dopo il varo del decreto.

 


Twitter: @pinobruno

  • Pingback: Se l’Italia digitale è in un cul de sac sappiamo di chi è la colpa()

  • Francesco B.

    L’IDEARIO è ben fatto, ma non mi sembra che siano state sottoposte idee rivoluzionarie fino ad ora. Se il governo volesse davvero fare progressi in questo settore, basterebbe studiare quanto si fa in altri paesi più avanti del nostro, confrontando le varie esperienze e scegliendo quelle più interessanti in termini di risultati e di costi/benefici. Sicuramente uno studio del genere avrebbe più valore e basi più realistiche di una lista di idee votate da persone non necessariamente esperte di uno specifico settore.

    Mi sbaglierò e forse sono troppo pessimista, ma credo che questa iniziativa sia soltanto un “contentino” e che non avrà alcun impatto sulle decisioni reali che (si spera) verranno prese per svecchiare la PA e il mondo della scuola.

    • http://www.pinobruno.it Pino Bruno

      diffidare, di questi tempi, è il minimo….

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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