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Quanto è privata la tua privacy?

Può il bove dire cornuto al ciuccio? Google ci prova, con la sua campagna Buono a sapersi. Ovvero, tutto quello che avresti voluto conoscere su sicurezza, gestione e salvaguardia dei dati personali online. Iniziativa lodevole, non fosse altro per far sapere agli utenti quanto e cosa rischiano andandosene bellamente in giro per il web senza prendere precauzioni. Che poi Google e le altre multinazionali ci campino, con i nostri dati personali , è un altro discorso. Cediamo fette considerevoli della nostra privacy nel momento stesso in cui ci colleghiamo. D’altronde Google almeno queste campagne social le fa. Provate a immaginarvi una pensata analoga da parte di Apple o Facebook, tanto per fare due esempi. E comunque, sepolcri imbiancati a parte, Buono a sapersi è davvero buono a sapersi. A cominciare dal glossario dei termini tecnici.

 

Vabbè, gli smanettoni sanno cos’è un cookie, un trojan horse o un log, ma provate a chiederlo al vostro vicino d’ufficio, quello-che-di-queste-cose-non si-interessa. Avrà il computer pieno di worm, sarà tracciato dalla testa ai piedi, ma lui è contento così.

E allora andiamo per ordine. Cominciamo dalla Tua sicurezza online. La guida di Google è fatta davvero bene, è scritta in italiano comprensibile (peccato che poi parta un video in inglese, ma questo è un errore che sicuramente sarà corretto). Si va da come impostare una password alla sicurezza sui cellulari, agli acquisti sicuri, alle frodi pubblicitarie.

Si passa poi al tema spinoso della privacy: i tuoi dati sul web, i tuoi dati su Google, la Gestione dei tuoi dati. In quest’ultimo capitolo si parla anche della possibilità di navigare in incognito con Google Chrome e del cosiddetto Google Takeout, cioè “come abbandonare Google per un altro prodotto e trasferire le tue informazioni nel nuovo servizio”. Insomma, c’è anche un pizzico di politically correct.

Progetto lodevole, realizzato con la collaborazione della Polizia di Stato, con un target ben preciso: alfabetizzazione digitale, in un paese che ha sempre bisogno di un maestro come Alberto Manzi.

Un tempo l’educazione la faceva la tivù, oggi dobbiamo accontentarci di Google. Non è mai troppo tardi.

 


Twitter: @pinobruno

Pino Bruno

Scrivo per passione e per dovere, sono direttore di Tom's Hardware Italy, ho fatto il giornalista all'Ansa e alla Rai e scrivo di digital life per Mondadori Informatica e Sperling&Kupfer

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